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Posizionamento ergonomico: un nuovo paradigma per la chirurgia minimale invasiva

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Abstract

La chirurgia mini-invasiva (MIS), incluse la laparoscopia e la chirurgia robot-assistita, ha rivoluzionato la pratica chirurgica, offrendo benefici significativi ai pazienti. Tuttavia questa rivoluzione ha introdotto un paradosso: mentre i pazienti sperimentano un recupero più rapido e meno dolore, i chirurghi sono esposti a un rischio crescente di disordini muscoloscheletrici (DMS) debilitanti, con tassi di prevalenza che superano l’80% in alcune coorti.

Questo fenomeno minaccia la longevità della carriera chirurgica, la sostenibilità della forza lavoro e, potenzialmente, la sicurezza stessa del paziente. L’approccio tradizionale all’ergonomia chirurgica si è spesso concentrato in modo reattivo e frammentario sul comfort del singolo operatore. Questo articolo propone un cambio di paradigma verso il posizionamento ergonomico, un modello olistico e proattivo che considera la sala operatoria come un ecosistema integrato.

Questo nuovo paradigma si fonda su quattro pilastri interconnessi:

  • Ergonomia paziente-centrica, che ottimizza il posizionamento del paziente non solo per l’esposizione chirurgica ma anche per facilitare la postura del chirurgo.
  • Ergonomia chirurgo-centrica, che va oltre la postura statica per includere l’allineamento dinamico con monitor, pedali e interfacce.
  • Ergonomia di team e attrezzature, che progetta il layout della sala operatoria per ottimizzare i flussi di lavoro, la comunicazione e l’interazione uomo-macchina.
  • Ergonomia cognitiva, che mira a ridurre il carico mentale attraverso interfacce intuitive e una gestione ottimale delle informazioni. Analizzando la letteratura esistente e delineando un framework per l’implementazione pratica, questo articolo sostiene che l’adozione del Posizionamento Ergonomico non è più una scelta opzionale, ma un imperativo etico, economico e clinico per garantire la sostenibilità e la sicurezza della chirurgia moderna.
Introduzione

La transizione dalla chirurgia a cielo aperto alla chirurgia mini-invasiva (MIS) rappresenta uno dei progressi più significativi della medicina moderna. Tecniche come la laparoscopia e, più recentemente, la chirurgia robot-assistita, hanno ridotto drasticamente il trauma chirurgico per i pazienti, portando a una diminuzione del dolore post-operatorio, a degenze ospedaliere più brevi e a un più rapido ritorno alle attività quotidiane (1).

Tuttavia questa evoluzione tecnologica ha generato un costo nascosto, trasferendo il carico fisico dal paziente al chirurgo. L’interfaccia tra il chirurgo e il paziente, mediata da strumenti lunghi e rigidi o da console robotiche, ha creato una serie di sfide ergonomiche senza precedenti, dando origine a quella che è stata definita una “epidemia silenziosa”di disordini muscoloscheletrici (DMS) tra la popolazione chirurgica (2, 3).

Studi su larga scala hanno dipinto un quadro allarmante. Prevalenze di DMS che vanno dal 66% a oltre il 90% sono state riportate tra i chirurghi che praticano regolarmente la MIS (4, 5). Le aree più colpite sono il collo, la schiena, le spalle e i polsi. Questi disturbi non sono semplici fastidi, ma condizioni potenzialmente invalidanti che possono portare a dolore cronico, riduzione della produttività, assenze dal lavoro e, nei casi più gravi, all’abbandono prematuro della carriera chirurgica (6). L’impatto di questa crisi va oltre il benessere individuale del chirurgo.

Un chirurgo affaticato o che opera provando dolore è più suscettibile a commettere errori, mettendo a rischio la sicurezza del paziente (7, 8). Inoltre i costi economici per i sistemi sanitari, legati a congedi per malattia, richieste di risarcimento e alla perdita di professionisti altamente qualificati, sono considerevoli.

La risposta a questa crisi è stata, finora, largamente frammentaria. Gli interventi si sono concentrati su soluzioni isolate: l’acquisto di un nuovo sgabello, la regolazione dell’altezza del tavolo operatorio, o la raccomandazione di esercizi di stretching. Sebbene utili, questi approcci mancano di una visione sistemica e non affrontano le cause profonde del problema, che risiedono nell’interazione complessa tra il paziente, il chirurgo, l’équipe, le attrezzature e l’ambiente della sala operatoria.

Questo articolo propone un cambio di paradigma fondamentale: passare da un approccio reattivo e focalizzato sul “comfort del chirurgo”a un modello proattivo, integrato e olistico che definiamo “Posizionamento Ergonomico”e nel quale sono inclusi tutti gli attori del team chirurgico.

Questo nuovo paradigma riconcettualizza l’ergonomia non come un aspetto accessorio, ma come una componente fondamentale e non negoziabile della pianificazione e dell’esecuzione chirurgica. Il suo obiettivo è ottimizzare l’intero ecosistema della sala operatoria per massimizzare la sicurezza, l’efficienza e il benessere sia del paziente che dell’intero team chirurgico.

L’obiettivo di questo lavoro è definire i pilastri fondamentali del Posizionamento Ergonomico, analizzare le evidenze scientifiche a loro sostegno e proporre un framework pratico per la sua implementazione nella pratica clinica quotidiana.

La crisi ergonomica nella chirurgia mini-invasiva

Per comprendere la necessità di un nuovo paradigma, è essenziale analizzare in dettaglio le sfide ergonomiche specifiche della chirurgia mini-invasiva (MIS).

Sfide della chirurgia laparoscopica – La laparoscopia tradizionale costringe il chirurgo e lintera equipe ad adottare posture innaturali e statiche per lunghi periodi.

Le principali fonti di stress ergonomico includono:

  • Posizionamento del monitor – La posizione del monitor è uno dei fattori più critici. Se posizionato troppo in alto, in basso o lateralmente, costringe ad una flessione, estensione o rotazione prolungata del rachide cervicale, una delle principali cause di cervicalgia (12).
  • Il fulcrum effect – I trocar inseriti nella parete addominale agiscono come un fulcro, invertendo i movimenti della mano. Questo, combinato con la necessità di manovrare strumenti lunghi, richiede una notevole attivazione muscolare di polsi, avambracci e spalle (9).
  • Postura statica e scomoda – Chirurghi e strumentisti devono spesso stare in piedi per ore, con il collo flesso o ruotato per guardare un monitor posizionato in modo subottimale, e le braccia abdotte e sollevate per manipolare gli strumenti. Questa contrazione muscolare statica prolungata riduce il flusso sanguigno e porta ad affaticamento e dolore (10).
  • Design degli strumenti – Molti manici degli strumenti laparoscopici non sono progettati anatomicamente, costringendo il polso a deviazioni ulnari o radiali che aumentano la pressione sul tunnel carpale e su altre strutture delicate (11).

Sfide della chirurgia robot-assistita – La chirurgia robotica, con piattaforme come il sistema Da Vinci, ha risolto alcune di queste problematiche, offrendo una visione 3D immersiva e strumenti articolati che eliminano il tremore. Il chirurgo opera da seduto a una console, eliminando lo stress del mantenimento della posizione eretta.

Tuttavia assistente e strumentista rimangono nei pressi del tavolo operatorio, pertanto vengono introdotte nuove sfide ergonomiche (13):

  • Immobilità della console: Il chirurgo rimane “bloccato”alla console, spesso per ore, con la testa appoggiata al visore e le mani e i piedi impegnati a controllare i bracci robotici. Questa immobilità prolungata può causare rigidità e dolore alla schiena e al collo (14).
  • Design della console: Le prime generazioni di console robotiche avevano una limitata possibilità di regolazione, non adattandosi alla variabilità antropometrica dei chirurghi. Una console non correttamente regolata può forzare posture scomode di braccia, polsi e schiena.
  • Isolamento dal team: L’essere fisicamente separati dal campo operatorio può ostacolare la comunicazione non verbale con il resto dell’équipe, aumentando il carico cognitivo e lo stress (15).

La conseguenza di queste sfide è un onere fisico e psicologico insostenibile. La carriera di un chirurgo MIS non dovrebbe essere una corsa contro il tempo prima che il dolore cronico la interrompa. È necessario un approccio sistemico che affronti queste problematiche alla radice.

Definizione del paradigma del posizionamento ergonomico

Il posizionamento ergonomico è un approccio integrato che considera ogni elemento della sala operatoria come una variabile da ottimizzare per raggiungere un equilibrio tra l’eccellenza clinica e la sostenibilità umana.

Si articola in quattro pilastri interdipendenti.

Pilastro 1: ergonomia paziente-centrica – Tradizionalmente, il posizionamento del paziente è dettato esclusivamente dalla necessità di ottenere la migliore esposizione anatomica possibile per il chirurgo. Il Posizionamento Ergonomico espande questo concetto: il paziente deve essere posizionato per ottimizzare simultaneamente l’esposizione chirurgica E la postura del team chirurgico.

Questo implica una pianificazione pre-operatoria più attenta. Ad esempio, in una colectomia laparoscopica, una leggera rotazione del tavolo operatorio può migliorare l’angolazione degli strumenti, permettendo al chirurgo di mantenere le braccia più vicine al corpo e i polsi in posizione neutra, senza compromettere la visione del campo (16).

L’uso di posizioni estreme, come il Trendelenburg spinto, sebbene necessario in alcune procedure pelviche, deve essere attentamente bilanciato con i suoi effetti non solo sulla fisiologia del paziente, ma anche sull’ergonomia di tutti i membri dellequipe. L’altezza del tavolo operatorio è cruciale: un tavolo troppo alto costringe all’abduzione delle spalle, mentre uno troppo basso porta a una flessione dannosa della schiena e del collo.

La regola generale è regolare il tavolo in modo che gli avambracci siano paralleli al suolo o leggermente inclinati verso il basso, con i gomiti flessi a 90-120 gradi (10). Questo pilastro richiede una collaborazione più stretta tra chirurgo, anestesista e personale infermieristico, trasformando il posizionamento del paziente da un’attività di routine a un atto strategico e deliberato.

Pilastro 2: ergonomia chirurgo-centrica – Questo pilastro si concentra sull’interfaccia diretta tra il chirurgo e le sue attrezzature.

L’obiettivo è raggiungere un “allineamento neutro”:

  • Allineamento spinale – La testa dovrebbe essere bilanciata sulla colonna vertebrale, con il collo in posizione neutra (meno di 15-20 gradi di flessione). Questo si ottiene posizionando il monitor all’altezza degli occhi o leggermente al di sotto, direttamente di fronte al chirurgo (12).
  • Allineamento degli arti superiori – Le spalle dovrebbero essere rilassate e non sollevate, i gomiti vicini al corpo e gli avambracci e i polsi in posizione neutra, senza deviazioni estreme. Questo dipende dall’altezza del tavolo, dal posizionamento dei trocar e dal design degli strumenti.
  • Allineamento degli arti inferiori – In posizione eretta, il peso dovrebbe essere distribuito equamente su entrambi i piedi, con le ginocchia leggermente flesse. L’uso di tappetini anti-fatica può ridurre significativamente il dolore alla schiena e alle gambe (17). I pedali devono essere posizionati in modo da non costringere il corpo a torsioni o posture asimmetriche.

Un concetto chiave in questo pilastro è la dinamicità, nessuna postura, per quanto “perfetta”, è salutare se mantenuta staticamente per ore. Il posizionamento ergonomico incoraggia l’introduzione di “micro-pause”e cambiamenti posturali. Brevi pause di 20-30 secondi ogni 20-40 minuti per eseguire esercizi di stretching per collo, spalle e schiena possono migliorare la circolazione e ridurre drasticamente l’affaticamento muscolare (18).

Pilastro 3: ergonomia di team e attrezzature – La sala operatoria è un ambiente affollato e complesso. Un layout inefficiente può creare ostacoli fisici, interruzioni e stress.

Questo pilastro si occupa di progettare l’ecosistema della sala operatoria:

  • Posizionamento delle torri – Le torri laparoscopiche (con monitor, insufflatore, fonte di luce, ecc.) devono essere posizionate in modo da garantire una linea di vista ottimale per il chirurgo e l’assistente, minimizzando al contempo l’ingombro e il rischio di inciampare nei cavi. L’uso di bracci articolati a soffitto per monitor e attrezzature è una soluzione ideale che libera spazio sul pavimento e offre una flessibilità di posizionamento senza precedenti (19).
  • Gestione dei cavi – Un groviglio di cavi sul pavimento non è solo un rischio per la sicurezza, ma limita anche il movimento del personale e delle attrezzature, costringendo a posture scomode per evitarli. Soluzioni wireless o sistemi di gestione dei cavi integrati sono fondamentali.
  • Flussi di lavoro – La disposizione delle attrezzature dovrebbe seguire la logica del flusso di lavoro chirurgico per minimizzare i movimenti non necessari, le torsioni e le interruzioni. Ad esempio, il tavolo dello strumentista dovrebbe essere facilmente accessibile senza che il personale debba incrociarsi continuamente.

Questo pilastro riconosce che l’ergonomia del chirurgo è inseparabile da quella dell’intera équipe. Uno strumentista che deve contorcersi per passare uno strumento, gestire la sterilità o dettare i tempi o un anestesista con un accesso limitato al paziente sono entrambi fattori di rischio per l’efficienza e la sicurezza dell’intero sistema.

Pilastro 4: ergonomia cognitiva – Il carico fisico della chirurgia mini-invasiva (MIS) è aggravato da un significativo carico cognitivo. Il chirurgo deve processare informazioni visive complesse, coordinare i movimenti occhio-mano-piede e comunicare efficacemente con il team, il tutto in un ambiente ad alto stress.

L’ergonomia cognitiva mira a ridurre il carico mentale di tutta l’equipe:

  • Riduzione delle interruzioni – Le interruzioni non necessarie (allarmi acustici non critici, conversazioni estranee) aumentano il carico cognitivo e il rischio di errori. La creazione di un ambiente di sala operatoria più “silenzioso”e focalizzato è un intervento di ergonomia cognitiva (21).
  • Interfacce intuitive – I controlli degli strumenti e delle console robotiche dovrebbero essere intuitivi e richiedere uno sforzo mentale minimo per essere utilizzati.
  • Gestione delle informazioni – La visualizzazione dei dati sul monitor (immagini chirurgiche, parametri vitali, ecc.) dovrebbe essere chiara, concisa e non sovraccaricare il chirurgo di informazioni superflue. Tecnologie come l’augmented reality, che sovrappone immagini radiologiche pre-operatorie direttamente sul video laparoscopico, possono ridurre il carico cognitivo necessario per la navigazione anatomica (20).
Un framework per l’implementazione

L’adozione del paradigma del posizionamento ergonomico richiede un cambiamento culturale e organizzativo.

E’ possibile proporre un framework basato su tre livelli:

Livello pre-operatorio: pianificazione e briefing – L’ergonomia deve iniziare prima che il paziente entri in sala.

  • Pianificazione ergonomica – La revisione delle immagini pre-operatorie dovrebbe includere la pianificazione della posizione dei trocar non solo per l’accesso anatomico, ma anche per ottimizzare l’angolazione degli strumenti e la postura del chirurgo.
  • Briefing ergonomico – Il briefing chirurgico standard (come quello promosso dalla checklist dell’OMS) dovrebbe essere ampliato per includere una discussione esplicita sull’ergonomia. Il team dovrebbe discutere il posizionamento del paziente, l’altezza del tavolo, la disposizione dei monitor e delle torri prima dell’inizio della procedura. Questo crea una consapevolezza condivisa e trasforma l’ergonomia in una responsabilità di squadra.

Livello intra-operatorio: consapevolezza e adattabilità – Durante l’intervento, l’attenzione deve rimanere alta.

  • Cultura delle micro-pause – La leadership chirurgica deve promuovere attivamente una cultura in cui le micro-pause per lo stretching non siano viste come un segno di debolezza, ma come una pratica professionale standard per mantenere alte le prestazioni.
  • Checklist ergonomica intra-operatoria – Brevi “time-out”ergonomici possono essere istituiti durante le procedure più lunghe per rivalutare la postura del chirurgo e del team e apportare le necessarie correzioni.
  • Tecnologia adattiva – Le istituzioni dovrebbero investire in tecnologie che permettono un’adattabilità dinamica: tavoli operatori con ampie capacità di movimento, monitor su bracci articolati, pedali wireless e console robotiche di ultima generazione con elevata regolabilità.

Livello istituzionale: formazione ed educazione – Il cambiamento a lungo termine dipende dalla formazione.

  • Integrazione nei curriculum – L’ergonomia chirurgica deve diventare una componente formale e obbligatoria del curriculum dei corsi universitari. I giovani professionisti devono apprendere i principi del Posizionamento Ergonomico fin dall’inizio della loro formazione.
  • Formazione su simulatore: I simulatori laparoscopici e robotici sono piattaforme ideali per insegnare e praticare una buona postura in un ambiente a basso rischio, fornendo un feedback immediato, sarebbero da integrare anche per la formazione infermieristica.
  • Supporto istituzionale – Le amministrazioni ospedaliere devono riconoscere che investire in attrezzature ergonomiche e in programmi di formazione non è un costo, ma un investimento strategico che ripaga in termini di salute e ritenzione del personale, riduzione degli infortuni e miglioramento della sicurezza del paziente
Discussione e prospettive future

Il paradigma del posizionamento ergonomico rappresenta un’evoluzione fondamentale nel nostro approccio alla chirurgia. Sposta l’attenzione da una visione reattiva, che cerca di “curare”il professionista infortunato, ad una proattiva, che mira a “progettare”un sistema di lavoro sicuro e sostenibile. Le barriere alla sua implementazione sono significative: l’inerzia culturale (“abbiamo sempre fatto così”), i vincoli di budget e la mancanza di una formazione standardizzata rappresentano ostacoli reali. Tuttavia, l’evidenza schiacciante del danno fisico ed economico causato dalla crisi ergonomica rende il cambiamento non più procrastinabile.

Le prospettive future sono promettenti. L’integrazione di sensori indossabili potrebbe fornire un feedback in tempo reale sulla postura del chirurgo e dellintero team durante gli interventi. L’intelligenza artificiale potrebbe analizzare i video chirurgici per identificare i fattori di rischio ergonomico e suggerire modifiche. La prossima generazione di piattaforme robotiche sarà probabilmente progettata con un focus ancora maggiore sull’ergonomia, offrendo console più leggere, adattabili e forse anche mobili.

Tuttavia la tecnologia da sola non sarà sufficiente. Il successo del posizionamento ergonomico dipenderà da un cambiamento culturale, guidato da leader chirurgici illuminati, supportato da amministrazioni lungimiranti e adottato da ogni singolo membro dell’équipe di sala operatoria.

Conclusione

La chirurgia mini-invasiva ha offerto enormi vantaggi ai pazienti, ma ha messo a dura prova la salute e il benessere degli operatori sanitari. Continuare a ignorare la crescente crisi dei disordini muscoloscheletrici è insostenibile. Il paradigma del Posizionamento Ergonomico offre una via d’uscita, proponendo un approccio olistico, sistemico e proattivo che considera l’ergonomia come un pilastro della pratica chirurgica di alta qualità.

L’adozione di questo nuovo paradigma non è semplicemente una questione di comfort, ma un imperativo per la sostenibilità della professione chirurgica, la sicurezza dei nostri pazienti e il futuro stesso della chirurgia.

Matteo Ottaviani

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