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Il colesterolo Hdl è davvero così ‘buono’? Lo studio

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Il colesterolo Hdl è davvero così 'buono'? Lo studio
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Quando il colesterolo ‘buono’ supera i 60 milligrammi per decilitro di sangue, il pericolo di infarti o di morti per cause cardiache crescerebbe addirittura del 50% rispetto a quando i valori sono compresi tra 41 e 60 mg/dL

Crolla rovinosamente il mito del colesterolo ‘buono’ Hdl, almeno secondo un recente studio americano presentato due giorni fa al Congresso della Società europea di cardiologia Esc in quel di Monaco di Baviera.

Come spiega l’autore Marc Allard-Ratick, della Emory University School of Medicine di Atlanta (USA): “Tradizionalmente i medici hanno detto ai loro pazienti che più ce n’è meglio è. Ma i dati della nostra ricerca e di altre dicono che non è così”.

Livelli molto alti di Hdl, infatti, secondo il team di scienziati, aumenterebbero il rischio di attacchi cardiaci o morte per cause cardiovascolari.

Ma perché fino ad oggi questo colesterolo è stato considerato tanto ‘buono’? La sigla Hdl sta per lipoproteine ad alta densità (il contrario di Ldl, che vuol dire lipoproteine a bassa densità), considerate fino ad oggi protettive perché incaricate di trasportare il colesterolo dal sangue e dalle pareti arteriose al fegato, da dove viene poi eliminato dall’organismo. Protettive, sì, ma… Sempre? Per tutti? E fino a che punto?

È proprio questo che gli studiosi hanno voluto appurare, analizzando la relazione fra i livelli di colesterolo Hdl e rischio di infarto e morte in quasi 6 mila persone (5.965, età media 63 anni, 35% donne), per gran parte cardiopatiche. I partecipanti sono stati divisi in 5 gruppi in base alle concentrazioni di Hdl nel loro torrente ematico: meno di 30 mg/dL, 31-40 mg/dL; 41-50 mg/dL; 51-60 mg/dL, più di 60 mg/dL. Durante un follow-up mediano di 4 anni, il 13% degli esaminati (769) ha avuto un attacco cardiaco o è morto per cause cardiovascolari.

I ricercatori hanno calcolato che i pazienti con colesterolo Hdl fra 41 e 60 mg/dL erano quelli a rischio minore, mentre le probabilità di attacco di cuore e di morte risultavano aumentate sia fra chi aveva livelli bassi di Hdl (sotto ai 41 mg/dL) sia fra chi li aveva molto alti (sopra ai 60 mg/dL). In quest’ultimo gruppo, il pericolo di attacco di cuore o morte cresceva del 50% rispetto ai gruppi 41-60 mg/dL.

“I nostri risultati sono importanti perché contribuiscono a un numero sempre crescente di prove sul fatto che concentrazioni di colesterolo Hdl molto alte nel sangue potrebbero non essere protettive” spiega Ratick.

E conclude, provando a fare luce sui motivi che trasformano il colesterolo ‘buono’ in ‘cattivo’: “Sebbene al momento la risposta sia sconosciuta, una possibile spiegazione è che il colesterolo Hdl estremamente elevato possa rappresentare un Hdl ‘disfunzionale’ che, invece di proteggere dalle patologie cardiovascolari, le può favorire”.

Per l’esperto sono comunque necessarie altre ricerche per far luce sui meccanismi di questo effetto paradosso.

Alessio Biondino

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