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Coronavirus, Gimbe: “Presto per parlare di quinta ondata, ma alta incidenza al Centro-Sud”

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Coronavirus, i dati del monitoraggio Gimbe dal 20 al 26 gennaio
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I dati della Fondazione diretta da Nino Cartabellotta confermano un incremento dei casi nella settimana 13-19 marzo.

Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, nella settimana dal 13 al 19 marzo i dati registrano oltre 477mila casi di coronavirus, rispetto a poco meno di 332mila della settimana precedente (6-12 marzo), con un incremento del 30,2%. Il tasso di positività dei tamponi ha superato il 15% e il numero degli attualmente positivi è risalito da poco più di 971 mila del 10 marzo a 1.147.519 il 19 marzo.

“L’incremento – evidenzia Nino Cartabellotta, presidente Gimbe – riguarda tutte le fasce di età, con una maggior risalita nelle fasce più giovani, in particolare 10-19 anni e, a seguire 0-9, anni. L’aumento dei casi, al momento, non è omogeneo nelle varie Regioni. L’incidenza a sette giorni per 100mila abitanti è maggiore in quelle del Centro-Sud: Umbria (1.674), Puglia (1.206), Calabria (1.142), Marche (1.135), Basilicata (1.061), Lazio (995), Abruzzo (971), Toscana (920). La circolazione virale è invece minore in Piemonte (409), Lombardia (502), Emilia Romagna (506). Differenze che, inevitabilmente, rendono il dato nazionale poco generalizzabile”.

Diverse le cause di questa aumentata circolazione virale: rilassamento della popolazione e allentamento delle misure; progressiva diffusione della più contagiosa variante Omicron BA.2; calo della protezione vaccinale nei confronti dell’infezione; persistenza di basse temperature, che costringono ad attività al chiuso. E quindi concreto il rischio di una nuova pressione sugli ospedali.

“Al momento – dice Cartabellotta – non si rilevano segni di sovraccarico, anche se i posti letto occupati in area medica hanno ripreso lievemente a salire: da 8.234 del 12 marzo a 8.319 del 19 marzo. Quelli in terapia intensiva rimangono stabili da qualche giorno intorno a 470, mentre gli ingressi si sono stabilizzati ai 40-42 al giorno e mostrano segni di risalita. Tutti segnali iniziali d’impatto, seppur limitato sugli ospedali dell’incremento dei nuovi casi”.

A proposito della nuova variante, il presidente della Fondazione Gimbe rileva che l’indagine flash dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) rileva, al 7 marzo, una prevalenza di Omicron 2 al 44%: “Tuttavia i dati sono di difficile interpretazione perché nelle Regioni del Nord-Ovest, dove il virus circola meno, la prevalenza di Omicron 2 è più elevata (68%), mentre risulta più bassa (32%) al Sud, dove si rileva una maggior circolazione virale”.

Redazione Nurse Times

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