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Trento, rimase incinta dopo la chiusura delle tube: condannati due medici

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Si era sottoposta alla chiusura delle tube di Falloppio, intervento chirurgico per evitare la fecondazione, ma è rimasta incinta lo stesso. Chiaro che qualcosa non ha funzionato. Anzi, non ha funzionato niente, visto che i due medici incaricati di eseguire l’operazione hanno saltato proprio il passaggio fondamentale, “dimenticandosi” di legare le tube. E, peggio ancora, non hanno avvisato la paziente. E’ accaduto a Trento, dove il caso è anche finito in tribunale.

I magistrati della Corte dei conti di Trento hanno stabilito la violazione del diritto all’autodeterminazione nelle scelte sulla procreazione, stabilendo che l’Azienda sanitaria universitaria integrata del trentino (Asuit) dovesse pagare un risarcimento danni per la gravidanza indesiderata, e parlando di “comportamento omissivo gravemente colposo per il mancato adempimento dell’operazione richiesta”.

I due medici citati in giudizio a Trento sono stati condannati a pagare complessivamente quasi 115.000 euro per aver commesso “un grossolano e macroscopico errore professionale in alcun modo scusabile”. A fine 2017 la donna rimasta incinta aveva presentato all’Asuit un conto di 571.000 euro per danni patrimoniali e non, ottenendone meno della metà (poco più di 225.000).

Il primo operatore, a cui era stata riconosciuta una responsabilità del 70%, aveva chiesto la definizione del giudizio con rito abbreviato e ha chiuso il procedimento pagando all’Asuit oltre 47.000 euro. La dottoressa a cui era stata riconosciuta una responsabilità del 30% aveva invece tentato la via del rito ordinario, ma i giudici ne hanno riconosciuto la responsabilità, condannadola a risarcire l’Azienda con 67.000 euro.

Redazione Nurse Times

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