Home Studenti CdL Infermieristica Infermieristica a Bologna: pochi candidati e abbandoni al 30%
CdL InfermieristicaEmilia RomagnaNT NewsProfessioni SanitarieRegionaliStudenti

Infermieristica a Bologna: pochi candidati e abbandoni al 30%

Condividi
Condividi

L’Alma Mater segnala posti scoperti e rinunce. Pillastrini chiede più docenti e valorizzazione. Osteopatia attesa a Rimini nel 2027/2028.

La crisi di attrattività dell’infermieristica a Bologna comincia prima ancora dell’ingresso nel mondo del lavoro. A pochi giorni dal test nazionale delle Professioni sanitarie, fissato per il 16 settembre 2026, le candidature fotografate da Alma Mater risultano inferiori ai posti disponibili in più sedi e, soprattutto, preoccupa il numero di studenti che abbandona il percorso universitario.

A lanciare l’allarme è Paolo Pillastrini, direttore del Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie dell’Università di Bologna, intervistato il 5 settembre da Repubblica Bologna. Secondo i dati riferiti dal docente, la quota degli abbandoni raggiungerebbe circa il 30% degli studenti. Una criticità che si inserisce in un problema nazionale ormai documentato anche da Agenas: solo il 75% degli iscritti a Infermieristica arriva alla laurea. 

Infermieristica: le candidature a Bologna, Faenza e Rimini

La fotografia riportata da Repubblica – e ancora provvisoria perché riferita alla fase precedente alla prova di ammissione – indica 260 candidature a Bologna (a fronte di 277 posti considerati nella proiezione), 138 su 162 a Faenza e 165 su 190 a Rimini. Pillastrini ha sottolineato che le procedure erano ancora in corso e che, quindi, non si tratta dei numeri definitivi delle future immatricolazioni. 

Le pagine ufficiali dell’Università di Bologna confermano che Infermieristica resta un corso ad accesso programmato nazionale con prova locale e che per l’anno accademico 2026/2027 sono programmati complessivamente 291 posti al Campus di Bologna, 164 nella sede Ravenna-Faenza e 192 al Campus di Rimini, considerando le diverse quote previste. 

Il dato delle candidature riportato dalla stampa va quindi letto come una fotografia pre-test e non come il risultato definitivo delle immatricolazioni. Il Mur ha fissato per mercoledì 16 settembre 2026 la prova di accesso alle Professioni sanitarie in lingua italiana. Il test prevede 60 quesiti e una durata di 100 minuti. 

Il problema più grave è chi lascia Infermieristica

Il nodo non riguarda soltanto quanti giovani decidono di tentare l’accesso. Secondo Pillastrini, circa un terzo degli studenti lascia il corso durante il percorso formativo, un dato da lui definito “inammissibile”. Tra le ragioni indicate figurano la complessità degli studi, il carico del tirocinio e le prospettive professionali percepite come poco attrattive rispetto alle responsabilità richieste. 

A confermare che la dispersione universitaria non rappresenta un problema esclusivamente bolognese è il rapporto Agenas sul personale del Servizio sanitario nazionale. I dati disponibili indicano che solo il 75% degli iscritti ai corsi di Infermieristica arriva alla laurea e che, tra questi, il 66% conclude il percorso nei tre anni previsti. 

Nell’anno accademico 2025/2026 erano stati programmati 20.699 posti complessivi tra Infermieristica e Infermieristica pediatrica, oltre la metà dei posti delle Professioni sanitarie. Il rapporto Agenas evidenzia inoltre una progressiva riduzione delle domande e segnala come nelle università del Centro-Nord si sia arrivati a circa 0,8 candidature per posto disponibile. 

È dunque una crisi strutturale: aumentare i posti universitari serve a poco, se non cresce contemporaneamente il numero di giovani disposti a scegliere la professione e, soprattutto, a completare gli studi.

Stipendi, turni e carriera: perché Infermieristica perde attrattività

Pillastrini collega il fenomeno anche alle condizioni della professione dopo la laurea: elevate responsabilità, turnazioni impegnative e una remunerazione considerata non proporzionata all’impegno richiesto.

Il tema economico resta centrale anche nel dibattito nazionale. La preintesa del Ccnl Comparto Sanità 2025-2027, sottoscritta il 29 luglio, ha introdotto incrementi economici e un rafforzamento dell’indennità di specificità infermieristica, oltre a una revisione degli incarichi professionali. 

Ma il problema dell’attrattività non può essere ridotto allo stipendio. Pesano anche possibilità di carriera, organizzazione del lavoro, conciliazione vita-lavoro, accesso alla formazione avanzata e riconoscimento delle competenze specialistiche.

In Emilia-Romagna la stessa Regione, il 12 maggio 2026, ha ricordato che risultano circa 35mila infermieri iscritti agli Ordini professionali, dei quali circa 28mila lavorano nel sistema sanitario regionale, richiamando esplicitamente la necessità di intervenire su salario, carichi di lavoro e profilo professionale. 

Anche l’università sotto esame: il nodo dei docenti infermieristici

C’è poi un aspetto meno visibile ma fondamentale: la capacità dell’università di costruire una formazione infermieristica dotata di una solida componente disciplinare.

Pillastrini ha riferito di aver chiesto alla Regione Emilia-Romagna un sostegno per finanziare ulteriori docenti strutturati, segnalando una presenza molto limitata di docenza universitaria infermieristica dedicata a Bologna rispetto al ricorso ai contratti di insegnamento. La richiesta, secondo quanto dichiarato a Repubblica, è stata indirizzata al governatore Michele de Pascale. 

La questione è tutt’altro che secondaria. Formare più infermieri richiede non soltanto posti a bando, ma docenti, tutor, laboratori, sedi di tirocinio e professionisti in grado di accompagnare gli studenti nella formazione clinico-assistenziale.

78mila infermieri verso l’età pensionabile entro il 2035

La riduzione degli studenti arriva mentre il Ssn deve affrontare un’altra pressione demografica. Agenas stima che, considerando l’età del personale presente nel Servizio sanitario nazionale, circa 78mila infermieri raggiungeranno l’età pensionabile tra il 2026 e il 2035. Al 31 dicembre 2023 gli over 55 rappresentavano già il 29,13% degli infermieri del Ssn. 

Il ricambio generazionale diventa quindi una questione di programmazione sanitaria. Se diminuiscono contemporaneamente candidature universitarie, studenti che arrivano alla laurea e professionisti disponibili a lavorare nel pubblico, l’effetto rischia di trasferirsi direttamente su reparti ospedalieri, assistenza territoriale, emergenza-urgenza e servizi domiciliari.

La richiesta di personale è già evidente: nel maggio 2026 è stato pubblicato, ad esempio, un avviso congiunto per infermieri destinato alle esigenze di Ausl Bologna, Policlinico Sant’Orsola, Istituto Ortopedico Rizzoli e Ausl Imola. 

Laurea in Osteopatia a Rimini: cosa è realmente confermato

Nello stesso scenario l’Alma Mater guarda anche all’ampliamento delle Professioni sanitarie. Pillastrini ha anticipato a Repubblica il progetto di far debuttare Osteopatia a Rimini dall’anno accademico 2027/28. 

Qui è necessaria una precisazione: al 6 settembre 2026 l’attivazione per il 2027/28 risulta un progetto annunciato, non ancora una scheda di corso ufficialmente pubblicata dall’Università di Bologna per quell’anno accademico.

Il quadro normativo nazionale, invece, è già definito. Il decreto interministeriale MUR-Salute n. 1563 del 1° dicembre 2023 ha stabilito l’ordinamento didattico della laurea in Osteopatia, inserita nella classe L/SNT4 delle Professioni sanitarie della prevenzione. 

Inoltre l’Accordo Stato-Regioni del 18 dicembre 2025 prevede che dal 1° settembre 2026 il corso per il conseguimento del titolo di osteopata possa essere attivato esclusivamente dalle università, previo accreditamento del Mur. L’eventuale corso di Rimini dovrà quindi completare l’iter formale previsto prima di poter essere considerato definitivamente attivato.

Cosa cambia per infermieri e professionisti sanitari

Il caso bolognese evidenzia un paradosso: il Ssn ha bisogno di infermieri mentre la formazione universitaria fatica ad attrarne e trattenerne un numero sufficiente.

Parallelamente, il Dm Mur n. 159 del 6 febbraio 2026 ha aperto una nuova fase della formazione avanzata infermieristica, con la revisione della classe delle lauree magistrali e l’introduzione di percorsi specialistici. Negli atenei italiani sono già comparsi corsi magistrali nelle cure neonatali e pediatriche, nelle cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità e nelle cure intensive e nell’emergenza. 

A Bologna, per il 2026/2027, è attivo il percorso magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche. Secondo l’anticipazione di Pillastrini, l’obiettivo dell’Ateneo sarebbe quello di sviluppare successivamente anche alcuni dei nuovi indirizzi specialistici. 

La sfida, però, resta a monte. Senza studenti, non ci saranno infermieri da specializzare. Per questo le politiche universitarie, il riconoscimento economico, la carriera clinica, le condizioni di lavoro e la qualità della formazione devono essere affrontati come parti dello stesso problema.

Il test del 16 settembre offrirà una prima fotografia più precisa per il 2026/2027. Saranno poi le graduatorie e le immatricolazioni definitive a indicare quanti dei posti programmati dall’Alma Mater saranno realmente coperti.

Redazione Nurse Times

Fonti ufficiali consultate

  • Ministero dell’Università e della ricerca – DM n. 1003/2026, modalità e contenuti delle prove di ammissione alle Professioni sanitarie. DM MUR 1003/2026⁠
  • Ministero dell’Università e della ricerca – DM n. 1014/2026, posti disponibili per le Professioni sanitarie 2026/27. DM MUR 1014/2026⁠
  • Università di Bologna – Corso di laurea in Infermieristica e procedure di ammissione 2026/2027. 
  • AGENAS – Rapporto sul personale del Servizio sanitario nazionale, dati su formazione, laureati e pensionamenti degli infermieri. 
  • MUR – Decreto interministeriale n. 1563/2023, ordinamento didattico della laurea in Osteopatia. Ordinamento della laurea in Osteopatia⁠
  • Conferenza Stato-Regioni – Atto 226/CSR del 18 dicembre 2025, disciplina della formazione in Osteopatia. 
  • Regione Emilia-Romagna, dati sulla professione infermieristica regionale del 12 maggio 2026. 
  • Fonte giornalistica originaria: la Repubblica Bologna, 5 settembre 2026, intervista a Paolo Pillastrini. 

Articoli correlati

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Infermiere picchiato selvaggiamente a Palermo: ospedale Villa Sofia dovrà risarcirlo
NT NewsO.S.S.RegionaliSicilia

Concorso oss a Villa Sofia Cervello di Palermo: archiviato il caso della presunta manipolazione

Accogliendo la richiesta della Procura di Palermo, il gip Stefania Brambille ha...

NT NewsPugliaRegionali

Sanità Puglia, assessore Pentassuglia: “Assumere è necessario. Concorsi entro l’anno”

L’assessore nnuncia mobilità senza stop, concorsi entro fine 2026 e Piani del...

Friuli Venezia GiuliaNT NewsRegionali

Il Friuli cerca infermieri in Ghana e Argentina. L’Italia continua a perdere i propri

La Regione finanzierà con 15.000 euro annui quindici studenti stranieri, li formerà...