La puntualizzazione della Asl di Frosinone non placa le critiche: 442 ore e 36 turni a gennaio, retribuzione lorda che supera l’annuale netto di molti dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale.
La notizia di un medico ultrasettantenne definito “super-gettonista” che, a gennaio 2026, avrebbe percepito oltre 35.000 euro per un unico mese di prestazioni ha provocato un’ondata di reazioni nel mondo sanitario e politico e riaperto il dibattito sui contratti a partita IVA e sulla sostenibilità del ricorso massiccio ai gettoni esterni per coprire i turni.
La precisazione aziendale e i dettagli della vicenda
La Direzione Strategica della Asl ha chiarito che la somma citata si riferisce a un valore lordo stipendiale previsto dalle tariffe per lavoro svolto in un periodo caratterizzato da assenze del personale, da un picco influenzale e dallo slittamento dell’avvio della gara d’appalto per i servizi di emergenza-urgenza. Secondo la nota ufficiale, le misure adottate sono state «indispensabili per fronteggiare la carenza di personale medico della medicina di Urgenza e Ps» e per garantire la continuità dei servizi in tutta la provincia.
I dati citati nella ricostruzione mediatica indicano che il medico in questione avrebbe lavorato 442 ore e coperto circa 36 turni da 12 ore nel solo mese di gennaio 2026, ricevendo una retribuzione lorda che supera i 35.000 euro per il mese.
Le reazioni di personalità del mondo medico e dell’informazione
A sollevare interrogativi è stato in particolare Matteo Bassetti, che su X ha posto l’accento sui rischi connessi a un carico di lavoro estremo — soprattutto per un professionista oltre i 70 anni — e sulla necessità di norme nazionali chiare su orari e riposi. Il richiamo è stato rilanciato con approvazione anche da Roberto Burioni.
La notizia, inizialmente ripresa da Il Fatto Quotidiano ha rilanciato il confronto tra compensi dei medici a partita IVA e i redditi dei dirigenti medici strutturati nel sistema pubblico.
Il nodo stipendiale: confronto numerico con il SSN
Secondo la ricostruzione giornalistica, un dirigente medico neoassunto che garantisce la continuità del servizio pubblico percepisce mediamente meno di 3.000 euro netti al mese, salendo a circa 4.000 euro netti per i medici con maggiore anzianità.
Ciò significa che la retribuzione lorda percepita in un solo mese dal medico “gettonista” si avvicina all’intero reddito netto annuo di un collega neoassunto del SSN. Va tuttavia sottolineato che si tratta di valori lordi (gettoni/partita IVA) confrontati con valori netti del rapporto di lavoro dipendente: la comparazione numerica deve sempre tenere conto di tasse, contributi e differenze contrattuali. A fini di trasparenza e policy, resta comunque evidente l’ampio divario economico e la pressione che spinge le aziende sanitarie a ricorrere a forme esterne di reperimento del personale.
Ricorso ai gettoni, sicurezza e regole sul lavoro
Gli osservatori sottolineano che ricorrere sistematicamente ai medici a partita IVA per coprire carenze organiche può creare «distorsioni» retributive e potenzialmente mettere a rischio la sicurezza dell’assistenza, se non regolamentato. Il caso solleva questioni pratiche e normative: limiti alle ore lavorate, obbligo di riposo fra i turni, e controlli sull’idoneità fisica e sulla responsabilità professionale — temi che richiedono una risposta a livello nazionale.
La reazione politica e le azioni annunciate
Il consigliere regionale Alessio D’Amato ha annunciato un’interrogazione urgente al presidente della Regione, Francesco Rocca e la predisposizione di un esposto all’ispettorato del lavoro e ai Carabinieri dei NAS per verificare il rispetto delle normative nazionali e europee e per accertare eventuali profili di irregolarità e di rischio per la sicurezza dei pazienti.
Redazione NurseTimes
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