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Più lavori, più ti pago. La Manovra punta sulle ore in più, non sugli infermieri in più

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Indennità di pronto soccorso, prestazioni aggiuntive, fondi per i buoni pasto: le misure per il personale della Legge di Bilancio 2027 pagano soprattutto il lavoro extra. La Fondazione Gimbe avverte che il modello rischia di accelerare la fuga dal Servizio sanitario. Mentre il testo arriva in Parlamento, gli infermieri chiedono organici.

Il 2 novembre la Fondazione Gimbe ha pubblicato la sua analisi della Manovra 2027. Il giudizio sul finanziamento è noto: 2,37 miliardi in più nel 2027, 2,35 nel 2028 e 2,4 nel 2029, per un totale di 7,1 miliardi nel triennio. Il Fondo sanitario nazionale sale a 146,3 miliardi nel 2027, ma il rapporto con il Pil scende dal 6,14% del 2026 al 6,11% e, secondo le previsioni, sotto il 6% dal 2028.

Il passaggio più interessante per chi lavora in corsia, però, riguarda il personale. Il presidente Nino Cartabellotta lo riassume in una formula: la strategia del “più lavori, più ti pago” mostra i suoi limiti.

Dove vanno i soldi del personale

Le voci dedicate a chi lavora nel Servizio sanitario sono tre. La prima è l’indennità di pronto soccorso: 380 milioni lordi l’anno dal 2027, di cui 114 milioni per la dirigenza medica e 266 milioni per il comparto. La seconda sono le prestazioni aggiuntive per ridurre le liste d’attesa: fino a 300 milioni, solo per il 2027, di cui 213 ai medici e 87 al comparto. La terza è un fondo da 100 milioni per chiudere il contenzioso sui buoni pasto.

Non c’è un piano straordinario di assunzioni. Non c’è un aumento generalizzato delle retribuzioni oltre il contratto. Il ministero della Salute aveva chiesto circa 1 miliardo per personale e stipendi. Le Regioni, nel loro documento, ne chiedevano 1,722 per il 2027, di cui 1,111 per gli infermieri.

Il risultato è che la quota più consistente va a chi lavora in pronto soccorso, che ne ha bisogno, e a chi è disposto a fare ore in più sulle liste d’attesa. Chi lavora in reparto, sui tre turni, resta dov’era.

Il limite del modello

Il ragionamento di Gimbe è semplice. I professionisti sono già stremati da turni pesanti, i livelli di burnout sono alti e la demotivazione spinge molti a lasciare il pubblico. Chiedere di lavorare di più può tamponare le carenze, ma secondo la Fondazione rischia di accelerare la fuga. L’indennità di pronto soccorso, aggiunge Cartabellotta, non può sostituire un piano per potenziare gli organici e rendere sostenibili turni e carichi di lavoro.

I numeri di partenza spiegano il punto. Nel 9° Rapporto, presentato il 7 ottobre, Gimbe riporta per l’Italia, su dati OCSE, 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro una media OCSE di 9,7. E secondo i dati ANAC citati nello stesso rapporto, nel 2025 i contratti per servizi di fornitura di personale hanno raggiunto 568 milioni, il 15% in più rispetto al 2024. Il personale che manca, insomma, si compra già a ore, da fuori.

C’è poi una questione di prezzo. Nursind ha fatto notare che un’ora di straordinario per un infermiere vale circa 21 euro lordi, mentre le prestazioni aggiuntive arrivano a 50 euro l’ora. Due ore di lavoro in più, due tariffe molto diverse. Il sindacato definisce la manovra “il nulla cosmico per gli infermieri” e contesta anche l’indennità di pronto soccorso, che a suo giudizio compensa in sostanza quanto già ridefinito dal contratto 2025-2027.

Le altre voci

Il Governo rivendica i numeri. La presidente del Consiglio ha parlato di «un altro record» per il Fondo sanitario. Il ministro Orazio Schillaci ha contestato in Parlamento il concetto stesso di “tagli invisibili”, che Gimbe calcola in 22,7 miliardi tra il 2023 e il 2027 confrontando il finanziamento con il rapporto Fondo/Pil del 2022: per il ministro si tratta della differenza rispetto a un parametro teorico.

Le Regioni, anche di centrodestra, chiedono di più. L’assessore lombardo Guido Bertolaso ha definito i tagli “insostenibili per tutti”, il presidente calabrese Roberto Occhiuto ha chiesto al Governo risorse aggiuntive. Sul fronte medico, l’Anaao Assomed parla di “doccia gelata” e si dice pronta alla mobilitazione. Per gli infermieri, Nursing Up chiede 500 milioni l’anno e un fondo di perequazione da 800 milioni.

Cosa cambia in reparto

Per un coordinatore il modello ha conseguenze concrete. Le prestazioni aggiuntive si fanno fuori orario, quindi le fa chi ha energie e disponibilità: spesso gli stessi che coprono già i buchi del turno. Il recupero delle ore, le ferie arretrate e i riposi tra un turno e l’altro non migliorano se l’organico resta quello. E le liste d’attesa si accorciano per un anno, perché lo stanziamento vale solo per il 2027.

La lettura opposta esiste ed è legittima: pagare meglio il lavoro più gravoso, a partire dal pronto soccorso, è un segnale, e le prestazioni aggiuntive sono volontarie. Il problema è che restano un intervento a termine su un deficit che il Rapporto Gimbe definisce strutturale.

I prossimi passaggi

Il testo è ora all’esame del Parlamento. Le audizioni sono attese tra il 9 e il 12 novembre e gli emendamenti intorno al 17, con approvazione entro il 31 dicembre. Lo spazio per le modifiche parlamentari sarebbe di circa 120 milioni l’anno, per tutti i capitoli della manovra. Una cifra che da sola non coprirebbe un decimo di quanto le Regioni chiedevano per gli infermieri. La Manovra, in sintesi, paga le ore. Ma un reparto non si regge sulle ore di chi c’è già: si regge sulle persone che mancano.

Antonio Leuci

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