Home NT News Caso Citrobacter a Verona, prosciolti i 7 indagati per la morte di una neonata e la menomazione di un’altra
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Caso Citrobacter a Verona, prosciolti i 7 indagati per la morte di una neonata e la menomazione di un’altra

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Colpo di scena all’udienza preliminare di ieri sul caso Citrobacter all’ospedale della Donna e del Bambino di Verona. La gip Livia Magri ha deciso il non luogo a procedere per l’ex direttore della Pediatria, Paolo Biban, e per gli altri sei tra ex e attuali dirigenti medici, tra cui l’ex dg dell’Azienda ospedaliera, Francesco Cobello, tutti coinvolti nell’inchiesta nata dalle denunce dei genitori di quattro neonati morti per l’infezione nel 2020. Un centinaio erano stati i bimbi contagiati. Nove di essi avevano riportato gravi deficit permanenti.

Oltre a Biban e Cobello, risultavano indagati l’ex direttrice sanitaria Chiara Bovo, la direttrice medico-ospedaliera Giovanna Ghirlanda, la direttrice di Malattie infettive, Evelina Tacconelli, l’ex direttore di Microbiologia, Giuliana Lo Cascio, e il risk manager dell’Azienda ospedaliera, Stefano Tardivo. Bisognerà attendere 30 giorni per le motivazioni che hanno indotto la giudice a non mandare nessuno a processo.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Diletta Schiaffino, erano state chiuse a marzo 2023 ed era stato chiesto il rinvio a giudizio dei sette soggetti sotto inchiesta per omicidio colposo e lesioni colpose, ma solo per due casi di Citrobacter: quello relativo alla morte di Alice e quello che causò lesioni gravi a Benedetta, ricoverate entrambe nella Terapia intensiva neonatale e pediatrica durante la fase più acuta del Covid, tra febbraio e maggio 2020. L’accusa era di non aver mantenuto le misure di contenimento e di monitoraggio del batterio.

All’udienza preliminare di ieri era presente anche la mamma di Alice, Elisa Bettini, uscita dal tribunale in lacrime dopo che la giudice ha deciso il proscioglimento dei sette indagati. “Sono delusissima – ha commentato -. Da novembre 2023 ci sono state almeno cinque udienze al gup e non me ne sono mai persa una. Speravo che la mia presenza ricordasse la parte più umana di tutta questa storia, e invece non si farà nessun processo. Nessuno potrà restituirmi mia figlia, ma speravo in un epilogo diverso. Gli avvocati difensori hanno pure avuto il coraggio di ridere e darsi il cinque davanti a me, nonostante si parli di bambini morti e disabili”.

Redazione Nurse Times

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