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Carenza di infermieri in Piemonte, si valuta la pista Uzbekistan. Galaverna (Opi Cuneo): “Non è questa la soluzione”

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“La nostra professione non è più attrattiva. Abbiamo perso 23 iscritti rispetto allo scorso anno. Non è un numero alto, ma rende l’idea. Nessuno vuole più fare l’infermiere. Senza contare che il nostro stipendio è uno dei più bassi d’Europa, il terz’ultimo. Chi può, se ne va”. Così Remo Galaverna (foto), presidente di Opi Cuneo.

Il possibile reclutamento di infermieri all’estero

C’è chi se ne va, ma c’è pure chi potrebbe arrivare. Dall’estero. Sì, perché la Regione Piemonte sta valutando la possibilità di reclutare infermieri fuori dall’Italia. Dopo l’Albania, tocca ora all’Uzbekistan, Paese sondato anche dalla Regione Lombardia. Lo conferma la recente partecipazione al vertice dell’Asia Centrale di Tashkent, dove era presente una delegazione formata da assessorato regionale alla Sanità, Opi Torino e Università del Piemonte Orientale. Lo scopo è dialogare con le Università disponibili ad aprire partnership con corsi in lingua italiana. 

“Per continuare a garantire livelli essenziali di assistenza e turnover all’interno dei nostri ospedali il Piemonte ha deciso di chiudere accordi, già in essere, con la Repubblica d’Albania e di iniziare una nuova strada, già tracciata in ambito agricolo dal governo Italiano, con l’Uzbekistan – confermano dalla Regione -. L’obiettivo non è assumere manovalanza a basso costo ma lavorare a livello universitario per formare dal punto di vista clinico e linguistico, sotto la supervisione dell’Ordine delle professioni infermieristiche, operatori interessati a lavorare nella sanità pubblica nazionale”.

Dichiarano Luca Ragazzoni, delegato agli Affari internazionali dell’Università del Piemonte Orientale, Ivan Bufalo, presidente di Opi Torino, e Federico Riboldi, assessore regionale alla Sanità: “L’impostazione che stiamo dando ai rapporti piace molto alle nazioni estere. Sì, perché, a differenza di altri Paesi europei, non intendiamo prelevare i migliori laureati, ma contribuire all’empowerment universitario per formare insieme gli infermieri che opereranno in Italia”.

Il parere di Opi Cuneo

“Non credo sia la soluzione – dichiara Galaverna -. Inoltre si parla della mancanza di 6mila infermieri, ma non abbiamo mai avuto un documento che lo attesti. Sappiamo, però, che in Piemonte ci sono 2.400 infermieri in esercizio temporale in deroga, professionisti stranieri che potranno operare fino al 2029. La Regione deve darci risposte su questa categoria di infermieri che non risponde agli Ordini, che non ha obbligo di formazione continua e i cui titoli non sono valutati dal Ministero”.

E ancora: “Sono quasi tutti infermieri dipendenti di strutture private. Non rispondono alle regole alle quali devono invece sottostare i professionisti che si sono formati in Italia. Chi valuta i loro titoli e la loro conoscenza della lingua? Al momento nessuno. Da tempo chiediamo che questa situazione venga sanata. Questo non è il modo per risolvere la situazione. E non sappiamo se lo sia fare accordi con le università estere. Siamo preoccupati per il futuro della nostra professione e per i cittadini”. 

Redazione Nurse Times

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