Non solo un tema sanitario, ma una vera e propria sfida sociale che richiede consapevolezza, formazione e partecipazione attiva. L’arresto cardiaco torna al centro del dibattito dopo il primo congresso nazionale della Società Italiana Infermieri di Emergenza (SIIET), svoltosi lo scorso marzo nella capitale, durante il quale sono stati presentati dati significativi che evidenziano la necessità di interventi concreti e strutturati.
Tra i contributi emersi, lo studio dal titolo ACC: abbiamo il dovere di “fare”, elaborato da Sebastiano Portuesi (foto), infermiere siciliano specializzato in emergenza-urgenza, componente del Consiglio direttivo di Opi Siracusa e consigliere Area 7 SIIET per la Sicilia, il quale ha acceso i riflettori su un punto cruciale: la gestione dell’arresto cardiaco non può essere demandata esclusivamente ai professionisti sanitari, ma deve coinvolgere attivamente anche la cittadinanza.
Da questa consapevolezza prende forma “Cardio-proteggiamoci”, un progetto che Portuesi ha creato con l’obiettivo di diffondere una cultura della prevenzione e dell’intervento precoce. Questo quanto dichiarato: “L’iniziativa punta a rafforzare il ruolo dell’infermiere anche in ambito sociale, come figura di riferimento nella promozione della salute”.
Il progetto si articola in una serie di incontri territoriali rivolti alla popolazione, con l’intento di fornire strumenti pratici per riconoscere tempestivamente un arresto cardiaco e intervenire in modo efficace. Durante questi appuntamenti verranno affrontati temi fondamentali come la prevenzione, l’importanza della tempestività nei soccorsi e le manovre salvavita, con un linguaggio accessibile anche a chi non ha una formazione sanitaria.
Un percorso che mira a costruire una rete diffusa di cittadini informati e preparati, in grado di fare la differenza nei primi minuti, spesso decisivi, di un’emergenza. Perché, come sottolineato dagli esperti, l’intervento precoce può aumentare significativamente le probabilità di sopravvivenza.
Accanto all’attività formativa, “Cardio-proteggiamoci” prevede anche una concreta azione sul territorio. È stata infatti avviata una raccolta fondi finalizzata all’acquisto di un defibrillatore, che sarà donato alla comunità di Avola. Uno strumento fondamentale nella gestione dell’arresto cardiaco, capace di ristabilire il ritmo cardiaco se utilizzato nei tempi corretti.
La campagna sarà sostenuta non solo da donazioni volontarie, ma anche dai proventi dei corsi BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) che verranno organizzati nell’ambito del progetto. Un’iniziativa che unisce formazione e solidarietà, trasformando ogni partecipante in un potenziale anello della catena della sopravvivenza.
L’obiettivo finale è chiaro: promuovere una responsabilità condivisa, in cui ogni cittadino possa contribuire in modo attivo alla tutela della salute collettiva. Perché di fronte a un arresto cardiaco, la differenza tra la vita e la morte può dipendere da pochi minuti, ma soprattutto dalla preparazione di chi si trova sul posto.
Redazione Nurse Times
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