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Concorso oss 2026: mobilizzazione del paziente, trasferimenti e ausili

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Dal letto alla carrozzina, dal passaggio seduto – in piedi al paziente non collaborante: tecniche, sicurezza, ausili ed errori da evitare al concorso OSS.

La mobilizzazione del paziente è uno degli argomenti più importanti nella preparazione a un concorso OSS 2026 e può essere facilmente proposto attraverso quiz, domande orali o prove pratiche.

Trasferire una persona dal letto alla carrozzina, aiutarla ad alzarsi, riposizionarla nel letto o utilizzare un sollevatore non significa semplicemente “spostare un paziente”. Ogni manovra deve tutelare contemporaneamente sicurezza dell’assistito, dignità, autonomia residua e salute dell’operatore.

Il profilo nazionale dell’operatore socio-sanitario è stato revisionato dall’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, modificato nel dicembre 2024 e recepito con il DPCM 25 marzo 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 21 giugno 2025. Per chi prepara un concorso, il primo concetto da memorizzare è quindi: mobilizzare non significa sollevare con la forza.

La movimentazione corretta parte dalla valutazione delle capacità residue della persona e dall’utilizzo delle tecniche e degli ausili previsti. Un paziente può essere completamente autonomo, aver bisogno soltanto di supervisione, collaborare parzialmente oppure essere totalmente non collaborante. La tecnica cambia radicalmente nei diversi casi.

Prima della mobilizzazione: cosa deve verificare l’OSS

Prima di iniziare, l’OSS deve conoscere il piano assistenziale e verificare le condizioni della persona. Deve prestare particolare attenzione a dolore, fratture, interventi recenti, deficit neurologici, limitazioni articolari, vertigini, alterazioni dell’equilibrio, difficoltà respiratoria, cateteri, drenaggi, accessi vascolari, ossigenoterapia, medicazioni e altri dispositivi.

Occorre inoltre sapere se il paziente può: girarsi nel letto, mantenere la posizione seduta, sostenere il tronco, appoggiare i piedi, reggersi in piedi, collaborare al trasferimento o utilizzare un ausilio. Se queste informazioni non sono note, non bisogna improvvisare.

La domanda fondamentale – Prima di ogni trasferimento l’OSS dovrebbe chiedersi: “Quanto può partecipare questa persona alla manovra?” È dalla risposta a questa domanda che dipende il tipo di assistenza.

Paziente autonomo: sorvegliare senza sostituirsi

Se la persona può alzarsi e camminare autonomamente, l’OSS non deve necessariamente sostenerla fisicamente. Può predisporre un ambiente sicuro, rendere disponibili gli ausili abituali, controllare che il percorso sia libero e intervenire soltanto se necessario.

Anche qui vale il principio già affrontato negli articoli precedenti: non fare al posto della persona ciò che può fare autonomamente e in sicurezza.

Paziente parzialmente collaborante

Una persona parzialmente collaborante può avere forza sufficiente per partecipare al trasferimento, ma necessitare di:

  • indicazioni;
  • supervisione;
  • sostegno;
  • ausili;
  • uno o più operatori secondo il livello di dipendenza.

L’OSS deve spiegare la manovra prima di iniziarla. Comandi semplici e coordinati come “porti i piedi indietro”, “si inclini leggermente in avanti” o “quando le dico, proviamo ad alzarci” possono facilitare la collaborazione quando sono compatibili con le condizioni della persona.

Paziente totalmente non collaborante

La situazione cambia radicalmente quando la persona non è in grado di sostenere il proprio peso o partecipare al trasferimento. In questo caso non bisogna tentare di sollevarla manualmente da soli.

L’INAIL include tra i dispositivi per ridurre il rischio da movimentazione manuale delle persone teli ad alto scorrimento, tavole e assi di trasferimento, cinture ergonomiche, carrozzine, dischi girevoli, ausili per persone con obesità e sollevatori per persone non collaboranti. La scelta concreta dell’ausilio deve rispettare la valutazione assistenziale, la formazione dell’operatore e le procedure della struttura.

Sicurezza dell’OSS: perché è fondamentale

Assistere ripetutamente persone non autosufficienti può esporre l’operatore a sovraccarico biomeccanico, soprattutto a carico del rachide. L’INAIL considera specificamente la movimentazione manuale delle persone un rischio professionale e indica l’impiego di dispositivi e letti adeguati come intervento utile per ridurre le sollecitazioni meccaniche sull’operatore.

Per questo il candidato dovrebbe evitare una risposta come: “Prendo il paziente sotto le ascelle e lo sollevo.” È una tecnica potenzialmente rischiosa sia per il paziente sia per l’operatore.

Preparare l’ambiente

Prima del trasferimento bisogna controllare l’ambiente. Il percorso deve essere libero da ostacoli e il pavimento non deve presentare condizioni evidenti di rischio. Se viene utilizzata una carrozzina bisogna posizionarla correttamente e applicare i sistemi di sicurezza previsti dal modello e dalla procedura.

Il ministero della Salute ricorda che le cadute rappresentano tra gli eventi avversi più frequenti nelle strutture sanitarie e che la prevenzione deve considerare anche i fattori ambientali.

La carrozzina prima del trasferimento

Una domanda tipica da prova pratica potrebbe essere: “Come prepara la carrozzina prima di trasferirvi il paziente?”

Una risposta completa dovrebbe richiamare almeno questi principi: posizionamento corretto → stabilizzazione della carrozzina → gestione delle pedane → percorso libero → ausili predisposti → paziente informato.

Le modalità concrete possono variare in base al modello utilizzato. In generale non si dovrebbe iniziare il trasferimento con una carrozzina instabile o con elementi che ostacolano il movimento della persona.

Dal letto alla posizione seduta

Prima di trasferire una persona dal letto alla carrozzina può essere necessario portarla gradualmente in posizione seduta. La manovra deve seguire le indicazioni assistenziali.

Una persona rimasta a lungo distesa potrebbe presentare:

  • vertigini;
  • pallore;
  • nausea;
  • debolezza;
  • sensazione di svenimento;
  • instabilità.

Per questo non bisogna necessariamente passare dalla posizione supina alla posizione eretta in pochi secondi.

Se il paziente riferisce vertigini?

L’OSS deve interrompere la progressione del trasferimento, mettere la persona in sicurezza e valutarne le manifestazioni osservabili, informando il professionista di riferimento quando necessario. Non deve trascinarla comunque in piedi perché “ormai la carrozzina è pronta”.

Trasferimento letto-carrozzina: schema generale

La tecnica specifica dipende dalle capacità della persona e dall’ausilio previsto, ma il ragionamento può essere ricordato così.

1. Verificare il piano assistenziale – Conoscere mobilità, carico consentito, ausili e necessità di altri operatori.

2. Informare il paziente – Spiegare la manovra e stabilire come dovrà collaborare.

3. Preparare l’ambiente – Posizionare letto e carrozzina in modo appropriato e rimuovere gli ostacoli.

4. Preparare la persona – Controllare calzature, abbigliamento e dispositivi.

5. Portarla seduta – Quando previsto, accompagnarla progressivamente verso il bordo del letto.

6. Verificare la tolleranza – Prima di procedere ulteriormente, controllare che non compaiano vertigini o altre difficoltà.

7. Effettuare il trasferimento – Utilizzare la tecnica e gli ausili indicati per quella specifica persona.

8. Sistemarla sulla carrozzina – Verificare posizione, appoggio, comfort e sicurezza.

9. Controllare dispositivi e ambiente – Accertarsi che cateteri, tubi e altri presidi non siano compressi o in trazione.

Passaggio seduto-in piedi

In una persona collaborante il passaggio dalla posizione seduta a quella eretta può essere favorito attraverso il corretto posizionamento dei piedi, l’inclinazione controllata del tronco e l’utilizzo delle capacità degli arti inferiori. La persona deve partecipare attivamente quando ne è capace.

Cosa non fare? Non bisogna tirare improvvisamente il paziente per le braccia o afferrarlo sotto le ascelle. Una simile manovra può provocare dolore, instabilità e lesioni e trasferisce gran parte dello sforzo sul corpo dell’operatore.

Attenzione all’emiplegia

Il paziente con esiti di ictus o emiplegia richiede precauzioni particolari. L’arto compromesso deve essere protetto e non utilizzato come una “maniglia” per spostare la persona.

In particolare, la spalla paretica non deve essere sottoposta a trazioni. L’OSS deve conoscere il lato interessato, le capacità residue e l’ausilio previsto e attenersi al programma assistenziale e riabilitativo.

Trasferimento con tavola o asse

La tavola di trasferimento può essere utilizzata in persone che presentano determinate capacità del tronco e degli arti superiori ma hanno difficoltà nel passaggio tra superfici. Permette, quando indicata, di ridurre la necessità di sollevare completamente il peso della persona.

L’INAIL include espressamente tavole di scorrimento e assi rigidi tra i dispositivi che possono ridurre le sollecitazioni biomeccaniche durante la movimentazione. (Inail.it) Non deve tuttavia essere utilizzata da un operatore che non conosce la tecnica o su un paziente per il quale non è prevista.

Teli ad alto scorrimento

I teli ad alto scorrimento facilitano alcuni spostamenti e riposizionamenti nel letto riducendo attrito e forza necessaria.

Possono essere utili, secondo indicazione, per:

  • spostare la persona verso la testata;
  • favorire alcuni cambi posturali;
  • effettuare riposizionamenti;
  • ridurre la forza necessaria all’operatore.

Anche questi ausili sono indicati dall’INAIL tra quelli finalizzati a ridurre il rischio da movimentazione manuale delle persone.

Disco girevole

Il disco girevole può facilitare alcuni trasferimenti in persone in grado di sostenere il peso ma che presentano difficoltà a ruotare i piedi durante il passaggio verso una nuova superficie.

Deve essere utilizzato solo quando:

  • appropriato alla persona;
  • previsto dall’organizzazione;
  • l’operatore è formato;
  • il paziente possiede le capacità necessarie.

Non è un dispositivo universale per qualsiasi persona non autosufficiente.

Cintura ergonomica

Una cintura da trasferimento può fornire all’operatore un punto di presa più sicuro in specifiche condizioni. Non serve però a “sollevare il paziente di peso”.

La sua funzione dipende dalla tecnica e dal dispositivo utilizzato. Anche le cinture ergonomiche figurano tra gli ausili indicati dall’INAIL per ridurre le sollecitazioni durante la movimentazione.

Il sollevatore

Il sollevatore è uno degli ausili più importanti per l’assistenza a persone totalmente o fortemente non collaboranti.

Può permettere trasferimenti come:

  • letto → carrozzina
  • carrozzina → letto

E, a seconda del modello e delle indicazioni, altri trasferimenti. Il candidato deve però capire che “usare il sollevatore” non significa soltanto premere un pulsante.

Prima della manovra occorre verificare:

  • modello di sollevatore;
  • imbragatura prevista;
  • compatibilità con la persona;
  • integrità dell’ausilio;
  • posizione dei dispositivi;
  • spazio disponibile;
  • numero di operatori richiesto;
  • procedure aziendali.
Imbragatura del sollevatore

L’imbragatura deve essere quella appropriata per il dispositivo e per la persona. Una misura o un posizionamento non corretto può compromettere la sicurezza.

L’OSS non deve improvvisare combinazioni tra sollevatore e imbragature differenti né modificare dispositivi. Dopo aver posizionato l’imbragatura, i punti di aggancio devono essere controllati secondo le istruzioni previste prima di effettuare il sollevamento.

Sollevatore: errore grave da evitare

Una delle situazioni più rischiose sarebbe iniziare a sollevare la persona senza aver verificato correttamente gli agganci.

Alla prova pratica, anche solo verbalizzare: “Prima di iniziare il sollevamento controllo il corretto posizionamento dell’imbragatura e tutti i punti di aggancio” dimostra attenzione alla sicurezza.

Riposizionamento verso la testata del letto

Un paziente può scivolare progressivamente verso il fondo del letto. La soluzione non è afferrarlo sotto le ascelle e trascinarlo verso l’alto.

A seconda delle condizioni possono essere utilizzati:

  • collaborazione della persona;
  • regolazione del letto;
  • teli ad alto scorrimento;
  • altri ausili;
  • uno o più operatori.

La tecnica deve minimizzare attrito, trascinamento e sovraccarico fisico.

Cambi posturali

Il cambio posturale permette di modificare la posizione di una persona che non riesce a farlo autonomamente. L’OSS collabora secondo il piano assistenziale. Durante la manovra deve prestare attenzione a: allineamento corporeo, cute, prominenze ossee, dispositivi, dolore, arti e comfort.

Non bisogna trascinare inutilmente la cute sulle lenzuola. Quando possibile, devono essere utilizzati gli ausili previsti per ridurre attrito e forze di taglio.

Cateteri, drenaggi e ossigeno

Prima di qualunque trasferimento bisogna controllare la presenza di dispositivi.

Una manovra eseguita senza attenzione potrebbe provocare:

  • trazione accidentale;
  • disconnessione;
  • compressione;
  • impigliamento;
  • spostamento.

L’OSS non deve modificare autonomamente dispositivi di competenza sanitaria soltanto per rendere più facile il trasferimento. Se qualcosa impedisce una movimentazione sicura, deve coinvolgere il professionista responsabile.

Il paziente dice “mi gira la testa”

Scenario molto frequente. La persona viene portata seduta sul bordo del letto e riferisce vertigini.

Cosa deve fare l’OSS? – Non deve affrettare il trasferimento. Deve mantenere la persona in sicurezza, evitare che cada, osservare le sue condizioni e riferire secondo necessità. Una improvvisa intolleranza alla posizione eretta può rappresentare un cambiamento significativo.

Il paziente perde l’equilibrio durante il trasferimento

Il principio generale è evitare di tentare manovre improvvisate che espongano sia il paziente sia l’operatore a lesioni. L’OSS deve applicare le tecniche di sicurezza per le quali è stato formato e attivare immediatamente l’aiuto previsto.

Dopo una caduta non deve semplicemente rimettere il paziente in piedi come se nulla fosse. Il ministero della Salute sottolinea che le cadute possono provocare conseguenze immediate e tardive anche gravi e richiedono un’appropriata gestione dell’evento.

Paziente trovato a terra: cosa fare?

Questa è un’ottima domanda da prova orale. Una risposta corretta dovrebbe contenere: “Non sollevo immediatamente il paziente senza valutarne le condizioni. Metto in sicurezza l’ambiente, rassicuro la persona, avviso tempestivamente l’infermiere o il professionista previsto dalla procedura e collaboro alla gestione dell’evento”.

La persona potrebbe aver subito un trauma che non è immediatamente evidente.

Carrozzina: come sistemare la persona

Una volta concluso il trasferimento, l’OSS deve verificare che il paziente:

  • sia ben appoggiato;
  • non scivoli anteriormente;
  • abbia gli arti correttamente posizionati;
  • non presenti compressioni;
  • abbia i piedi sistemati in sicurezza;
  • non abbia tubi o dispositivi intrappolati;
  • riferisca un comfort accettabile.

Il trasferimento non termina nel momento in cui la persona tocca il sedile. Termina quando è correttamente sistemata e sicura.

Trasferimento carrozzina-letto

Il percorso inverso richiede gli stessi principi. Non bisogna pensare che sia automaticamente più facile.

È necessario nuovamente: preparare l’ambiente → stabilizzare gli ausili → informare la persona → valutare la collaborazione → utilizzare la tecnica prevista → sistemare il paziente → controllare la sicurezza.

Osservare durante la mobilizzazione

La mobilizzazione offre informazioni preziose sulle condizioni della persona.

L’OSS può osservare:

  • nuova debolezza;
  • perdita dell’equilibrio;
  • rigidità;
  • dolore;
  • difficoltà a sostenere il peso;
  • vertigini;
  • pallore;
  • affanno;
  • tremori;
  • riduzione della collaborazione;
  • improvvisa difficoltà a muovere un arto.

Regola fondamentale – Se una capacità cambia improvvisamente, bisogna riferirlo. L’OSS non modifica semplicemente il livello di assistenza senza comunicare il cambiamento all’équipe.

Caso pratico 1: trasferimento letto-carrozzina

Domanda: “Deve trasferire dal letto alla carrozzina un paziente parzialmente collaborante. Come procede?”

Una risposta efficace: “Verifico il piano assistenziale, il livello di collaborazione e gli ausili previsti. Informo la persona, preparo l’ambiente e la carrozzina e controllo la presenza di dispositivi. Porto progressivamente il paziente seduto sul bordo del letto e verifico che tolleri la posizione”.

Poi: “Utilizzo la tecnica e l’ausilio previsto, favorendo la partecipazione del paziente e senza tirarlo per gli arti superiori. Una volta trasferito, lo posiziono correttamente sulla carrozzina e verifico comfort, sicurezza, appoggio degli arti e dispositivi”.

Caso pratico 2: paziente non collaborante

Domanda: “Un paziente totalmente dipendente deve essere trasferito dal letto alla carrozzina”.

Una buona risposta: “Non eseguo un sollevamento manuale improvvisato. Verifico il piano assistenziale e utilizzo il sollevatore o l’ausilio previsto, con il numero di operatori stabilito dalla procedura. Controllo sollevatore, imbragatura, agganci, dispositivi del paziente e ambiente prima della manovra”.

Questo è esattamente il tipo di ragionamento che una commissione può cercare.

Caso pratico 3: paziente che improvvisamente non regge in piedi

Ieri il paziente effettuava il trasferimento con minima assistenza. Oggi, appena si alza, le gambe cedono.

L’OSS non deve pensare: “Deve solo impegnarsi di più.” Deve riportarlo in una situazione di sicurezza e comunicare l’improvvisa riduzione della capacità motoria.

Caso pratico 4: trasferimento con catetere

Prima di alzare una persona portatrice di catetere urinario, l’OSS deve verificare che tubo e sistema di raccolta non possano essere tirati o schiacciati durante il movimento.

Non deve utilizzare il tubo come punto di presa e non deve collocarlo in una posizione che ostacoli il trasferimento.

Caso pratico 5: paziente caduto

Se la persona viene trovata a terra, l’OSS: non la rialza automaticamente → la rassicura → verifica la situazione visibile → chiama tempestivamente il professionista competente → collabora secondo la procedura.

La caduta va considerata un evento potenzialmente rilevante.

Letto-carrozzina: gli errori più frequenti

1. Non verificare il livello di collaborazione
2. Non informare il paziente
3. Iniziare con la carrozzina non correttamente predisposta
4. Lasciare pedane o altri elementi come ostacolo alla manovra
5. Tirare la persona sotto le ascelle
6. Tirare il braccio paretico
7. Effettuare da soli un trasferimento non sicuro
8. Non utilizzare gli ausili disponibili
9. Lasciare il paziente in piedi mentre si cerca la carrozzina
10. Ignorare vertigini o pallore
11. Non controllare cateteri e drenaggi
12. Usare il sollevatore senza controllare l’imbragatura
13. Trascinare il paziente sulle lenzuola senza necessità
14. Non sistemare correttamente la persona dopo il trasferimento
15. Rialzare immediatamente un paziente caduto senza seguire la procedura

15 domande rapide da concorso OSS

1. La mobilizzazione deve essere adattata alle capacità della persona?
Sì.

2. Prima del trasferimento bisogna conoscere il piano assistenziale?
Sì.

3. Un paziente totalmente non collaborante deve essere sempre sollevato manualmente?
No.

4. Il sollevatore può essere utilizzato per persone non collaboranti quando indicato?
Sì.

5. I teli ad alto scorrimento possono ridurre lo sforzo dell’operatore?
Sì.

6. È corretto tirare il paziente per le ascelle?
No.

7. L’arto paretico deve essere protetto?
Sì.

8. Prima di alzare la persona bisogna controllare dispositivi e tubi?
Sì.

9. Se compaiono vertigini bisogna proseguire rapidamente il trasferimento?
No.

10. La carrozzina deve essere predisposta prima della manovra?
Sì.

11. Gli ausili devono essere utilizzati soltanto se l’operatore ne conosce la tecnica?
Sì.

12. Il trasferimento termina appena il paziente è seduto sulla carrozzina?
No, bisogna verificarne posizione, comfort e sicurezza.

13. Un’improvvisa perdita della capacità di camminare deve essere riferita?
Sì.

14. Dopo una caduta il paziente va sempre rialzato immediatamente?
No.

15. La prevenzione delle cadute riguarda anche l’ambiente?
Sì.

Schema da memorizzare

PRIMA: Piano → capacità → informazione → ambiente → ausilio → dispositivi

DURANTE: Collaborazione → tecnica corretta → postura → sicurezza → osservazione

DOPO: Posizione → comfort → dispositivi → ambiente → riferire

Formula da concorso: M.O.B.I.L.E.

M – Misurare le capacità residue
Capire quanto il paziente può collaborare.

O – Organizzare l’ambiente
Preparare letto, carrozzina e spazio.

B – Badare alla sicurezza
Del paziente e dell’operatore.

I – Impiegare gli ausili
Quando previsti e con tecnica corretta.

L – Limitare il sollevamento manuale
Non utilizzare la forza quando esistono tecniche più sicure.

E – Esaminare e riferire i cambiamenti
Dolore, vertigini, debolezza e perdita di autonomia vanno comunicati.

Concorso OSS 2026: la forza fisica non dimostra competenza

Uno degli errori culturali più importanti nella movimentazione consiste nell’associare un buon OSS alla capacità di “sollevare” fisicamente un paziente. È vero il contrario.

Un operatore preparato cerca di ridurre il più possibile la movimentazione manuale rischiosa, utilizzando le capacità residue della persona, gli ausili disponibili, la collaborazione degli altri operatori e le tecniche previste.

Non è soltanto una questione ergonomica: una manovra improvvisata può determinare cadute, dolore, lesioni articolari, trazioni sui dispositivi e perdita di fiducia da parte della persona assistita.

L’attenzione a questi aspetti è particolarmente attuale: nell’aprile 2026 l’INAIL ha nuovamente indicato sollevatori, teli, tavole di trasferimento, carrozzine e altri ausili tra gli interventi destinati a ridurre il rischio da movimentazione manuale delle persone.

Per la prova, quindi, ricordate soprattutto una regola: prima si valuta, poi si organizza, infine si mobilizza.

Redazione Nurse Times

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