Il vaccino a mRNA contro il melanoma ha un’efficacia senza precedenti su tutti i principali indicatori clinici: a due anni dal trattamento, l’82% dei pazienti affetti da melanoma cutaneo ad alto rischio operato è vivo e del tutto libero da recidiva (rispetto al 70% con la sola immunoterapia), mentre l’88,5% a 24 mesi e ben il 90% a 30 mesi non presenta metastasi a distanza.
Complessivamente, la nuova terapia riduce del 42% il rischio di recidiva o morte e del 38% il rischio di metastasi a distanza rispetto al solo trattamento immunoterapico standard. Sono gli attesissimi risultati dello studio internazionale di fase 3 INTerpath-001 sulla combinazione tra il vaccino personalizzato a mRNA “intismeran autogene” e l’immunoterapico pembrolizumab, presentati al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) a Madrid, e pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine.
La ricerca ha visto un’imponente sperimentazione condotta su 1.137 pazienti con melanoma di stadio IIB, IIC, III e IV completamente resecato, distribuiti in 157 centri oncologici nel mondo, con l’Italia al primo posto nel mondo per numero di pazienti arruolati. Nello studio, l’immunoterapia con pembrolizumab è stata somministrata ogni 6 settimane per 9 cicli, mentre il vaccino è stato somministrato per via intramuscolare ogni 3 settimane per un totale di 9 dosi.
“I dati segnano una svolta fondamentale nella prevenzione delle recidive del melanoma, una patologia in cui evitare la ricaduta e la diffusione di metastasi rappresenta lo snodo cruciale per la guarigione dei pazienti operati – dichiara Paolo Ascierto, membro dello steering committee internazionale dello studio, professore ordinario all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma -. Con il vaccino a mRNA entriamo ufficialmente in una nuova era dell’oncologia: non somministriamo più una cura generica, ma riprogrammiamo il sistema immunitario per cacciare e distruggere il cancro nell’impronta unica di ogni singolo paziente”.
Il vaccino non ha infatti una funzione preventiva per le persone sane, ma è un trattamento terapeutico post-chirurgico rivolto a pazienti ad alto rischio che hanno già affrontato l’asportazione del tumore.
“Attraverso il sequenziamento genico del tessuto tumorale del singolo paziente – spiega Ascierto – l’intelligenza artificiale seleziona con precisione chirurgica fino a 34 neoantigeni più capaci di scatenare la risposta immunitaria. Si crea così un farmaco a mRNA ‘su misura’, incapsulato in nanoparticelle lipidiche che, somministrato insieme all’immunoterapia, istruisce e attiva i linfociti T a eliminare ogni cellula tumorale residua”.
E ancora: “Tutti i dati dell’analisi ad interim sono straordinari. Dopo le prime settimane necessarie per la produzione del vaccino su misura subito dopo la chirurgia, il vantaggio del trattamento combinato diventa sempre più netto e marcato con il passare degli anni, garantendo una protezione profonda e prolungata nel tempo. Il dato del 90% di pazienti liberi da metastasi a 30 mesi ha un valore clinico inestimabile: evitare che il tumore si diffonda ad altri organi è il parametro più vicino in assoluto al traguardo della sopravvivenza globale”.
La combinazione ha dimostrato un’efficacia uniforme e solida in tutti i sottogruppi di pazienti, sia in quelli con malattia in stadio intermedio (IIB, IIC, IIIA, IIIB) sia in quelli a più alto rischio (IIIC, IIID, IV). Ha mostrato anche un profilo di sicurezza favorevole e gestibile: la maggior parte degli eventi avversi legati al vaccino è stata di grado 1 o 2, caratterizzata principalmente da reazioni locali nel sito di iniezione (dolore, eritema) o lievi reazioni sistemiche simil-influenzali (febbre, stanchezza, cefalea, brividi), senza un aumento significativo delle tossicità gravi legate all’immunoterapia.
“Questo risultato migliora nettamente la sola immunoterapia ed è destinato a diventare il nuovo standard di cura per il melanoma adiuvante – conclude Ascierto -. La sfida futura sarà ora ottimizzare la filiera produttiva per ridurre tempi e costi, garantendo l’accesso e la sostenibilità per i sistemi sanitari”.
Redazione Nurse Times
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