Nei giorni scorsi a diversi medici del 118 della Asl Pescara, sia in attività che in pensione, la Azienda ha recapitato lettere via Pec per chiedere la restituzione delle indennità previste dall’Accordo integrativo regionale del 2006 (Air 118), erogate tra il 2017 e il 2024. Somme che andrebbero da un minimo di 16.000 a un massimo di 50.000 euro (gli importi più elevati riguarderebbero i medici già in quiescenza), di cui si chiede la restituzione perché, si legge nella delibera con cui è stata attuata la decisione, “sono intervenuti i decreti di rinvio a giudizio” a seguito del procedimento avviato alla Corte dei conti per la “presunta illegittimità” di quelle indennità, che sarebbero state “indebitamente corrisposte”.
A motivare la richiesta di restituzione vi è anche il fatto che il nuovo Accordo regionale del dicembre 2025 non contempla più tale indennità. Una restituzione che l’Asl Pescara ritiene necessaria, in sostanza, per tutelarsi da eventuali danni erariali. Lo specifica la delibera del 27 febbraio 2026, che conferma la sospensione dell’erogazione dell’indennità già disposta nel 2024 per le questioni giudiziarie e, alla luce del nuovo accordo regionale approvato, dispone l’avvio del procedimento di recupero delle somme ritenute indebitamente corrisposte. Ovvero, si legge nella delibera stessa, una restituzione “con riserva di eventuale conguaglio-restituzione in favore degli interessati, qualora gli esiti giudiziari dovessero escludere la debenza del recupero”.
Per l’Asl Pescara, dunque, quelle somme vanno restituite prima che si chiudano le partite legali, perché così si tutelerebbe l’interesse pubblico, evitando un potenziale danno erariale, fatta salva la possibilità di restituire, con conguaglio o rimborso, le somme che i medici dovessero nel frattempo aver versato all’Azienda. In diversi casi, ancor prima dell’arrivo delle Pec, sarebbe in realtà già iniziato il recupero dei crediti con trattenute mensili sugli stipendi.
Alla luce di quanto sta accadendo i medici sarebbero già pronti a ricorrere alle vie legali e diverse sarebbero le contestazioni su cui potrebbero far leva. A cominciare dal fatto che quelle indennità erano previste dal precedente accordo integrativo regionale, che sono sempre state erogate e riportate nei cedolini mensili di pagamento, che non vi sarebbero mai stati rilievi o contestazioni e, soprattutto, che i medici non avrebbero mai potuto immaginare che accadesse ciò che è accaduto.
Per alcuni medici destinatari della richiesta di restituzione il dubbio sarebbe anche quello che la misura possa legarsi anche alla necessità di coprire il disavanzo sanitario. Cosa di cui, va specificato, non si parla né negli atti né nella lettera. Certo è che gli importi non sono bassi, e inevitabili potrebbero essere le conseguenze sul fronte economico per i medici che devono sborsarle. Inoltre c’è il timore di ricadute sul fronte professionale per il clima che una misura del genere potrebbe generare nell’ambito di un servizio importante come quello dell’emergenza-urgenza.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Pescara
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