
Tra gli interventi che hanno guardato maggiormente al futuro della professione infermieristica durante il congresso “Consapevolezza e competenza: pronti per il mondo del lavoro” (Pugnochiuso 8-11 giugno), particolare interesse ha suscitato quello di Stefano Mancin, presidente della la Società Infermieri Area Nefrologica (SIAN).
In un momento storico in cui la sanità sta attraversando trasformazioni profonde, tra innovazione tecnologica, aumento della complessità assistenziale e ridefinizione dei modelli organizzativi, abbiamo chiesto a Mancin quale sarà la competenza che farà realmente la differenza per gli infermieri nei prossimi dieci anni. La sua risposta va oltre il concetto tradizionale di competenza tecnica: “La competenza che farà davvero la differenza nei prossimi dieci anni non sarà una singola abilità, ma la capacità di integrare competenza clinica, innovazione tecnologica e leadership professionale”.
Secondo Mancin, la preparazione clinica continuerà a rappresentare il pilastro dell’assistenza infermieristica. Conoscenze solide, capacità di valutazione e ragionamento clinico resteranno elementi imprescindibili per garantire cure efficaci e sicure. Allo stesso tempo, strumenti come teleassistenza, monitoraggio remoto, digitalizzazione e intelligenza artificiale entreranno sempre più nella quotidianità professionale.
Ma il punto centrale, secondo il presidente SIAN, è un altro: “Né la competenza clinica né la tecnologia, considerate singolarmente, saranno sufficienti. L’elemento distintivo sarà la capacità di guidare il cambiamento nelle organizzazioni sanitarie, traducendo evidenze scientifiche e innovazioni tecnologiche in modelli assistenziali più efficaci, sostenibili e centrati sulla persona”.
Una riflessione che assume un significato particolare nell’area nefrologica, settore in cui i pazienti convivono spesso con patologie croniche e percorsi assistenziali complessi che richiedono continuità delle cure, educazione terapeutica e una stretta integrazione tra ospedale e territorio.
Per Mancin, l’infermiere del futuro non sarà soltanto un professionista clinicamente preparato, ma una figura capace di coordinare percorsi, favorire la collaborazione tra professionisti e contribuire ai processi decisionali: “L’infermiere dovrà essere un facilitatore dei percorsi di cura, un promotore della collaborazione multidisciplinare e un interlocutore qualificato nei processi decisionali”.
Il messaggio di mancin è rivolto soprattutto ai numerosi studenti presenti al congresso: “Guardando ai tanti studenti presenti, vedo una grande responsabilità ma anche un’importante opportunità. Non saranno soltanto professionisti chiamati a operare nei sistemi esistenti, ma potranno contribuire attivamente alla loro evoluzione”.
Per il presidente SIAN, la vera sfida non sarà quindi adattarsi al cambiamento, ma diventarne protagonisti: “La competenza decisiva sarà la leadership clinica del cambiamento: una leadership basata non sul ruolo gerarchico, ma sulla capacità di assumere responsabilità, proporre soluzioni fondate sulle evidenze e coinvolgere pazienti, colleghi e istituzioni”.
Un concetto, quello di Mancin, che sintetizza perfettamente il filo conduttore dell’intero congresso di Pugnochiuso. Perché prepararsi al mondo del lavoro oggi non significa soltanto acquisire nuove conoscenze, ma sviluppare quella capacità di visione che permetterà ai professionisti di domani di costruire una sanità più moderna, integrata e vicina ai bisogni dei cittadini.
Come ha concluso Mancin, la tecnologia potrà accelerare il cambiamento e la competenza clinica orientarlo, ma saranno gli infermieri capaci di guidarlo a fare davvero la differenza nella sanità del prossimo decennio.
Guido Gabriele Antonio
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