Nel dibattito pubblico sulla sanità privata accreditata, i dati economici relativi ai principali gruppi del settore rappresentano sempre più spesso il riferimento principale per interpretar nell’andamento.
Le analisi dell’Area Studi Mediobanca evidenziano come, nel 2023, circa 37 operatori con fatturato superiore ai 100 milioni di euro abbiano generato ricavi complessivi per oltre 12 miliardi, confermando una dinamica di crescita rispetto agli anni precedenti.
Tali evidenze descrivono una componente rilevante del sistema, costituita da grandi realtà organizzate in forma societaria complessa, attive lungo l’intera filiera sanitaria e frequentemente inserite in contesti nazionali e internazionali, anche attraverso il coinvolgimento di capitali finanziari.
Tuttavia, una lettura più approfondita degli stessi dati restituisce un quadro più articolato. Accanto a operatori che esprimono volumi economici significativi e risultati positivi, emergono situazioni caratterizzate da livelli di indebitamento rilevanti e da condizioni finanziarie non sempre stabili. Ne deriva un sistema eterogeneo, nel quale la crescita dei ricavi non coincide necessariamente con un equilibrio economico diffuso.
In questo contesto si inserisce il tema, centrale e non più rinviabile, del mancato rinnovo dei contratti collettivi ARIS RSA e AIOP RSA, fermi da circa 14 anni, nonché del persistente divario retributivo con il Servizio sanitario nazionale. Le evidenze disponibili indicano un differenziale salariale che, per alcune figure professionali, può superare i 500 euro mensili.
Si tratta di una condizione che interessa l’intero comparto socio-sanitario e che va letta all’interno di un quadro più ampio, nel quale la sostenibilità economica delle strutture e la valorizzazione del lavoro rappresentano elementi tra loro strettamente interconnessi.
Parallelamente, è necessario evidenziare come le analisi basate sui grandi gruppi non rappresentino la totalità del sistema. Accanto a queste realtà, esiste infatti una rete diffusa di strutture socio-sanitarie e riabilitative di dimensioni medio-piccole, accreditate e convenzionate, che operano prevalentemente nei territori e, in particolare, nelle aree interne.
In Abruzzo, tale rete rappresenta un elemento strategico del sistema sanitario regionale, sia in termini assistenziali sia occupazionali, coinvolgendo circa 6.000 operatori. RSA, centri di riabilitazione e servizi per le fragilità garantiscono la presa incarico di pazienti cronici e complessi, assicurando continuità assistenziale e contribuendo al funzionamento complessivo del sistema sanitario.
Il modello economico di queste strutture risulta profondamente differente rispetto a quello dei grandi gruppi. In assenza di accesso a capitali finanziari strutturati, la sostenibilità è fortemente dipendente dalle tariffe pubbliche e dagli accreditamenti istituzionali, spesso non aggiornati rispetto all’evoluzione dei costi.
Un ulteriore elemento di attenzione è rappresentato dalla continuità dei flussi finanziari da parte delle Aziende sanitarie locali.
Eventuali ritardi nei pagamenti possono incidere sulla capacità gestionale delle strutture, generando effetti lungo l’intera filiera dei servizi.
In tale contesto, i bilanci delle strutture territoriali risultano frequentemente caratterizzati da margini contenuti, con una rilevante incidenza del costo del personale e dei servizi assistenziali. Non sono infrequenti situazioni di equilibrio gestionale complesso.
Alla luce di tali considerazioni, emerge la necessità di una riflessione sistemica che coinvolga tutti i livelli istituzionali. In particolare, appare opportuno che la Regione Abruzzo promuova un confronto strutturato volto ad affrontare alcune priorità fondamentali: l’adeguamento delle tariffe, la continuità dei flussi economici, il rinnovo dei contratti di lavoro e la definizione del ruolo delle strutture territoriali all’interno del sistema sanitario regionale.
La sanità privata accreditata si configura, dunque, come un sistema complesso e non omogeneo, nel quale coesistono modelli organizzativi ed economici differenti. Una lettura equilibrata del comparto non può prescindere dal riconoscimento di tali differenze, al fine di orientare politiche sanitarie capaci di coniugare sostenibilità economica, qualità dell’assistenza e valorizzazione del lavoro.
Daniele Leone Infermiere Coordinatore Sanità accreditata – FP CGIL Chieti
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