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Ccnl Sanità 2025-2027, ULS: “I nodi irrisolti restano sulla pelle dei lavoratori”

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“Numeri poco trasparenti, potere d’acquisto recuperato solo in parte, personale turnista ancora penalizzato e una carenza infermieristica che il Ccnl Sanità non affronta non possono passare sotto silenzio nell’euforia degli annunci entusiastici. I lavoratori hanno diritto di conoscere anche quello che non funziona, non solo i titoli con le cifre più alte possibili”. Lo dichiarano Anna Rita Amato e Antonino Gentile, del direttivo nazionale ULS – Unione Lavoratori Sanità.

“Il primo rilievo – osservano Amato e Gentile – riguarda il modo in cui i risultati economici sono stati comunicati. La percentuale di aumento più diffusa, il 7,76%, non è calcolata sullo stipendio del singolo lavoratore, ma sul monte salari complessivo del comparto: una base di calcolo più ampia, che nessun comunicato ufficiale ha chiarito con la stessa evidenza con cui ha annunciato la cifra”.

E ancora: “Allo stesso modo, il dato delle risorse stanziate ‘a regime’ – oltre 2 miliardi di euro – include gli oneri contributivi a carico del datore di lavoro, non solo quanto arriva effettivamente in busta paga. Un lavoratore che legge ‘più di 2 miliardi’ o ‘più 7,76%’ si aspetta cifre che non troverà mai nel proprio cedolino. Se anche il netto stimato per un infermiere si ferma a circa 145-165 euro al mese (due pieni di gasolio per andare a lavorare), a fronte di un lordo di oltre 220, qualcuno dovrebbe spiegarlo con la stessa chiarezza con cui si annunciano i titoli”.

Sempre il direttivo Uls: “Gli aumenti di questo triennio, per quanto reali, rincorrono l’inflazione attesa nel periodo 2025-2027, ma non compensano l’erosione salariale subita durante la crisi energetica del 2022-2023, quando l’inflazione superò il 5% e l’8% mentre i rinnovi contrattuali restavano fermi. Recuperare l’inflazione di domani non restituisce lo stipendio perso ieri. Chi ha lavorato in prima linea durante gli anni più duri della crisi energetica, con i turni massacranti della ripartenza post-pandemica, ha visto il proprio potere d’acquisto ridursi in modo che questo contratto colma solo in parte”.

Aggiungono Amato e Gentile: “A pesare di più è la sperequazione interna che il Ccnl non risolve. Il personale che garantisce la continuità assistenziale nelle 24 ore, tra notti, festivi e reparti di emergenza-urgenza, resta quello più esposto fisicamente e psicologicamente e quello meno sostenuto sul piano economico: alcune scelte sulla distribuzione delle risorse hanno appiattito il salario accessorio, invece di premiare chi lavora nelle condizioni più gravose.

Dichiara i due sindacalisti: “Non è accettabile che chi fa notti, festivi ed emergenza-urgenza si ritrovi con un trattamento sostanzialmente simile a chi lavora in condizioni meno usuranti. È la negazione stessa del principio per cui il salario accessorio dovrebbe premiare chi lavora peggio, non appiattire tutti sullo stesso livello”.

Concludendo: “Chiediamo che il Governo assuma un impegno esplicito, verificabile e con scadenze certe su questi cinque punti nella prossima Legge di Bilancio: trasparenza reale sui dati economici comunicati ai lavoratori, recupero integrale del potere d’acquisto perso nel biennio 2022-2023, un riequilibrio del salario accessorio a favore di chi fa turni notturni e festivi, una soluzione contrattuale dignitosa per definire usurante la professione infermieristica, e un piano straordinario e pluriennale di assunzioni per affrontare alla radice la carenza di personale. Fino a quando questi nodi resteranno irrisolti, la ULS continuerà a chiamarli con il loro nome, senza sconti a nessuno”.

Redazione Nurse Times

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