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Hospice di Ragusa senza aria condizionata: malati terminali ricoverati in camere ad oltre 40 °C

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Hospice di Ragusa senza aria condizionata: malati terminali ricoverati in camere ad oltre 40 °C
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La situazione insostenibile che sono costretti a vivere i pazienti terminali ricoverati presso l’Hospice di Ragusa è stata denunciata dagli stessi e dai loro famigliari. I malati presenti nella struttura sono costretti a trascorrere i loro ultimi giorni di vita in una camera prima di aria condizionata. Le temperatura supererebbero regolarmente i 30° centigradi, creando un disagio che non dovrebbe provare un paziente a fine vita che si rivolge ad una struttura che ha per obiettivo quello di eliminare ogni sintomo disturbante.

“Vi scriviamo per denunciare una grave condizione in cui si trovano i degenti ricoverati presso il reparto Hospice dell’ospedale M.P. Arezzo di Ragusa. Da parecchi giorni, per non dire mesi, l’aria condizionata ha smesso di funzionare e le stanze sono invivibili, veri “contenitori di fuoco”: per noi familiari e per i nostri cari la situazione è veramente insostenibile, vedere persone allettate costrette ad aggiungere alla loro già enorme sofferenza, la difficoltà di gestire le alte temperature estive (per chi non lo conosce, l’hospice accoglie pazienti in fase terminale di malattia, che necessitano di cure e assistenza continua). Vedere gli operatori in difficoltà nello svolgere il servizio di cura e assistenza per i pazienti, è per noi familiari logorante e terribilmente inaccettabile!

Le notti scorse, così come durante le ore diurne, in reparto si boccheggia, l’aria è totalmente ferma, in tutte le stanze, i pazienti sono stremati e gli operatori particolarmente provati, questo è quello che osserviamo da parecchi giorni.

Possa la nostra lettera aperta giungere alla direzione dell’ASP di Ragusa, affinché si prendano provvedimenti immediati, perché siamo tutti coinvolti, come cittadini, come pazienti, come familiari.

Grazie

Lettera firmata dai pazienti e dai familiari degenti c/o l’Hospice di Ragusa”

Simone Gussoni

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