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Carenza di oss in Veneto, si “pesca” in Brasile: contatti già avviati

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La carenza di operatori socio-sanitari (oss) e infermieri costituisce un’emergenza sempre più seria in Veneto. Solo nelle Rsa della provincia di Padova mancano circa 900 posti letto per anziani fragili. E non per assenza di strutture, bensì per la difficoltà di garantire un adeguato rapporto numerico tra operatori e ospiti.

Per far fronte a tale criticità la Regione Veneto ha avviato trattative col Brasile, individuato come possibile serbatoio di lavoratori qualificati, molti dei quali discendenti di emigrati veneti. Il progetto prevede selezione in loco (Individuazione di infermieri e oss con titoli di studio riconosciuti o equiparabili), corsi intensivi di lingua italiana (formazione linguistica intensiva direttamente in Brasile prima della partenza) e supporto logistico per l’inserimento nelle strutture locali (piani per garantire soluzioni abitative dignitose sul territorio veneto).

In tale ottica si colloca il recente viaggio in Brasile di Roberto Volpe, presidente dell’Unione regionale istituti per anziani (Uripa). L’obiettivo è appunto quello di avviare contatti con autorità locali, scuole e istituti di formazione. La missione, che ha interessato in particolare l’area del Rio Grande do Sul fino a Porto Alegre, è stata definita dallo stesso Volpe come positiva sul piano dei primi contatti istituzionali.

Anche il Polesine (provincia di Rovigo) è alle prese da tempo con la carenza di personale stabile. Sindacati e operatori sottolineano la necessità di rendere più attrattivo il lavoro di oss, migliorando condizioni contrattuali, stipendi e supporto psicologico per contrastare il fenomeno del burnout. L’eventuale accordo col Brasile rappresenta una risposta immediata, dettata dal pragmatismo, ma è chiaro che il futuro della sanità veneta, e non solo, passa attraverso politiche di valorizzazione degli operatori italiani.

Redazione Nurse Times

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