Operazioni e addestramento
Infermieri e medici della Marina Militare sono professionisti chiamati a operare in un ambiente dove autonomia, preparazione e rapidità decisionale possono fare la differenza. Anche se sono lontanissimi dalla costa e da terra. A raccontare questa realtà è il capo di 3ª classe Ciro Ferrigno, infermiere in servizio a bordo di Nave Giovanni delle Bande Nere, che ripercorre il proprio percorso professionale e descrive il ruolo dell’assistenza sanitaria durante la navigazione.
Dall’università alla Marina Militare
Il percorso di capo Ferrigno prende il via nell’anno accademico 2015-2016, quando si iscrive al corso di laurea in Infermieristica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Dopo la laurea decide di affiancare alla professione sanitaria la carriera militare. “Dopo aver conseguito la laurea – racconta –, ho deciso di mettere le mie competenze al servizio del Paese, scegliendo d’intraprendere la carriera militare”.
Una formazione che va oltre l’università
Il percorso di un infermiere militare non si esaurisce con la laurea. La preparazione prosegue infatti attraverso specifici corsi di addestramento: “Durante l’addestramento impariamo a gestire i feriti in uno scenario tattico complesso, a metterci in sicurezza e a stabilire rapidamente le priorità d’intervento”.
Le esercitazioni riproducono situazioni estremamente realistiche, perché “l’obiettivo è quello di addestrarci secondo il motto ‘WE TRAIN AS WE FIGHT’ e sviluppare la capacità di mantenere lucidità, prendere decisioni rapide e garantire il miglior supporto sanitario possibile con elevato stress”.
La RIMPAC 2026: banco di prova sul mare
Tra le esperienze formative più significative, capo Ferrigno nomina la RIMPAC 2026, la più grande esercitazione navale multinazionale al mondo alla quale ha partecipato con Nave Giovanni delle Bande Nere: “È un’esperienza che mi ha permesso di mettere concretamente in pratica tutto ciò ho studiato e di potermi confrontare con approcci lavorativi e culture differenti”.
Il mini ospedale su Nave Giovanni delle Bande Nere
Su un’unità complessa e tecnologicamente avanzata come Nave Giovanni delle Bande Nere l’assistenza sanitaria rappresenta una componente essenziale della capacità operativa: “La gestione sanitaria è organizzata per garantire un’assistenza continua ed efficiente a tutto l’equipaggio, assicurando la capacità di affrontare sia le esigenze quotidiane e routinarie sia eventuali situazioni di emergenza durante l’attività in mare”.
L’infermiere lavora a stretto contatto con il medico di bordo, seguendo ogni aspetto della salute del personale: “È fondamentale mantenere un contatto costante con tutto l’equipaggio, non solo dal punto di vista fisico ma anche sotto l’aspetto psicologico, cogliendo tempestivamente eventuali situazioni che richiedano un intervento di supporto”.
Le attività spaziano dalle visite infermieristiche quotidiane alla somministrazione delle terapie, fino al monitoraggio clinico dei pazienti. Ma il ruolo dell’infermiere si estende anche alle attività operative della nave: “Garantiamo assistenza sanitaria durante tutte le operazioni, dalle attività di rifornimento in mare alle immersioni subacquee, fino alle esercitazioni e alle attività operative più complesse, predisponendo il materiale sanitario e intervenendo tempestivamente in caso di necessità”.
Accanto all’assistenza diretta vi sono anche compiti organizzativi fondamentali: “Siamo responsabili della gestione dei farmaci e dei vaccini, del controllo delle scorte, della verifica delle scadenze e dell’efficienza delle apparecchiature elettromedicali. Essere pronti significa poter intervenire immediatamente, ogni minuto, infatti, può fare la differenza”.
L’assistenza sanitaria in mare
Lavorare in ospedale e servire a bordo di una nave militare sono due realtà profondamente diverse: “In ospedale si può contare su una struttura organizzata, con specialisti, laboratori e diagnostica sempre disponibili. A bordo, invece, bisogna affrontare l’isolamento, la distanza dalla terraferma e la necessità di dover gestire un’evacuazione rapida di un paziente”.
Per questo motivo l’infermiere di bordo possiede una maggiore autonomia rispetto a terra e anche gli aspetti logistici assumono un’importanza particolare: “Farmaci, dispositivi e apparecchiature devono essere gestiti con grande attenzione, perché il ripianamento non è immediato. Inoltre, gli spazi ridotti e l’instabilità della nave possono rendere più impegnative alcune procedure assistenziali. Oltre alla cura del personale, inoltre, svolgiamo un’importante attività di controllo igienico-sanitario degli ambienti e monitoriamo costantemente le condizioni”.
Il rapporto casa-lavoro
Dietro la professionalità e l’addestramento c’è anche una dimensione profondamente umana. Per chi vive il mare costantemente, il sacrificio più grande è la lontananza dalle persone care.
“Partire significa vedere la propria vita continuare tra le onde, mentre a casa il tempo passa senza di te – spiega ancora Ferrigno -. Ci sono compleanni persi, momenti importanti, abbracci rimandati e persone che crescono mentre tu sei lontano. Ma la cosa di cui si è consapevoli è che quando si torna a casa, tutto assume un significato più profondo, facendo apprezzare meglio le cose importanti e allontanando quelle futili”.
In mare, però, anche i gesti più semplici assumono un significato diversoç: “Una telefonata, un messaggio, una videochiamata di pochi minuti, diventano qualcosa di speciale, perché quando sei lontano capisci quanto siano importanti le piccole cose”.
Eppure la vita di bordo offre anche esperienze che lasciano un segno profondo: “Ti fa crescere, ti insegna a resistere, a fidarti delle persone accanto a te, a creare legami che diventano una seconda Famiglia. Ti regala albe sul mare, notti piene di stelle, luoghi lontani e ricordi che porterai sempre con te”.
Il ritorno diventa così il momento più atteso: “Mentre sei lontano, inizi già ad aspettare il momento di riabbracciare chi ami, di raccontare ciò che hai vissuto e di renderti conto che ogni sacrificio è servito. Questa vita insegna che la distanza può dividere i corpi ma non i cuori. Perché alla fine il valore di un abbraccio, si misura anche da tutti i chilometri che hai dovuto attraversare per poterlo vivere”.
Tra due famiglie: quella di casa e quella di bordo
Alla domanda su cosa gli manchi di più quando è lontano da casa, capo Ferrigno non ha dubbi: “Quando sei in navigazione ti rendi conto che non ti manca un luogo ma tutto quello che ti rappresenta, ma quando torni a casa, una parte di te rimane a bordo: ti mancano i colleghi, le persone con cui hai condiviso stanchezza e soddisfazioni. In mare nascono legami profondi, perché impari a fidarti di chi ti sta accanto”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Ministero della Difesa – Marina Militare
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