Lunedì 22 giugno, dalle 12 alle 13, si terrà una conferenza stampa online, organizzata da CREA Sanità, durante la quale sarà presentato in anteprima agli organi di informazione il documento “Idee nuove per un Ssn equo e sostenibile – Una proposta di accademici ed esperti”.
Sono passati 50 anni dall’approvazione della Legge 833 e 30 anni dalle riforme degli anni Novanta. Il mondo è cambiato e per salvaguardare i principi del Ssn occorrono proposte organiche innovative. La proposta si concentra su tematiche rilevanti da inserire in una revisione organica della normativa in tema di salute (possibilmente in un Testo unico) e si pone con l’obiettivo di costituire un terreno di confronto tra le forze sociali, politiche e istituzionali.
Il documento, che è stato predisposto da esperti e accademici di diverse università italiane che si occupano di economia, epidemiologia e management sanitario, sarà reso pubblico il 25 giugno, attraverso un’iniziativa che prevede la partecipazione sia virtuale sia in presenza, ospitata nelle seguenti sedi universitarie: Bocconi, Catania, Genova, LUMSA, Magna Græcia, Messina, Salento, Scuola Superiore Sant’Anna, Torino e Ferrara.
Alcuni segnali di allarme
Non è più possibile affrontare con provvedimenti particolari la situazione di allarme evidenziata dai seguenti dati:

Il Ssn si trova ad affrontare un paradosso: il progresso scientifico e tecnologico ha allungato la vita dei cittadini e ha consentito di affrontare patologie un tempo letali, ma ha anche moltiplicato i bisogni, dalla cronicità alla non autosufficienza, che un sistema ancora orientato alle acuzie fatica a governare.
Le cause delle criticità sono strutturali: un’offerta di servizi, anche di qualità, ma frammentata e prestazionale che scarica sugli assistiti il compito di ricomporla, svantaggiando le fasce di popolazione più fragili; un finanziamento pubblico non coerente con i Lea, che genera razionamento implicito e un divario tra diritti formalmente riconosciuti e diritti realmente esigibili; una governance debole e disarticolata; un management spesso selezionato su base locale anziché su merito nazionale; un sistema formativo gravemente disallineato dal fabbisogno reale.
Il risultato è l’erosione progressiva della fiducia dei cittadini nel Ssn come bene comune e un crescente disagio tra chi lavora nel sistema.
Il significato della proposta
Il significato della proposta si articola in sette pilastri:
1. Un sistema di tutela della salute multilivello – Si introduce un’architettura di governance a tre cerchi concentrici: il livello One Health dei determinanti di salute; il sistema dei servizi della salute nella sua interezza (Ssn, privato accreditato, fondi integrativi, assicurazioni, terzo settore, Life Sciences) con ruoli espliciti e complementari che orientano anche la spesa privata; il Ssn in senso stretto comprensivo del privato accreditato.
2. Universalismo – Il Ssn deve promettere solo ciò che può mantenere, esplicitando le priorità in sede di programmazione ed eliminando la divaricazione tra diritti formalmente garantiti e diritti effettivamente fruibili. Ogni prescrizione del medico Ssn deve generare automaticamente la prenotazione della prestazione nei tempi clinicamente appropriati. Ogni paziente cronico o fragile ha diritto a un Piano assistenziale individuale (Pai) con prenotazione automatica in back office di tutte le prestazioni previste, supportata da meccanismi di allerta e monitoraggio strutturato dell’aderenza terapeutica. La stratificazione della popolazione per natura e intensità del bisogno e livello di health literacy deve diventare la base per la presa in carico personalizzata e la valutazione degli esiti di salute.
3. Lea, finanziamento e compartecipazioni – In sede di Legge di Bilancio vanno adottate politiche esplicite di adeguamento del finanziamento o di definizione delle priorità tra Lea, sulla base di criteri trasparenti. Le compartecipazioni alla spesa sono modulate sul reddito per rendere equo l’impatto sui bilanci familiari senza penalizzare i più fragili. Si auspica il progressivo adeguamento del finanziamento verso la media europea.
4. Presa in carico, prossimità e multicanalità – La sanità di iniziativa diventa un approccio strutturale: il distretto deve identificare proattivamente i bisogni (anche quelli non espressi), arruolare precocemente i pazienti cronici e garantire la continuità assistenziale. La prossimità non è geografica ma relazionale: ogni paziente cronico o fragile deve avere un professionista stabile di riferimento. L’accesso ai servizi è garantito in una logica multicanale adattata alle competenze digitali dei diversi gruppi di popolazione. Le nuove tecnologie permettono di affrontare l’annoso problema delle liste di attesa portando i servizi verso i pazienti invece che i pazienti verso le strutture.
5. Umanizzazione, partecipazione e coinvolgimento – Il Ssn, nel rispetto dei principi di dignità, centralità della persona e umanizzazione delle cure, promuove e rafforza, a diversi livelli e con differenti finalità, la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini, dei pazienti e delle loro organizzazioni nei processi di programmazione, progettazione, organizzazione e valutazione dei servizi sanitari. Inoltre, sostiene e valorizza il coinvolgimento attivo dei pazienti nel proprio percorso di cura, quale elemento qualificante per il miglioramento degli esiti di salute e della qualità dell’assistenza.
6. Programmazione del personale e superamento del mismatch delle competenze – Il piano dei fabbisogni di personale deve essere definito in relazione alla programmazione degli obiettivi di copertura dei bisogni in modo da orientare anche la programmazione universitaria concertata con il Mur. Le Aziende possono assumere con contratti atipici fino al 5% del fabbisogno, per attrarre profili critici e innovativi. Il piano valorizza i nuovi profili e ridefinisce i compiti attribuibili a professioni non sanitarie.
7. Direzione strategica delle aziende – I direttori generali del Ssn entrano a far parte di un albo nazionale. La loro retribuzione è allineata ai dirigenti apicali dello Stato: con una componente fissa del 70%, 15% variabile per obiettivi, 15% per complessità dell’azienda. Incentivi specifici promuovono la mobilità interregionale, specialmente verso i contesti con minor capitale istituzionale e manageriale.
Redazione Nurse Times
Articoli correlati
- Risultati dell’analisi CREA Sanità 2023: mancano 70mila infermieri
- Case della salute, la ricerca di CREA Sanità: “Modello incompiuto”
- CREA Sanità e Pit Salute: “Fondamentale il ruolo degli infermieri”
- Unisciti a noi su Telegram https://t.me/NurseTimes_Channel
- Scopri come guadagnare pubblicando la tua tesi di laurea su NurseTimes
- Il progetto NEXT si rinnova e diventa NEXT 2.0: pubblichiamo i questionari e le vostre tesi
- Carica la tua tesi di laurea: tesi.nursetimes.org
- Carica il tuo questionario: https://tesi.nursetimes.org/questionari
Lascia un commento