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Alimenti ultra-processati: occhio alla salute del cuore

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Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di alimenti ultra-processati, cioè di quei prodotti industriali che, oltre agli ingredienti di base, contengono spesso zuccheri aggiunti, molto sale, grassi, conservanti, aromi e altre sostanze utilizzate per migliorare sapore, consistenza e durata nel tempo.

Questi alimenti sono generalmente poveri di fibre, vitamine e altri nutrienti utili. Per questo motivo molti studi stanno cercando di capire se un loro consumo frequente possa avere effetti negativi sulla salute, in particolare su cuore e circolazione.

Gli studi sul rischio cardiovascolare

Alcune ricerche hanno analizzato il rapporto tra consumo di cibi ultra-processati e malattie cardiovascolari. Uno studio condotto in Australia ha seguito per 15 anni circa 10mila donne di età compresa tra 46 e 55 anni. I risultati mostrano un rischio maggiore (circa il 39% in più) di sviluppare ipertensione, un importante fattore di rischio per infarto e ictus.

Un’altra ricerca, che ha analizzato i dati di oltre 325mila persone, ha svelato un rischio più alto di eventi cardiovascolari. E uno studio condotto su oltre 24mila persone seguite per 12 anni ha osservato che un maggiore consumo di alimenti ultra-processati può essere associato a un aumento della mortalità, soprattutto tra chi soffre già di malattie cardiovascolari.

È importante ricordare che si tratta di studi osservazionali: indicano un’associazione, ma non dimostrano con certezza che questi alimenti siano la causa diretta delle malattie. Tuttavia i risultati rafforzano un messaggio già noto: la qualità della dieta è fondamentale per la salute del cuore.

Diffusione degli alimenti ultra-processati

In alcuni Paesi il consumo è molto elevato. Nel Regno Unito, ad esempio, questi prodotti rappresentano oltre la metà della dieta media. In Italia la situazione è diversa grazie alla tradizione della dieta mediterranea, basata soprattutto su alimenti freschi e poco trasformati. Tuttavia le abitudini alimentari stanno cambiando e anche nel nostro Paese il consumo di alimenti ultra-processati è in aumento.

Come riconoscere gli alimenti ultra-processati

Si possono distinguere tre grandi categorie di alimenti ultra-processati:

  • Alimenti non trasformati o poco trasformati – Frutta, verdura, legumi, cereali, pesce, carne, uova. Sono la base della dieta mediterranea.
  • Alimenti trasformati – Per esempio pane, formaggi, conserve o salumi, ottenuti con processi semplici.
  • Alimenti ultra-processati – Prodotti industriali che contengono molti ingredienti aggiunti e additivi. Tra gli alimenti più comuni di questa categoria troviamo snack confezionati dolci o salati, bibite zuccherate o energetiche, piatti pronti o surgelati. salse industriali, prodotti da fast food.

Un indizio utile per riconoscere gli alimenti ultra-processati è l’etichetta. Se la lista degli ingredienti è molto lunga e contiene nomi difficili da riconoscere, è probabile che il prodotto sia altamente trasformato.

Attenzione anche ai prodotti “salutistici”

Non sempre un alimento apparentemente sano lo è davvero. Alcuni prodotti venduti come “fitness”, “proteici”, “vegani” o “senza zuccheri” possono comunque contenere additivi, dolcificanti o grassi aggiunti. Anche alimenti comuni come yogurt aromatizzati, barrette per la colazione, cereali pronti o bevande vegetali possono essere molto elaborati dal punto di vista industriale.

Un consiglio utile per la salute del cuore

Ridurre il consumo di alimenti ultra-processati non significa eliminarli del tutto, ma cercare di non farli diventare una presenza abituale nella dieta quotidiana. Il consiglio principale per proteggere il sistema cardiovascolare resta quello di preferire alimenti semplici e poco lavorati, seguendo uno schema simile alla dieta mediterranea: più frutta, verdura, legumi e cereali integrali; pesce con regolarità; olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi; meno prodotti industriali e confezionati.

Redazione Nurse Times

Fonte:  Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

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