Una cornea ibrida: metà umana e metà artificiale. L’équipe di Oftalmologia del Policlinico di Sant’Orsola Irccs di Bologna, diretta dal professor Luigi Fontana, ha messo a punto una nuova procedura trapiantologica che prevede l’utilizzo di una cornea proveniente da un donatore associata alla protesi endoteliale artificiale EndoArt.
Un approccio innovativo e, al momento, unico al mondo, pensato per quei pazienti che non possono beneficiare a pieno delle tecniche di trapianto tradizionali a causa di condizioni oculari particolarmente complesse. Da settembre 2025 ad oggi sono già stati eseguiti dodici interventi e i primi risultati sono stati pubblicati di recente su “Cornea”, rivista scientifica di settore.
“Parliamo di pazienti con gravi patologie oculari, che avevano alle spalle più trapianti di cornea falliti – spiega il professor Luigi Fontana –. Prima dell’operazione, molti di loro riuscivano appena a distinguere la luce o a percepire i movimenti ravvicinati. Grazie al trapianto, hanno recuperato una funzione visiva sufficiente a svolgere le attività quotidiane, come orientarsi in casa, leggere lo schermo di un cellulare e distinguere i volti dei familiari. Sono risultati molto incoraggianti, che andranno però verificati su una casistica più ampia e con un follow-up più esteso”.
Cos’è la protesi endoteliale artificiale
La cornea è la membrana trasparente che riveste la parte anteriore dell’occhio. È composta da tre strati principali: l’epitelio, lo stroma e l’endotelio. Negli ultimi anni alcune malattie che colpiscono l’endotelio sono state trattate mediante l’impianto di EndoArt, una sottile protesi artificiale in materiale sintetico in grado di migliorare la trasparenza della cornea nei casi in cui un trapianto selettivo di endotelio non sia indicato. Una volta inserita nell’occhio, la protesi aderisce alla superficie interna della cornea dello stesso paziente e aiuta a mantenerne la trasparenza.
“Al Sant’Orsola utilizziamo questa tecnologia dal 2022 con risultati molto positivi, alla messa a punto della tecnica ha contribuito anche il professor Antonio Moramarco, oggi in servizio presso l’Ausl Romagna – aggiunge Fontana -. Si tratta di una procedura sicura, efficace e poco invasiva, indicata per pazienti già sottoposti a trapianti selettivi di endotelio. Tuttavia, questa tecnica non è sufficiente quando il danno coinvolge anche lo stroma, la parte centrale della cornea”.
La nuova tecnica: due interventi in uno
Da qui l’idea di abbinare l’impiego della protesi con un trapianto di cornea a tutto spessore (cheratoplastica perforante). La novità consiste nell’inserire la protesi artificiale all’interno della cornea del donatore prima del trapianto. In questo modo il chirurgo impianta contemporaneamente sia il tessuto corneale sia la componente artificiale.
Per chi è indicata
La nuova procedura, ancora in fase sperimentale, è indicata ad una minoranza di pazienti candidati al trapianto di cornea. È infatti pensata soprattutto per persone che hanno già subito uno o più trapianti di cornea falliti, che presentano una perdita di trasparenza che interessa l’intero spessore della cornea e che, con un nuovo trapianto tradizionale, andrebbero incontro a un elevato rischio di rigetto o di insuccesso.
“Molti dei pazienti trattati avevano già riportato più episodi di rigetto a seguito del trapianto – conclude Fontana –. In questi casi, le probabilità di successo di un ulteriore trapianto convenzionale sono limitate. L’utilizzo della protesi sintetica elimina invece il rischio di rigetto della componente endoteliale e potrebbe consentire il mantenimento della trasparenza della cornea per periodi prolungati”.
L’Oftalmologia del Policlinico di Sant’Orsola Irccs è tra i principali centri italiani per la chirurgia della cornea e del segmento anteriore dell’occhio. Nel 2025 l’équipe diretta dal professor Luigi Fontana ha eseguito 349 trapianti di cornea, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente. L’attività è supportata da continui investimenti tecnologici, tra cui l’acquisizione di un laser a femtosecondi di ultima generazione che consente interventi sempre più precisi e meno invasivi.
Redazione Nurse Times
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