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Contratti sanità, riparte la stagione dei rinnovi: Aran convoca i sindacati

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Riparte la stagione dei rinnovi dei contratti della sanità. Dopo il via libera dello scorso febbraio alla firma definitiva del Contratto dei medici 2022-2024, che ha portato a 491 euro di aumento lordo mensile da marzo, tocca ora al tavolo per il nuovo accordo (2025-2027), fortemente atteso dalla categoria perchè affronterà i nodi legati, questa volta, alla parte normativa, a partire da carriere e condizioni lavorative. A ripartire sarà anche la contrattazione per il comparto sanità, che riguarda in totale oltre 500mila lavoratori.

L’Aran ha convocato le organizzazioni sindacali per il 22 e il 29 aprile prossimi. La prima data sarà dedicata al comparto sanità. La seconda all’area sanità, comprendente circa 138mila dipendenti tra dirigenti medici, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie.

“Con queste convocazioni – spiega il presidente Aran, Antonio Naddeo – apriamo una fase nuova per la gestione del personale della sanità pubblica. Dobbiamo costruire con i sindacati un contratto che dia risposte concrete a chi ogni giorno garantisce servizi essenziali ai cittadini: più attenzione alle condizioni di lavoro, più valorizzazione delle competenze e un’organizzazione capace di sostenere davvero il cambiamento. La sfida è rafforzare il Servizio sanitario nazionale partendo dalle persone. La trattativa affronterà i temi dell’attrattività del Ssn, del miglioramento delle condizioni di lavoro e della valorizzazione delle professionalità”.

La convocazione è stata accolta positivamente dalle organizzazioni sindacali, che tuttavia avvertono di non essere disposte ad alcun compromesso. “Firmeremo solo un contratto innovativo che migliori le condizioni di lavoro – annuncia Pierino Di Silverio, segretario dell’Anaao Assomed (l’associazione dei medici dirigenti) -. Dopo aver sottoscritto un accordo ‘di transizione’, il prossimo contratto dovrà necessariamente contenere tutte le risposte che i colleghi e le colleghe attendono da troppo tempo. Ci impegneremo per portare a casa un sistema di carriere più veloce e meno clientelare e il rispetto per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Dobbiamo restituire alla nostra professione quell’appeal che ha perso a causa di una crisi senza precedenti”.

Sulla stessa linea Cimo-Fesmed, che ringrazia il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, per aver finalmente riallineato i contratti al periodo di riferimento, ma al contempo assicura che non firmerà accordi “al ribasso”. A questo proposito, il sindacato esprime forte preoccupazione per l’atto di indirizzo delle Regioni, che “potrebbe preludere a un arretramento della parte normativa del Contratto, in particolare sull’orario di lavoro, nel tentativo di sopperire alla carenza di personale”. Uno scenario inaccettabile: “Se mancano medici, è necessario rimuovere il tetto alla spesa per il personale e procedere con nuove assunzioni. Il problema non deve ricadere sul contratto”, dichiara il presidente Guido Quici.

Il 17 aprile, intanto, i lavoratori di sanità privata e Rsa, nelle aziende associate ad Aiop e Aris, si fermeranno in tutt’Italia e siopereranno a Roma per chiedere immediati rinnovi contrattuali (fermi rispettivamente da 8 e 14 anni), allineando diritti e salari al settore pubblico, e una riforma radicale del sistema di accreditamento.

“Molto grave per il personale è inoltre il divario ingiustificabile con i colleghi della sanità pubblica – afferma Federico Bozzanca, segretario generale di Fp Cgil -. Per fare un esempio, siamo a circa 500 euro di differenziale salariale mensile che separa un infermiere del privato da un collega del Ssn”.

Redazione Nurse Times

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