Dopo essere stata licenziata, ha inscenato una clamorosa forma di protesta. Si tratta di Margherita Napoletano, (ex) infermiera dell’ospedale San Raffaele di Milano, che nella giornata di ieri si è incatenata, insieme a tre colleghi, a una panchina nell’atrio della struttura, iniziando anche uno sciopero della fame a oltranza. La professionista, storica delegata CUB, nonché coordinatrice della Rsu e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, contesta il provvedimento che la riguarda e chiede l’immediato reintegro.
La risposta del San Raffaele è arrivata nella serata di ieri con una lettera di diffida inviata ai tre partecipanti all’iniziativa, che hanno esposto cartelli con le scritte “Io sono in sciopero, questa volta della fame” e “Ora incatenati, poi scatenati”. La direzione dell’ospedale ha scelto dunque la linea dura, contestando a sua volta le modalità di svolgimento dell’iniziativa e invitando i lavoratori a cessare il presidio non autorizzato.
“L’amministrazione – si legge nella lettera del San Raffaele – intende precisare che la presente comunicazione non riguarda il merito delle opinioni espresse, né intende comprimere le prerogative sindacali, la libertà di manifestazione del pensiero o il diritto di critica, che l’ordinamento riconosce e tutela. Resta, tuttavia, fermo che l’esercizio di tali diritti incontra limiti connessi al rispetto di altri interessi di pari rilievo, tra cui la sicurezza, il regolare svolgimento dell’attività lavorativa, la tutela della reputazione altrui e, nel contesto ospedaliero, la primaria esigenza di assicurare un ambiente ordinato e idoneo all’erogazione delle cure”.
Secondo il San Raffaele le proteste negli spazi interni dell’ospedale “non possono ritenersi compatibili con le esigenze organizzative, funzionali e di sicurezza della struttura”. L’azienda ha quindi invitato Margherita e i suoi tre colleghi a cessare il presidio, rimuovere le catene, liberare la zona occupata e “astenersi dal reiterare analoghe condotte all’interno della struttura”.
Inoltre l’azienda ha motivato il licenziamento precisando che l’infermierea avrebbe fatto da tutor a una tirocinante iscritta al CUB nei locali del San Raffaele, senza avvisare la direzione. Secondo il sindacato, invece, il provvedimento sarebbe una ritorsione per gli scioperi organizzati a maggio e giugno contro il ricorso a cooperative esterne e per le carenze di personale. Nel parlare di “grave intimidazione”, infine, lo stesso CUB commenta: “È evidente che l’azienda non vuole la presenza della lavoratrice che ha denunciato la malasanità dell’ospedale”.
Redazione Nurse Times
Articoli correlati
- Ospedale San Raffaele di Milano, la relazione del ministero sul caos di dicembre arriva in Procura
- Caso San Raffaele, Opi Lombardia: “Servono regole certe per un reclutamento etico degli infermieri”
- Caso San Raffaele, le indagini rivelano la mancanza di preparazione degli infermieri forniti dalla cooperativa
- Unisciti a noi su Telegram https://t.me/NurseTimes_Channel
- Scopri come guadagnare pubblicando la tua tesi di laurea su NurseTimes
- Il progetto NEXT si rinnova e diventa NEXT 2.0: pubblichiamo i questionari e le vostre tesi
- Carica la tua tesi di laurea: tesi.nursetimes.org
- Carica il tuo questionario: https://tesi.nursetimes.org/questionari
Lascia un commento