Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato Nursing Up.
La crisi infermieristica italiana si conferma come un fenomeno strutturale e soprattutto multifattoriale. Un’analisi della letteratura scientifica su database PubMed, basata su studi empirici recenti, riferiti a infermieri operanti in Italia, evidenzia che l’uscita volontaria dal lavoro nasce dall’intreccio di più fattori: carichi di lavoro elevati, pressione emotiva, retribuzioni percepite come inadeguate, difficoltà di conciliazione vita-lavoro e criticità nei modelli organizzativi.
“La carenza è una drammatica conseguenza, non la causa – afferma Antonio De Palma, presiodente nazionale del sindacato Nursing Up -. Il vero nodo è capire perché gli infermieri se ne vanno”.
Tra le determinanti principali emerge la fragilità dei modelli organizzativi, spesso non adeguati alla crescente complessità assistenziale e ai volumi di attività che pesano sulle spalle degli infermieri. “Il sistema perde tenuta quando il lavoro diventa insostenibile: non si lascia solo per quanto si guadagna, ma anche per come si lavora”, sottolinea il presidente Nursing Up.
Il quadro è confermato anche a livello europeo. Studi pubblicati su International Journal of Nursing Studies e BMJ Open indicano che tra il 20% e il 30% degli infermieri europei intende apertamente lasciare la professione, mentre l’European Agency for Safety and Health at Work segnala che in Italia oltre un infermiere su tre presenta livelli elevati di stress e burnout.
Sul piano economico il divario resta significativo. Secondo i rapporti Ocse Health at a Glance Europe, gli infermieri italiani percepiscono mediamente 30-32.000 euro lordi annui, contro i 38-42.000 europei, con un gap del 20-25%. Il rinnovo contrattuale 2022-2024 (+5,7%) è rimasto ben al di sotto dell’inflazione cumulata oltre il 16%, determinando una perdita reale di circa il 10% del potere d’acquisto (analisi sindacali nazionali). Le analisi Eurofound, inoltre, confermano un’erosione salariale strutturale costante negli ultimi 30-35 anni.
Le conseguenze sono evidenti: oltre 20mila dimissioni volontarie dalla sanità pubblica nel 2024 da parte di professionisti dell’assistenza (per la maggior parte infermieri); circa 6mila infermieri ogni anno in media scelgono l’estero; oltre il 70% dichiara palese difficoltà ad arrivare a fine mese (Survey Nursing Up, febbraio 2026).
“Il sistema sanitario non sta perdendo numeri, ma professionisti – dice il presidente Nursing Up -. Ogni giorno le corsie si svuotano! Alla base c’è una realtà lavorativa che non è più sostenibile”.
Gli studi indicano con chiarezza che intervenire sugli stipendi è prioritario ma non è sufficiente: occorre una revisione strutturale dei modelli organizzativi, della sostenibilità del lavoro quotidiano e dell’efficienza complessiva del sistema. “La sfida è ricostruire le condizioni per farli restare e fermare l’emorragia” conclude De Palma.
Redazione Nurse Times
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