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Cina, è caccia al vecchio farmaco che sembra in grado di prevenire il Covid

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Cina, è caccia al vecchio farmaco che sembra in grado di prevenire il Covid
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Nel Paese asiatico si è impennata la richiesta di acido ursodesossicolico (Udca), già usato per trattare una malattia del fegato che si chiama colangite biliare primitiva.

Un vecchio farmaco va a ruba in Cina, Paese alle prese con un’impennata di contagi Covid. Poco meno di un mese fa uno studio pubblicato su Nature accendeva i riflettori su tale medicinale, economico e già disponibile, usato per trattare una malattia del fegato che si chiama colangite biliare primitiva.

Gli autori del lavoro esploravano una possibile dote inedita dell’acido ursodesossicolico (Udca), farmaco fuori brevetto che si assume per bocca. Avrebbe la capacità di prevenire il Covid-19, impedendo a tutte le varianti del virus Sars-CoV-2, presenti e future, di aggredire cellule degli organi bersaglio. E spiegavano che i risultati osservati su organoidi (modelli d’organo miniaturizzati fabbricati in laboratorio), animali, organi umani e un piccolo gruppo di volontari sani, andavano confermati in studi clinici più ampi.

Mentre la scienza fa il suo corso, però, in Cina si è già impennata la richiesta del farmaco. Fra i principali produttori mondiali di acido ursodesossicolico, tra l’altro, c’è una realtà italiana, Ice Group, con base a Reggio Emilia, acquisita dal fondo internazionale d’investimento Advent International nell’ottobre del 2019.

La domanda del farmaco generico è aumentata notevolmente nel gigante asiatico. Ma i produttori affermano di non poter tenere il passo e gli esperti mettono in guardia sulla limitata natura dell’unico studio disponibile al momento sul fronte Covid. Studio che ha suscitato grande interesse nella Cina alle prese con l’esplosione di contagi di questi giorni. L’effetto è che, dall’oggi al domani, l’Udca è diventato un farmaco super ricercato.

Alcuni medici hanno cominciato a suggerirlo come arma preventiva in pazienti ad alto rischio. Il boom di richiesta sta avendo impatto sul fronte economico. Sull’onda di questo fenomeno, infatti, i produttori cinesi di farmaci Xuantai Pharma e New China Pharma hanno visto i prezzi delle azioni salire nelle scorse settimane, con rialzi tra il 53% e il 69%.

Redazione Nurse Times

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