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Civitavecchia (Roma), la denuncia: 80 ospiti senza infermieri di notte all’Istituto Santa Cecilia

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Civonline segnala una criticità che alimenta la discussione su sicurezza, competenze degli oss e standard assistenziali.

Ottanta ospiti e nessun infermiere durante il turno di notte. Questo l’allarme lanciato da dal quotidiano telematico Civonline e riguardante l’Istituto Santa Cecilia di Civitavecchia (Roma), dove l’assistenza sarebbe affidata agli operatori socio-sanitari. Una circostanza che, se confermata nei termini riportati, pone interrogativi rilevanti non solo sotto il profilo organizzativo, ma anche rispetto alla sicurezza delle cure, alla gestione delle eventuali urgenze e alla distinzione delle competenze professionali tra infermieri e oss.

Nurse Times ha effettuato una verifica delle fonti pubblicamente disponibili. L’Istituto Santa Cecilia di Civitavecchia si presenta ufficialmente come un centro di riabilitazione accreditato con la Regione Lazio e specializzato nell’assistenza a persone con disabilità conseguenti a condizioni congenite o acquisite. Il punto centrale, quindi, è comprendere quale sia l’effettiva organizzazione del turno di notte segnalato e quali siano le caratteristiche clinico-assistenziali degli ospiti presenti.

Data la classificazione dell’Istituto Santa Cecilia, non è corretto applicare automaticamente qualsiasi standard previsto genericamente per una Rsa, senza conoscere nel dettaglio titolo autorizzativo, setting assistenziale, moduli accreditati, intensità delle prestazioni e caratteristiche dei pazienti presenti.

Per le strutture riabilitative rivolte a persone con disabilità fisica, psichica e sensoriale, la Regione Lazio richiama specifici requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi. Tra gli atti di riferimento figura la Deliberazione della Giunta regionale n. 979 dell’11 dicembre 2020, che ha modificato e integrato il precedente Dca U00434/2012 per le attività di riabilitazione intensiva, estensiva e di mantenimento.

Proprio per questo, stabilire se l’eventuale assenza dell’infermiere durante un determinato turno costituisca una violazione di uno specifico standard autorizzativo richiede la verifica della configurazione accreditata del reparto o del nucleo interessato.

Nessun infermiere di notte: perché la questione è delicata

La presenza di oss all’interno di una struttura residenziale è naturalmente prevista e rappresenta una componente essenziale dell’équipe assistenziale. Tuttavia, operatore socio-sanitario e infermiere non sono figure professionali sovrapponibili.

Il profilo dell’infermiere è disciplinato dal Dm 14 settembre 1994, n. 739, che identifica l’infermiere come professionista responsabile dell’assistenza generale infermieristica. Il percorso di professionalizzazione è stato successivamente consolidato dalla normativa sulle professioni sanitarie e dall’autonomia professionale riconosciuta agli infermieri. Anche il nuovo profilo nazionale dell’oss, recepito con il Dpcm 25 marzo 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 giugno 2025, mantiene una distinzione precisa dei ruoli.

La normativa stabilisce che l’oss può lavorare nei contesti sanitari, sociosanitari, residenziali e semiresidenziali, ma svolge la propria attività in collaborazione e, in relazione alla tipologia dell’intervento, con la supervisione dei professionisti preposti all’assistenza. Deve inoltre attenersi alla pianificazione individuale, ai piani di lavoro e alle attività attribuite dai professionisti competenti. L’operatore socio-sanitario è responsabile della corretta esecuzione delle attività che gli vengono attribuite, ma questo principio non equivale alla possibilità di sostituire integralmente la funzione infermieristica.

Il punto, comunque, non è il valore degli oss, ma la corretta organizzazione dell’assistenza, e il caso non deve quindi trasformarsi in una contrapposizione tra professionisti. Gli operatori socio-sanitari svolgono un ruolo fondamentale nell’assistenza quotidiana, soprattutto nei setting residenziali e riabilitativi, ma collaborazione multiprofessionale non significa intercambiabilità.

In presenza di pazienti complessi, pluripatologici, sottoposti a terapie o potenzialmente esposti a un deterioramento improvviso delle condizioni cliniche, la disponibilità di competenze infermieristiche può assumere un ruolo decisivo nella valutazione assistenziale, nel monitoraggio, nell’identificazione precoce delle criticità e nell’attivazione degli interventi necessari. Non è allora sufficiente sapere quanti operatori siano presenti durante una notte. Occorre conoscere quali professionisti siano presenti, quali pazienti assistano, quali prestazioni debbano garantire e quale sistema sia previsto per affrontare un’emergenza.

Cosa cambia per infermieri e professionisti sanitari

La vicenda di Civitavecchia riporta al centro un problema nazionale: come organizzare i servizi quando la disponibilità di personale infermieristico è insufficiente senza determinare improprie sovrapposizioni di competenze. Il Dpcm del 25 marzo 2025 chiarisce che l’oss opera nell’ambito delle proprie competenze e delle attività attribuite e che la relazione con le professioni sanitarie varia in funzione della complessità, criticità e contesto operativo.

Per infermieri, coordinatori e direzioni sanitarie questo comporta una particolare attenzione alla pianificazione dei turni e alla valutazione del livello assistenziale necessario. Per gli oss significa, allo stesso tempo, evitare che una carenza organizzativa finisca per trasferire sull’operatore responsabilità o attività che eccedono il relativo profilo.

Alla luce delle informazioni attualmente disponibili, sarebbe quindi necessario chiarire almeno alcuni elementi: quanti oss sono effettivamente in servizio; se è previsto un infermiere in sede o un differente modello di copertura; quali nuclei e quali pazienti sono coinvolti; quale sistema di gestione delle urgenze è attivo; quale standard di personale è previsto dall’accreditamento della specifica attività residenziale.

In attesa di eventuali chiarimenti a opera di Istituto Santa Cecilia, Asl Roma 4 o Regione Lazio, va sottolineato come la questione vada oltre il singolo episodio. Garantire personale numericamente e professionalmente adeguato alla complessità delle persone assistite rappresenta uno dei presupposti fondamentali per la sicurezza dei pazienti e, allo stesso tempo, per la tutela di infermieri e oss.

Redazione Nurse Times

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