Per ben sette anni ha vissito da paziente oncologica, convinta di essere affetta da tumore al seno. Perché così le avevano detto i medici. Invece non era vero. Quel carcinoma non era il suo. Le era stato diagnosticato per effetto di uno scambio di campioni, come poi ha dimostrato un test del Dna effettuato nell’aprile del 2025.
Ha dell’incredibile la vicenda di una donna padovana, oggi 51enne, che nell’autunno del 2018, dopo un controllo di routine, ricevette una terribile notizia: dallo screening risultavano microcalcificazioni sospette alla mammella. La successiva biopsia negli ambulatori dell’Usl euganea, unita all’analisi istologica nei laboratori dell’Azienda ospedaliera, confermò i timori: carcinoma duttale infiltrante di terzo grado, una forma aggressiva che richiede un intervento immediato.
E così il 21 novembre la paziente “ocologica” fu sottoposta a mastectomia totale della mammella sinistra in una clinica di Abano Terme. Dimessa tre giorni dopo, pensava di aver superato la fase più critica. Anche perché l’esame istologico sul tessuto trasportato non mostrava più cellule tumorali. Insomma, tutto sembrava indicare l’intervento era andato bene.
Tra il 2021 e il 2024 la donna affrontò sei interventi di chirurgia ricostruttiva tra Padova, Parma e Lecce. Ma proprio durante quel percorso emergono le prime incongruenze. Le perizie rilevano infatti un’anomalia tecnica: nella biopsia iniziale erano stati prelevati 14 frammenti di tessuto, ma solo cinque risultavano analizzati dal patologo che formulò la diagnosi. Un dettaglio che condusse all’ipotesi dello scambio di campioni.
Nella primavera del 2025 arriva la certezza dell’errore. Sì, perché il confronto genetico tra il Dna della donna e il materiale biologico conservato dal 2018 rivela che i tessuti tumorali appertenevano a un’altra paziente.
Due le fasi ora all’esame della magistratura: quella bioptica dell’Usl euganea (prelievo, identificazione, trasporto) e quella diagnostica dell’Azienda ospedaliera (accettazione e analisi in laboratorio). Al momento, nessuna risposta ufficiale dalle strutture coinvolte. Ma una certezza c’è, così sintetizzata dalla perizia medico-legale: “Una mastectomia non necessaria, sette operazioni complessive e una sofferenza psicologica profonda, alimentata per anni dalla convinzione di essere malata di cancro”.
Dopo il fallimento dei tentativi di mediazione, la vicenda è approdata in sede civile. Il tribunale ha nominato un consulente tecnico d’ufficio per accertare le responsabilità e quantificare il danno. Se entro quattro mesi non emergerà un accordo, si aprirà un procedimento ordinario.
Redazione Nurse Times
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