Home Infermieri Etica & Deontologia Infermiere segnalato all’Ordine per i contenuti sui social: «La salute non è proprietà privata»
Etica & DeontologiaInfermieriNT News

Infermiere segnalato all’Ordine per i contenuti sui social: «La salute non è proprietà privata»

Condividi
Infermiere impegnato nella divulgazione sanitaria sui social dopo una segnalazione all’Ordine professionale.
Gianluca difende il ruolo dell’infermiere nella divulgazione sanitaria: «Informare significa fare cultura sanitaria».
Condividi
Gianluca racconta la segnalazione all’Ordine e difende il diritto-dovere dell’infermiere di fare educazione e cultura sanitaria

Può un infermiere parlare di salute sui social? Per Gianluca, infermiere e divulgatore, la risposta è sì, purché lo faccia nel rispetto delle proprie competenze, delle evidenze scientifiche e delle regole deontologiche.

Il professionista ha raccontato su Facebook di essere stato segnalato al proprio Ordine professionale per aver affrontato argomenti sanitari sui social.

«Sono stato segnalato al mio Ordine professionale perché sono un infermiere che parla di argomenti sanitari sui social», scrive.

E precisa subito il punto centrale della vicenda:

«Non per aver diffuso fake news. Non per aver dato indicazioni pericolose. Non per aver oltrepassato consapevolmente le mie competenze».

Secondo il suo racconto, al centro della segnalazione vi sarebbe stato invece il fatto che un infermiere trattasse quelli definiti “argomenti medici” su Instagram e Facebook.

Ed è proprio su questo che Gianluca pone una domanda che merita attenzione.

«La salute non è proprietà privata di una professione»

La sua posizione è netta:

«La salute non è proprietà privata di una professione».

Una considerazione che trova un riferimento concreto nello stesso profilo professionale dell’infermiere.

Il DM 739/1994 stabilisce infatti che l’assistenza infermieristica ha natura tecnica, relazionale ed educativa e individua tra le principali funzioni dell’infermiere la prevenzione delle malattie e l’educazione sanitaria.

Anche la legge 251/2000 riconosce autonomia professionale agli infermieri nelle attività rivolte alla prevenzione, alla cura e alla salvaguardia della salute individuale e collettiva.

Parlare di salute, dunque, non può essere considerato in quanto tale qualcosa di estraneo alla professione infermieristica.

Il Codice deontologico riconosce la comunicazione digitale

C’è poi un elemento ancora più diretto.

Il Codice deontologico degli infermieri vigente dal 22 marzo 2025 disciplina espressamente anche la comunicazione digitale.

L’articolo 30 prevede che l’infermiere utilizzi la comunicazione, compresa quella digitale, in maniera etica, chiara e responsabile, nel rispetto di correttezza, trasparenza, veridicità, riservatezza e decoro professionale.

Non esiste quindi un divieto generale per l’infermiere di fare divulgazione sanitaria attraverso Instagram, Facebook, TikTok o altre piattaforme.

Esistono, come per ogni professionista sanitario, dei limiti precisi: non attribuirsi competenze che non si possiedono, non formulare diagnosi riservate ad altri professionisti, non prescrivere terapie fuori dalle proprie attribuzioni e non diffondere informazioni prive di fondamento scientifico.

Ed è proprio Gianluca a riconoscerlo:

«Questo non significa che possiamo parlare di tutto senza limiti. Significa esattamente il contrario: competenza, evidenze scientifiche, responsabilità e rispetto dei confini professionali».

Divulgare non significa esercitare abusivamente un’altra professione

Il punto probabilmente più importante della vicenda è proprio questo.

Spiegare una patologia, parlare di prevenzione, raccontare un farmaco dal punto di vista informativo o affrontare un tema sanitario non equivale automaticamente a esercitare abusivamente la professione medica.

Occorre verificare concretamente cosa viene detto, come viene presentato e se il professionista resta all’interno delle proprie competenze.

Confondere automaticamente divulgazione sanitaria ed esercizio abusivo significherebbe ignorare l’evoluzione delle professioni sanitarie e la dimensione multidisciplinare della moderna assistenza.

Lo stesso Gianluca osserva:

«Confondere la divulgazione sanitaria con l’esercizio abusivo di un’altra professione significa avere una visione della sanità che appartiene al passato».

«La vicenda si è conclusa positivamente»

L’infermiere riferisce di essere stato convocato dall’Ordine e di aver chiarito la propria posizione:

«Ho fornito tutte le spiegazioni necessarie. La vicenda si è conclusa positivamente nei miei confronti».

Non disponendo degli atti del procedimento, questa conclusione deve naturalmente essere attribuita al racconto dello stesso professionista.

Ma resta la domanda con cui Gianluca chiude la vicenda:

«Davvero nel 2026 dobbiamo ancora discutere se un infermiere possa parlare di salute?».

La risposta non può essere un generico “gli infermieri non possono parlare di argomenti medici”.

La questione corretta è un’altra: il professionista comunica informazioni scientificamente corrette, nel rispetto delle proprie competenze e della deontologia?

Se la risposta è sì, la divulgazione sanitaria rappresenta anche uno strumento di educazione alla salute, una delle funzioni che la normativa assegna da oltre trent’anni alla professione infermieristica.

Gianluca, intanto, non intende fermarsi:

«Io continuerò a farlo. Con competenza. Con responsabilità. Con le evidenze scientifiche davanti. Perché informare le persone non significa invadere il ruolo di qualcuno. Significa fare cultura sanitaria».

Il nostro punto di vista

Come redazione di NurseTimes seguiamo da tempo l’attività divulgativa di Gianluca e riteniamo francamente assurdo che, nel 2026, possa ancora destare sospetto il fatto che un infermiere competente parli di salute sui social.

Concordiamo con lui su un punto essenziale: divulgare non significa invadere il campo di altre professioni, ma mettere conoscenze, esperienza ed evidenze scientifiche al servizio dei cittadini.

La domanda, allora, è inevitabile: possibile che nel 2026 l’infermiere non possa ancora essere pienamente considerato anche un divulgatore sanitario? Per NurseTimes la risposta è chiara: sì, può esserlo, purché lo faccia con competenza, responsabilità e rispetto dei confini professionali.

Redazione NurseTimes

Fonti ufficiali consultate


    Condividi

    Lascia un commento

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Articoli Correlati
    InfermieriNT NewsProfilo professionale

    Infermieri consulenti dei giudici: la competenza esiste, manca ancora la casella giusta

    Il Consiglio di Stato chiede chiarimenti sul decreto che deve aggiornare le...

    ConcorsiLavoroNT NewsO.S.S.RegionaliVeneto

    Villa Serena Lonigo (Vicenza): concorso per 2 posti da oss

    Villa Serena Lonigo, in provincia di Vicenza, ha indetto un concorso pubblico,...