Home Infermieri “Tu sei solo un infermiere”: il problema non è la frase, ma il sistema che la rende possibile 
InfermieriNT NewsProfilo professionale

“Tu sei solo un infermiere”: il problema non è la frase, ma il sistema che la rende possibile 

Condividi
Condividi

“Tu sei solo un infermiere”. Per il Tribunale Militare non è ingiuria. Una frase. Una valutazione giuridica. Un caso chiuso.

Ma nella sanità reale, quella frase non è mai stata solo una frase. È una cultura. Perché il punto non è stabilire se quelle parole configurino o meno un reato. Il punto è chiedersi perché continuano a esistere. E, soprattutto, perché continuano a essere credibili.

Perché se una frase del genere riesce ancora a trovare spazio, non è per un problema linguistico. È perché poggia su una struttura. Una gerarchia culturale che, formalmente, è cambiata da anni, ma nella pratica continua a esistere.

Da una parte una professione che ha costruito nel tempo competenze, autonomia, responsabilità. Dall’altra un sistema che fatica a riconoscerle fino in fondo. E allora quella frase diventa qualcosa di più. Diventa la sintesi di una distanza. Tra ciò che l’infermieristica è diventata e il modo in cui ancora viene percepita.

Non è un problema di legge. È un problema di cultura organizzativa. Perché nei sistemi complessi ciò che è scritto conta fino a un certo punto. Quello che conta davvero è ciò che viene tollerato. E quando certe dinamiche vengono tollerate, diventano normalità.

Non servono più parole esplicite. Basta il contesto. Bastano i comportamenti. Basta sapere “chi decide” e chi no. E allora il rischio non è la frase. Il rischio è che quella frase continui a essere plausibile. Che continui a riflettere un equilibrio che non è mai stato davvero messo in discussione.

Perché il problema non è stabilire chi è “di più” o “di meno”. Il problema è capire se il sistema è davvero pronto a funzionare in modo diverso. In modo integrato. In modo riconosciuto. In modo adulto.

Perché finché una professione viene ancora ridotta a “solo”, non è quella professione a essere in discussione. È il sistema che non è ancora cresciuto abbastanza per riconoscerla. E forse la domanda, oggi, non è cosa dice un tribunale. Ma cosa continua a dire, ogni giorno, la realtà.

Guido Gabriele Antonio

Articoli correlati

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Puglia, svolta sui Lea: diventano gratuite le cure per 406 patologie
NT NewsPugliaRegionali

Puglia, il disavanzo è pubblico: la cura passa dal privato

Mentre la sanità pugliese resta sotto controllo per un disavanzo da circa...

Disabile trattato in modo "disumano": per la Cassazione scatta il reato di tortura
NT NewsO.S.S.

Differenziale economico per svolgimento di mansioni superiori: Cassazione conferma il diritto di una oss

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un’azienda ospedaliera universitaria,...

Illustrazione di quattro infermieri in un reparto ospedaliero, con il dato dei 36 posti letto del caso Niguarda
InfermieriLombardiaNormativeNT NewsRegionali

Niguarda, 4 infermieri per 36 letti: condanna per stress e demansionamento

Il Tribunale di Milano accoglie il ricorso di nove professionisti: al centro...

InfermieriNT NewsProfilo professionale

La distanza fra tre numeri

Alle 9 del mattino, nella palestra di un centro di riabilitazione accreditato...