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Allo Spallanzani il primo programma formativo per infermiere di famiglia e comunità del Lazio. “Decisamente soddisfatto” Opi Roma

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Infermiere di famiglia, Nursing Up: "Un progetto che non decolla"
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È stato avviato il 23 gennaio all’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” Irccs, il primo programma formativo regionale per infermiere di famiglia e comunità (Ifec). Si tratta della prima edizione pilota, rivolta a 120 operatori del Servizio sanitario regionale individuati dalle aziende sanitarie locali. Lo comunica, in una nota, l’istituto Spallanzani. A organizzarlo, su mandato della Regione Lazio, il Centro di formazione permanente in Sanità.

Dando seguito alle linee di indirizzo regionali, al fine di attuare il Dm 77 del 2022 per il rafforzamento del sistema assistenziale sul territorio, la Regione Lazio sta puntando “fortemente sulla formazione e valorizzazione di questa nuova figura, appunto l’infermiere di famiglia e comunità”. Andrea Urbani, direttore della Direzione regionale Salute e integrazione sociosanitaria, ha spiegato che “l’aumento dell’aspettativa di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione conducono anche ad un aumento dell’incidenza di patologie croniche e di quadri di multimorbidità. In un contesto simile, intercettare precocemente i bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana, sola e fragile rappresenta una sfida cruciale per il Servizio sanitario regionale. Nel perseguimento di questo obiettivo, la figura dell’Ifec riveste un ruolo strategico per la sua funzione preventiva e proattiva”.

L’Infermiere di famiglia e comunità è un dipendente del Servizio sanitario regionale che afferisce al distretto sanitario e si inserisce nell’organizzazione territoriale aziendale, all’interno di case della comunità, centrali operative territoriali, ospedali di comunità e unità di continuità assistenziale. È un professionista con forte orientamento alla prevenzione, a intercettare precocemente problemi di salute e alla loro gestione proattiva. Si attiva per facilitare e monitorare percorsi di presa in carico e di continuità dell’assistenza in forte integrazione con le altre figure professionali del territorio.

Svolge la sua attività inserito in una più ampia rete di protezione sanitaria e sociale, in grado di attivare e supportare le risorse di pazienti e caregiver, del volontariato, del privato sociale e, più in generale, della comunità. Il suo intervento si sviluppa in tre ambiti: a livello ambulatoriale; a livello domiciliare, per valutare i bisogni del singolo e della famiglia e organizzare l’erogazione dell’assistenza nelle forme più appropriate; a livello comunitario, con attività trasversali di promozione ed educazione alla salute, integrazione con i vari professionisti tra ambito sanitario e sociale.

“Siamo onorati di contribuire, tramite il nostro Centro di formazione, all’introduzione e alla valorizzazione dell’Infermiere di famiglia e comunità, figura chiave attraverso la quale contribuire concretamente alla riorganizzazione del sistema sanitario e a potenziare l’assistenza territoriale della nostra Regione, con evidenti ricadute sul benessere dei pazienti”, ha affermato Cristina Matranga, direttrice generale dell’Inmi Spallanzani.

All’inaugurazione del corso sono intervenuti: Andrea Urbani, direttore generale; Marco Nuti, dirigente dell’Area rete integrata del territorio della Direzione Salute e integrazione sociosanitaria; Maurizio Zega, presidente di Opi Roma; Lorena Martini, direttrice Uoc Formazione Ecm Agenas; Carlo Turci, Asl Roma1.

“Siamo decisamente soddisfatti che all’Istituto nazionale per le malattie infettive ‘Lazzaro Spallanzani’, in qualità di centro di formazione per tutta la Regione, sia stato avviato il primo programma formativo regionale per Infermiere di famiglia e comunità (Ifec)”, ha dichiarato Maurizio Zega, presidente di Opi Roma.

“La figura professionale dell’onfermiere di famiglia e comunità – ha aggiunto Zega – è una delle principali chiavi della sanità del futuro. Un futuro che si presenta già attualissimo e, anzi, quasi in ritardo: con l’invecchiamento della popolazione, con la piramide demografica rovesciata, la sanità territoriale è l’unica che consenta qualche speranza. Bene quindi che la Regione Lazio abbia avviato il processo di formazione di questi operatori, perché non solo si deve procedere in questa direzione, ma bisogna farlo in fretta”.

Redazione Nurse Times

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