Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la perquisizione informatica che ha interessato il reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna, nell’ambito di un’indagine di polizia riguardante i certificati medici necessari per il via libera all’accompagnamento degli extracomunitari irregolari ai Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), con conseguente volo aereo per i Paesi d’origine.
L’inchiesta vede ora otto medici indagati: sei donne e due uomini. Nel mirino degli investigatori, soprattutto dispositivi che possano contenere comunicazioni varie, messaggi, scambi. Obiettivo degli inquirenti è verificare se i certificati rilasciati a Ravenna nel periodo compreso tra maggio 2024 e gennaio 2026 fossero dolosamente incompleti o addirittura del tutto arbitrari nell’attestare l’inidoneità al rimpatrio.
Tali certificati riguardano stranieri su cui pendeva un decreto di espulsione, che i medici non hanno ritenuto in grado, per motivi legati a patologie infettive o psichiatriche, di sostenere il trattenimento in quelli che la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) definisce luoghi “patogenici”. L’ipotesi di reato è falso ideologico continuato in concorso.
La solidarietà ai medici indagati e lo scontro politico
Intanto i medici indagati hanno incassato la solidarietà di circa 250 persone, che ieri hanno inscenato un flash mob davanti all’ospedale di Ravenna. “Siamo sanitari, non gangster” è la scritta che campeggiava su uno dei cartelli esposti dai partecipanti. Durante il presidio l.’oncologo Marco Montanari, affiancato dalla cardiologa Federica Giannotti e da Petia Di Lorenzo, infermiera coordinatrice del Day Hospital hanno letto un messaggio di vicinanza ai colleghi. Parole pronunciate con evidente commozione.
Nei giorni scorsi, per sostenere i medici dell’ospedale di Ravenna, su Change.org è stata anche aperta una petizione online denominata “La cura non è un reato”, che ha già superato quota 32mila firme. A sostegno degli otto indagati, anche l’Ordine dei medici, e la Simm. Quest’ultima ha ribadito che “la patogenicità dei Cpr è un dato scientifico, non un’opinione”, e che “le inidoneità certificate dagli indagati erano basate su dati clinici”. Secondo la stessa Simm, inoltre, le perquisizioni che hanno ineterssato i medici si sono contraddistinte per un modus operandi lesivo della loro dignità.
Ma la vicenda è diventata anche terreno di aspro scontro politico. Da un lato i ministri Piantedosi e Salvini, con quest’ultimo che ha commentato: “Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto”. Dall’altro Pd e Avs, schierati in difesa del personale sanitario. La deputata Dem ravennate Ouidad Bakkali, presente al flash mob, ha anche scritto un’interrogazione parlamentare, definendo quelle dei ministri “dichiarazioni accusatorie, diffamatorie e infondate, che mirano a creare un clima intimidatorio”.
Redazione Nurse Times
Articoli correlati
- Perquisizioni nel reparto infettivi a Ravenna: SIMEDET esprime preoccupazione e difende l’autonomia clinica dei medici
- Ravenna, falsi certificati per evitare i rimpatri: sei medici indagati
- Ravenna, dodicenne colpito da salmonellosi dopo aver mangiato ovetto kinder
- Unisciti a noi su Telegram https://t.me/NurseTimes_Channel
- Scopri come guadagnare pubblicando la tua tesi di laurea su NurseTimes
- Il progetto NEXT si rinnova e diventa NEXT 2.0: pubblichiamo i questionari e le vostre tesi
- Carica la tua tesi di laurea: tesi.nursetimes.org
- Carica il tuo questionario: https://tesi.nursetimes.org/questionari
Lascia un commento