Home Infermieri La grande assente della riforma: la fiducia
InfermieriMediciNT NewsProfilo professionale

La grande assente della riforma: la fiducia

Condividi
Condividi

C’è una parola che nel dibattito sulla riforma della medicina generale non compare quasi mai. Eppure è probabilmente la più importante di tutte. Questa parola è “fiducia”.

Negli ultimi mesi abbiamo parlato di convenzioni, dipendenza, sindacati, Enpam, case di comunità, contratti e modelli organizzativi. Discussioni legittime, spesso necessarie. Ma mentre il sistema sanitario discute di sé stesso, i cittadini continuano a vivere un’esperienza molto più semplice e concreta: trovare un medico che risponda, ottenere una visita in tempi ragionevoli, sentirsi seguiti quando diventano fragili o cronici. È lì che si misura la fiducia. Non nei tavoli tecnici.

La verità è che la medicina territoriale italiana non sta attraversando soltanto una crisi organizzativa. Sta attraversando una crisi di credibilità. Sempre più persone percepiscono il sistema come distante, difficile da raggiungere e spesso incapace di accompagnarle nel tempo. Non perché i professionisti non lavorino – anzi, molti lavorano oltre ogni limite ragionevole -, ma perché il cittadino vede il risultato finale, non le difficoltà interne che lo hanno generato.

Ed è qui che la riforma Schillaci racconta qualcosa di più grande della riforma stessa. Ci racconta un Paese che da anni sa individuare i problemi, ma fatica enormemente a costruire soluzioni condivise. Tutti concordano sul fatto che la medicina generale sia in difficoltà. Tutti riconoscono che il territorio debba essere rafforzato. Tutti vedono le difficoltà di reclutamento, il sovraccarico burocratico e la crescente complessità assistenziale. Poi, però, quando si passa dalle diagnosi alle cure, il consenso si dissolve e ogni attore torna a difendere il proprio equilibrio.

In questa discussione manca spesso anche una riflessione sul ruolo degli infermieri. In molti Paesi europei la fiducia del cittadino nel sistema territoriale passa attraverso team multiprofessionali dove infermieri, medici e altri professionisti condividono la presa in carico delle persone. In Italia continuiamo invece a immaginare il territorio come se fosse sostenuto quasi esclusivamente da una sola figura professionale. Eppure l’infermiere di famiglia e comunità potrebbe rappresentare uno degli strumenti più efficaci per ricostruire quella continuità di relazione che oggi molti cittadini sentono di aver perso.

Forse il vero fallimento di una riforma non è quando viene bloccata. Forse il vero fallimento è quando lascia intatte le stesse domande che l’avevano resa necessaria. Perché alla fine il cittadino non vuole sapere chi ha vinto una trattativa sindacale o quale modello contrattuale sia stato salvato. Vuole sapere se qualcuno si prenderà cura di lui quando ne avrà bisogno. E finché questa domanda resterà senza una risposta convincente, il problema della sanità territoriale non sarà la mancanza di riforme. Sarà la mancanza di fiducia.

Guido Gabriele Antonio

Articoli correlati

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
InfermieriNT NewsProfilo professionale

Le case di comunità ci sono. Ora chi ci mettiamo dentro?

Per anni abbiamo detto che il problema della sanità italiana fosse l’ospedale...

ConcorsiLavoroNT NewsO.S.S.RegionaliSicilia

Irccs Associazione Oasi Maria SS. di Troina (Enna): concorso per 7 posti da oss

L’Irccs Associazione Oasi Maria SS. di Troina (Enna) ha indetto un concorso...

ConcorsiLavoroNT NewsRegionaliSicilia

Irccs Associazione Oasi Maria SS. di Troina (Enna): concorso per 12 posti da infermiere

L’Irccs Associazione Oasi Maria SS. di Troina (Enna) ha indetto un concorso...

Asst Pavia, indetto concorso per 24 infermieri
ConcorsiLavoroLombardiaNT NewsRegionali

Asst Pavia: concorsi per 16 posti da infermiere nelle case di comunità

L’Asst Pavia ha indetto tre distinti concorsi pubblici, per titoli ed esami,...