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Carenza di personale sanitario e stipendi: note dolenti dal Conto annuale 2024 della Ragioneria generale dello Stato

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Nursing Up: "Infermieri e medici gettonisti sono costati più di quanto serve per il rinnovo del prossimo Ccnl"
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In tema di carenza di personale sanitario in Italia non giungono buone notizie dal Conto annuale 2024 della Ragioneria generale dello Stato. Se è infatti vero che il personale dipendente del Servizio sanitario nazionale è aumentato di 6.750 unità rispetto al 2023, è vero anche che tale incremento non basta a soddisfare una domanda di assistenza sempre più elevata.

La parte del leone la fanno medici e infermieri, che da soli sono 382.921 unità di personale su 488.463 unità di personale sanitario dipendente del Ssn (78,4% dei sanitari). Ma di infermieri ne mancano al Ssn almeno 60-65mila, e nelle nuove case di comunità la carenza raggiunge anche le 9mila unità. Sono quasi 12mila i laureati all’anno, ma nel 2024 ce ne sono stati in tutto solo 3.615 in più rispetto al 2023. Addirittura in calo il numero dei medici: 781 in meno rispetto al 2023, a fronte di carenze che i sindacati indicano tra i dipendenti in circa 20mila unità.

Gettonisti, pensionati, fughe all’estero e meccanismi di assunzione ormai vecchi e lenti portano all’impoverimento della forza lavoro sanitaria, con una situazione diversa da regione a regione e tra le varie aree geografiche. I medici sono aumentati solo in cinque regioni (Lazio, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Lombardia), e di circa 170 unità in tutto. E comunque il segno meno domina in tutte le aree geografiche, con il calo peggiore al Sud (-434). Gli infermieri, invece, sono diminuiti in otto regioni (Umbria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Bolzano, Veneto, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta), mentre a livello di aree geografiche il segno meno caratterizza soprattutto il Nord-Est (-565).

Anche sul fronte retribuzioni le indicazioni per il personale del Ssn non brillano. Tra il 2023 e il 2024 l’inflazione non è aumentata. Anzi, si è ridotta del 4,7% circa, e i nuovi contratti avrebbero dovuto portare a un incremento medio in busta paga del 3,8% circa. Mentre al top figurano i dirigenti delle professioni sanitarie (+3,47%), i medici si fermano a +1,63% e gli altri professionisti della salute (infermieri, ostetriche, personale della prevenzione, della riabilitazione e così via) registrano solo un +0,68%. E c’è persino chi va indietro: i chimici perdono l’1,08% e il personale di elevata qualificazione scende addirittura del -7,65%.

Va detto che nelle voci registrate per il calcolo della retribuzione media non sono considerate alcune indennità, gli straordinari e quote legate, ad esempio, a istituti come l’intramoenia dei medici. I guadagni, tuttavia, sono comunque limitati.

Redazione Nurse Times

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