La diagnosi della malattia di Alzheimer potrebbe diventare molto più semplice, basandosi sull’analisi di una goccia di sangue prelevata da un dito e lasciata essiccare. E’ quanto promette la tecnica descritta sulla rivista Nature Medicine. Alla ricerca, coordinata da Nicholas Ashton dell’Università svedese di Goteborg, ha collaborato anche l’italiano Daniele Altomare, dell’Irccs San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia e dell’Università di Brescia.
I test condotti sugli animali sono positivi e mostrano un’accuratezza dell’86%, ma c’è ancora della strada da fare prima di arrivare all’uso clinico. L’analisi si basa sulla ricerca nel sangue di biomarcatori considerati la firma molecolare della malattia di Alzheimer, come quello chiamato p-tau217, e ha il vantaggio di essere molto meno invasiva e meno costosa rispetto alle tecniche di diagnosi basate sul prelievo di liquido spinale o la scintigrafia cerebrale.
Risulta infatti che i livelli del biomarcatore p-tau217 nei campioni prelevati dal polpastrello corrispondano strettamente ai risultati degli esami del sangue standard e siano in grado di identificare alterazioni correlate alla malattia di Alzheimer nel liquido spinale con un’accuratezza, appunto, dell’86%. Sono stati individuati con successo anche altri due marcatori, chiamati GFAP e NfL, aventi una forte concordanza con i test tradizionali.
Redazione Nurse Times
Fonte: Nature Medicine
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