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Al «Vito Fazzi» utilizzata l’intelligenza artificiale per prevenire il tumore al colon.

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Al «Vito Fazzi» utilizzata l'intelligenza artificiale per prevenire il tumore al colon. 2
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Nei giorni scorsi il reparto di Endoscopia digestiva del Fazzi ha avuto l’opportunità di utilizzare un ausilio tecnologico che utilizza l’intelligenza artificiale applicata all’ endoscopia.  Si chiama Discovery e consiste in un potente processore in grado di decodificare in tempo reale le immagini che scorrono sul monitor durante l’ esecuzione di una gastroscopia o colonscopia e individuare eventuali lesioni ( polipi o neoplasie) che possano sfuggire all’ endoscopista stesso, segnalandole con avvisi sonori e visivi.

L’innovativo strumento diagnostico è stato concesso per una dimostrazione all’ospedale leccese e durante la prova effettuata dal dr. Roberto Leone collaboratore del dr. Armando Dell’ Anna sono state trovate sullo stesso paziente tre formazioni Poliposi, asportate radicalmente in corso di procedura.

«La particolarità che chiama in causa l’intelligenza artificiale – spiega il dottore Leone – è che; in tempo reale,  man mano che Discovery trova le lesioni aumenta la sua banca dati di immagini. Una sorta di auto-apprendimento a cui può automaticamente fare riferimento per riconoscere le lesioni. Più lesioni riconosce più affina le sue capacità».

Il tumore del colon è il secondo tumore maligno per incidenza in Italia dopo quello della mammella.

Questa tecnologia aiuterà i medici a identificare e classificare anche i polipi più piccoli e nelle fasi più precoci, precursori del tumore, che potrebbero sfuggire nel corso di una colonscopia eseguita con tecnologia standard.

Un ottimo ausilio soprattutto negli esami più di routine come lo screening; dove sui pazienti  che non hanno sintomi particolari, l’operatore è a caccia soprattutto delle lesioni piccole e dei polipi piatti. Un’ attrezzatura che li segnala certamente può fare la differenza.

«Quando l’abbiamo utilizzata – fa sapere Leone – la macchina ha “visto” quei polipi (che avremmo visto anche noi) e li ha segnalati. Può essere un attimo ausilio. Ed è comunque un ottimo segnale che la medicina e la sanità non sono ferme al Covid ; continuiamo a curare le persone anche per altre patologie».

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