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Pietra Ligure, infermiere sanzionato dopo una segnalazione: vince il ricorso

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Incident reporting e sicurezza delle cure: il caso dell’infermiere del Pronto soccorso di Pietra Ligure
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Il Tribunale di Savona ha annullato il rimprovero scritto ad Antonio Flaminio (segretario provinciale AADI) dopo un incident reporting in Pronto soccorso

PIETRA LIGURE – Una segnalazione di incident reporting inviata per evidenziare un possibile rischio clinico e tutelare i pazienti non può e non deve mai trasformarsi in un procedimento disciplinare.

Lo ha stabilito il Tribunale di Savona (Sezione Lavoro, giudice Gabriele Salvi), che con la sentenza n. 402/2026 (procedimento RG n. 261/2026) ha accolto integralmente il ricorso dell’infermiere Antonio Flaminio, segretario provinciale AADI, annullando il rimprovero scritto inflitto dall’Azienda e disponendo la totale rimozione di tutti gli effetti pregiudizievoli del provvedimento.

​La vicenda sul Fast Track ortopedico

I fatti risalgono al servizio prestato da Flaminio presso il Pronto Soccorso dell’ospedale “Santa Corona” di Pietra Ligure. L’infermiere aveva compilato una scheda di incident reporting per segnalare una mancata aderenza ai protocolli aziendali di Fast Track ortopedico in merito a due pazienti giunti con quadri clinici complessi (sospetti traumi cranici, cervicali e dorsali), che richiedevano una valutazione internistica/generale prioritaria prima dell’invio specialistico.

​A seguito della segnalazione, è stato proprio il Direttore del Pronto Soccorso di Pietra Ligure a richiedere direttamente l’avvio dell’azione punitiva, trasmettendo la segnalazione all’Ufficio Competente per i Procedimenti Disciplinari (UCPD). Quest’ultimo ha poi addebitato all’infermiere ben 21 presunte infrazioni (dalla presunta lesione dell’immagine aziendale alla violazione dei doveri di diligenza e correttezza), culminate nel rimprovero scritto.

​L’intero impianto difensivo e la strategia giuridica che hanno portato alla vittoria in giudizio portano la firma del celebre giurista Prof. Mauro Di Fresco, presidente AADI, che ha ideato e structured il ricorso poi rappresentato in Tribunale dall’avvocata Alessandra Vicinanza.

​I riferimenti normativi e la Legge Gelli-Bianco

Il ricorso accolto dal Giudice ha fatto leva sui capisaldi normativi che regolano la sicurezza delle cure e la gestione del rischio clinico (Risk Management). ​Art. 16 della legge Gelli-Bianco n. 24/2017⁠: stabilisce espressamente che i verbali e gli atti conseguenti all’attività di gestione del rischio clinico non possono essere acquisiti o utilizzati contro gli operatori. La ratio della norma è garantire un clima confidenziale e proattivo per far emergere i rischi.

​Natura non punitiva del Near Miss e dell’Incident Reporting: lo strumento nasce per intercettare l’errore o il “quasi incidente” prima che si trasformi in un danno per il paziente, analizzando le cause sistemiche e non cercando un “colpevole”. Il regolamento aziendale e le linee guida regionali vietano in modo assoluto l’uso sanzionatorio o ritorsivo delle schede.

​Art. 20 del D.Lgs. 81/2008: impone al lavoratore l’obbligo di segnalare immediatamente al datore di lavoro o ai preposti qualsiasi condizione di pericolo di cui venga a conoscenza per eliminare o ridurre i rischi.

​Inconsistenza delle accuse e disparità di trattamento: in giudizio è stata dimostrata sia la totale genericità delle contestazioni mosse dall’Azienda, sia l’assenza di finalità personali dell’infermiere nell’effettuare la segnalazione, evidenziando anche la palese disparità di trattamento rispetto ad altri professionisti.

​Flaminio: «Tutelare pazienti e operatori»

«L’Incident Reporting è uno strumento nato unicamente per tutelare i pazienti e gli operatori», dichiara Antonio Flaminio. «Trasformare una segnalazione di rischio in una risposta punitiva rischia di generare un clima di paura e sfiducia, disincentivando i professionisti dal far emergere le criticità. Questa sentenza restituisce dignità al lavoro degli infermieri e ribadisce che la segnalazione del rischio è un dovere di tutela, mai una colpa».

Redazione NurseTimes

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