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Inghilterra, in 10 anni perso un terzo degli infermieri scolastici. Il rapporto CQC e la lezione per l’Italia

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Il rapporto annuale State of Care della Care Quality Commission, pubblicato il 23 ottobre, conferma il declino degli infermieri di sanità pubblica: health visitor quasi dimezzati, infermieri scolastici in calo del 30%. Un caso utile per l’Italia, che sulla prevenzione e sull’infermiere di famiglia sta costruendo la sanità territoriale.

La Care Quality Commission (CQC), l’autorità che vigila sulla qualità dei servizi sanitari e sociali in Inghilterra, ha pubblicato il 23 ottobre il rapporto State of Care 2025/2026. Il quadro complessivo è quello di un sistema in fracture and flux, in frattura e in movimento, con forti differenze di accesso e qualità tra territori.

Tra i capitoli più netti c’è quello sugli infermieri che lavorano fuori dall’ospedale, nella prevenzione e nelle comunità. È anche il settore in cui il Regno Unito ha una tradizione più lunga della nostra.

I numeri del declino

Secondo la sintesi pubblicata da Nursing Times, il rapporto riporta questi dati:

  • gli health visitor, gli infermieri che seguono le famiglie nei primi anni di vita del bambino, sono calati del 45% tra il 2015-16 e il 2023-24;
  • solo il 4% di loro ha meno di 30 anni, contro il 15% dell’intera forza lavoro infermieristica;
  • gli infermieri scolastici sono diminuiti del 30% in dieci anni, e alcune scuole non hanno più un infermiere di riferimento;
  • negli ambulatori di medicina generale la presenza di infermieri varia da 13 a 45 ogni 100mila assistiti, a seconda della zona;
  • prosegue anche il calo dei district nurse, gli infermieri dell’assistenza domiciliare, già segnalato nel 2025.

Le conseguenze sono misurabili. Con carichi più alti, alcune famiglie saltano uno o più dei cinque controlli obbligatori previsti dal programma nazionale per l’infanzia. Gli health visitor lavorano più ore per rispettare gli obblighi di legge, con effetti sul loro benessere che la stessa CQC mette nero su bianco. Un servizio di prevenzione senza giovani è un servizio con una data di scadenza.

Le reazioni

La presidente della CQC, Julia Neuberger, ha parlato di un sistema sotto forte pressione, che richiede una risposta collettiva. Nicola Ranger, segretaria generale del Royal College of Nursing (RCN), ha detto che il rapporto mostra quanto bambini e ragazzi vengano trascurati, e ha chiesto un piano interamente finanziato per far crescere una forza lavoro infermieristica stabile.

Il RCN aveva anticipato il problema già a maggio con il rapporto “Prevention Starts Here”. Nel sondaggio, basato su 307 risposte, solo il 7% degli health visitor descriveva il proprio servizio come a organico completo. Tra gli infermieri scolastici, il 23% stava valutando di lasciare il ruolo. Il sindacato chiede di riportare il finanziamento della sanità pubblica almeno ai livelli del 2015.

Il rapporto non contiene solo cattive notizie. La CQC segnala più appuntamenti nella medicina generale, maggiore uso dei servizi digitali e attese più brevi per gli interventi programmati. L’accesso agli infermieri specialisti in epilessia per i bambini è migliorato dal 2018.

Perché riguarda l’Italia

Il confronto va fatto con cautela: i modelli sono diversi e in Italia figure come l’health visitor o l’infermiere scolastico non esistono in forma strutturata. Ma il meccanismo che il rapporto descrive è riconoscibile. Quando i bilanci si stringono, la prevenzione è la prima voce sacrificata, perché i suoi effetti si vedono dopo anni.

La riforma territoriale del Dm 77 punta proprio su prossimità e prevenzione, con l’infermiere di famiglia e comunità come figura centrale. Secondo una stima della Cgil basata sui dati della piattaforma ReGiS, per far funzionare case e ospedali di comunità servirebbero 19.729 infermieri in più. È una valutazione sindacale, non un fabbisogno ufficiale, ma dà l’ordine di grandezza.

Sulla scuola esistono solo iniziative locali. In Piemonte, a febbraio, il Pd ha depositato in Consiglio regionale una proposta di legge che prevede almeno un professionista sanitario ogni 3mila alunni, con 1 milione di euro per il primo triennio. L’iter è ancora in corso.

Il 26 ottobre, al Festival delle Regioni di Firenze, la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni ha chiesto di escludere i professionisti dei dipartimenti di prevenzione dai tetti di spesa per il personale. Il coordinatore Massimo Fabi ha detto che la prevenzione non è una voce di spesa da comprimere. In Inghilterra, negli ultimi dieci anni, è stata compressa.

Cosa possono imparare gli infermieri italiani

Il caso inglese suggerisce tre attenzioni. La prima riguarda i dati: secondo il RCN, circa un quarto delle autorità locali non è stato in grado di fornire numeri sul proprio personale. Senza censimenti affidabili degli infermieri territoriali, il declino si scopre tardi.

La seconda riguarda l’età. Se i servizi territoriali non attraggono giovani, si svuotano con i pensionamenti. In Italia, dove l’infermiere di famiglia è spesso un collega trasferito dall’ospedale, servono percorsi formativi dedicati e incarichi riconosciuti.

La terza riguarda i finanziamenti. Le case della comunità sono state costruite con fondi Pnrr a termine. Il personale che dovrà lavorarci, invece, è una spesa permanente.

L’Inghilterra ha avuto per decenni una rete di infermieri di comunità e l’ha vista assottigliarsi. L’Italia la sta ancora costruendo: ha il vantaggio di poter evitare lo stesso errore.

Antonio Leuci

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