Una revisione sistematica dell’International Journal of Nursing Studies trova una riduzione del carico di lavoro in metà degli studi, ma anche effetti misti e qualche peggioramento. Il beneficio dipende da come la tecnologia entra nei reparti. È proprio il terreno che l’ipotesi di contratto del comparto 2025-2027 prova a regolare.
L’intelligenza artificiale viene spesso presentata come la risposta alla carenza di infermieri: meno tempo al computer, più tempo al letto del paziente. Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 sull’International Journal of Nursing Studies prova a verificare se le cose stiano davvero così. La risposta è prudente: a volte sì, a certe condizioni.
Lo studio è firmato da un gruppo della School of Nursing della Koç University di Istanbul, insieme alla Betty Irene Moore School of Nursing della University of California, Davis. Gli autori partono da un’osservazione: gli strumenti digitali possono alleggerire il lavoro, ma possono anche aumentare il carico cognitivo e il cosiddetto tecnostress. Lo chiamano paradosso tecnologico.
Cosa dicono i 20 studi
La revisione, condotta secondo le linee guida Prisma e registrata in anticipo su Prospero, ha interrogato sei banche dati per il periodo 2010-2025. Sono stati inclusi 20 studi condotti in otto Paesi, su registered nurses, licensed practical nurses e infermieri di pratica avanzata, in ospedale e sul territorio. Gli strumenti analizzati vanno dal triage in telemedicina ai sistemi di supporto alle decisioni cliniche, fino alla documentazione automatizzata.
Sul carico di lavoro, 10 studi rilevano una riduzione, 5 effetti misti, 2 nessuna differenza chiara e 2 un aumento. Uno non misura questo esito. Su benessere emotivo e soddisfazione lavorativa, 13 studi indicano un miglioramento, 3 effetti misti, 2 un peggioramento, uno nessuna differenza. Sugli indicatori di permanenza nella professione, 13 studi sono favorevoli, 5 misti, uno neutro e uno sfavorevole.
Il bilancio pende quindi dalla parte dei benefici. Ma non in modo uniforme, e non automaticamente.
Il risultato dipende dall’organizzazione
Il dato più utile per chi lavora in reparto è l’elenco dei fattori che fanno la differenza: formazione del personale, fiducia nei sistemi, facilità d’uso, integrazione nei flussi di lavoro, chiarezza sugli aspetti etici, vincoli di organico, preparazione operativa e supporto durante l’introduzione. Gli autori concludono che i benefici per la forza lavoro dipendono dalle condizioni socio-tecniche dell’implementazione.
Tradotto: lo stesso software può far risparmiare tempo in un’unità operativa e farne perdere in un’altra. Se la documentazione automatica produce un testo che l’infermiere deve comunque rileggere e correggere, il risparmio si riduce. Se il sistema di allerta genera troppi falsi allarmi, l’attenzione cala. Se il personale non è formato, lo strumento resta un’icona sul desktop.
I limiti sono dichiarati dagli stessi autori. Gli studi sono eterogenei per disegno, contesto e strumenti; la permanenza nella professione è misurata soprattutto con indicatori indiretti; mancano osservazioni lunghe nel tempo. Va aggiunto che la sintesi conta gli studi favorevoli e sfavorevoli, ma non stima quanto tempo si risparmi davvero. Venti studi in otto Paesi non bastano per previsioni sul Servizio sanitario nazionale.
Le regole del contratto
In Italia il tema è entrato nella contrattazione. L’ipotesi di Ccnl del comparto Sanità 2025-2027, firmata all’Aran il 29 luglio, contiene per la prima volta un titolo dedicato all’intelligenza artificiale. Prima di introdurre sistemi automatizzati, le aziende devono informare i lavoratori su finalità, dati trattati, livelli di accuratezza e di sicurezza informatica, effetti sull’organizzazione e sulla valutazione delle prestazioni.
Le decisioni con effetti significativi sul rapporto di lavoro non possono basarsi prevalentemente o esclusivamente su un sistema automatico senza un intervento umano significativo. I lavoratori hanno diritto a comprendere, in termini chiari, i criteri generali di funzionamento degli strumenti. Gli effetti dell’intelligenza artificiale sull’organizzazione dei servizi diventano materia di contrattazione integrativa. Il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, ha riassunto il principio così: la responsabilità di chi decide «non può essere delegata a un algoritmo».
Il contratto, per come è stato illustrato finora, tutela soprattutto il lavoratore come soggetto valutato e organizzato dalla tecnologia. La revisione indica però anche altre condizioni: formazione, integrazione nei flussi, organici adeguati. Queste restano affidate alle singole aziende e al tavolo integrativo.
Le domande da porre in azienda
Per un coordinatore, l’arrivo di uno strumento di intelligenza artificiale in reparto apre questioni molto concrete. Chi valida la documentazione generata in automatico, e con quale responsabilità? Quante ore di formazione sono previste, e in orario di servizio? Chi misura se il carico di lavoro è davvero diminuito, e con quali indicatori?
E soprattutto: se lo strumento libera venti minuti per turno, dove vanno quei minuti? Il rischio è che il tempo risparmiato dall’algoritmo venga contato due volte: una dal reparto, che lo restituisce all’assistenza, e una dall’ufficio del personale, che lo trasforma in un turno scoperto.
L’intelligenza artificiale può togliere peso dalle spalle degli infermieri. Ma solo se qualcuno decide, prima, dove appoggiarlo.
Antonio Leuci
Fonti
• PubMed, scheda dello studio (PMID 42418931)
• Quotidiano Sanità, Comparto Sanità: firmato il contratto 2025-2027 (29/07/2026)
• LentePubblica, Le novità nell’ipotesi di rinnovo del Ccnl Sanità 2025-2027
• Nurse Times, Aran: firmata l’ipotesi di Ccnl del comparto Sanità 2025-2027
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