Il Sole 24 Ore riprende una classificazione statistica che definisce “paramediche” le lauree sanitarie. Ma la normativa è chiara.
Il termine «paramedico» torna a essere associato alle lauree sanitarie, riaccendendo una questione che riguarda l’identità e il riconoscimento delle professioni infermieristiche.
A riportarlo all’attenzione è Il Sole 24 Ore, con un articolo dedicato alle lauree più richieste dal mercato del lavoro, nel quale compare la definizione «indirizzo sanitario e paramedico».
Un’espressione che appare anacronistica e inadeguata, soprattutto quando viene associata agli infermieri, professionisti sanitari laureati, abilitati e dotati di autonomia e responsabilità riconosciute dalla legge.
Lauree sanitarie tra le più richieste: i dati
Secondo i dati elaborati dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, sulla base delle rilevazioni del Sistema Informativo Excelsior, alcuni indirizzi universitari registrano difficoltà particolarmente elevate nel reperimento di laureati.
Tra questi figurano:
- Indirizzo chimico-farmaceutico: 72,8%.
- Indirizzo sanitario e paramedico: 70,8%.
- Indirizzo medico e odontoiatrico: 67,2%.
Si tratta delle percentuali di entrate programmate dalle imprese considerate difficili da coprire.
Il dato conferma la domanda di competenze sanitarie, ma solleva anche un interrogativo: perché nel 2026 si continua a utilizzare il termine «paramedico» per classificare percorsi universitari delle professioni sanitarie?
«Paramedico»: un termine superato dalla normativa italiana
È importante precisare che la definizione non nasce dal Sole 24 Ore, ma compare nelle classificazioni statistiche utilizzate dal Sistema Excelsior. Tuttavia, una denominazione statistica non corrisponde necessariamente alla qualificazione giuridica delle professioni.
L’evoluzione normativa italiana ha da tempo superato l’inquadramento ausiliario della professione infermieristica.
Il D.M. 739/1994 ha definito il profilo professionale dell’infermiere, riconoscendone la responsabilità dell’assistenza generale infermieristica.
La Legge 42/1999 ha sostituito la denominazione «professione sanitaria ausiliaria» con «professione sanitaria», mentre la Legge 251/2000 ha riconosciuto espressamente l’autonomia professionale degli infermieri.
Anche la formazione universitaria è chiaramente identificata: il corso di laurea in Infermieristica appartiene alla classe L/SNT1 delle Professioni sanitarie infermieristiche e Professione sanitaria ostetrica/o.
Non esiste, quindi, una laurea italiana in Infermieristica giuridicamente qualificata come «paramedica».
L’infermiere non è una figura subordinata al medico
Definire genericamente «paramedico» un infermiere rischia di alimentare una rappresentazione professionale superata.
L’infermiere non è un semplice esecutore di prescrizioni mediche, ma un professionista sanitario che identifica i bisogni assistenziali, pianifica e gestisce gli interventi infermieristici e ne valuta i risultati.
La collaborazione con i medici e con gli altri professionisti sanitari rappresenta un elemento fondamentale dell’assistenza, ma collaborazione non significa subordinazione professionale.
Anche il Codice deontologico FNOPI 2025 ribadisce l’identità dell’infermiere quale professionista sanitario iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche.
Il termine «paramedico», inoltre, può assumere significati differenti nei sistemi sanitari internazionali, dove il paramedic identifica spesso una specifica figura dell’emergenza territoriale, distinta dall’infermiere.
Lo stesso rapporto Excelsior distingue le professioni infermieristiche
Un elemento particolarmente significativo emerge proprio dal rapporto Excelsior 2025.
Accanto alla generica classificazione «sanitario e paramedico», il documento individua specificamente le «Professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche», registrando una difficoltà di reperimento del 70,3%.
Questo dimostra che è possibile utilizzare denominazioni professionali più precise, senza rinunciare all’analisi statistica.
Il dato conferma inoltre le difficoltà di reclutamento rilevate nel mercato del lavoro, pur non rappresentando una misura complessiva della carenza di infermieri nel Servizio sanitario nazionale.
Infermieri, non «paramedici»: anche le parole contano
Il linguaggio non è un aspetto secondario. Le parole influenzano la percezione delle professioni, il loro riconoscimento sociale e la consapevolezza dei cittadini.
Continuare a utilizzare definizioni che richiamano un modello professionale superato rischia di oscurare decenni di evoluzione normativa, universitaria e scientifica dell’assistenza infermieristica.
Sarebbe pertanto auspicabile un aggiornamento delle classificazioni statistiche, privilegiando la denominazione «professioni sanitarie» e distinguendo i diversi percorsi universitari.
Anche il mondo dell’informazione è chiamato a utilizzare un linguaggio coerente con l’attuale ordinamento.
Gli infermieri non sono genericamente «paramedici»: sono professionisti sanitari laureati, abilitati, iscritti a un Ordine professionale e titolari di specifiche competenze e responsabilità.
Una realtà riconosciuta dalla legge da oltre venticinque anni, che merita di essere rispettata anche nelle parole.
Redazione Nurse Times
Fonti
- Il Sole 24 Ore – Le lauree più ricercate
- Unioncamere – Sistema Informativo Excelsior, Il lavoro dopo gli studi 2025
- D.M. 739/1994 – Profilo professionale infermiere
- Legge 42/1999 – Professioni sanitarie
- Legge 251/2000 – Autonomia delle professioni infermieristiche
- FNOPI – Codice deontologico
- Unisciti a noi su Telegram https://t.me/NurseTimes_Channel
- Scopri come guadagnare pubblicando la tua tesi di laurea su NurseTimes
- Il progetto NEXT si rinnova e diventa NEXT 2.0: pubblichiamo i questionari e le vostre tesi
- Carica la tua tesi di laurea: tesi.nursetimes.org
- Carica il tuo questionario: https://tesi.nursetimes.org/questionari
Lascia un commento