“Ancora nessun beneficio concreto per i cittadini” dal decreto per il taglio delle liste d’attesa. Lo afferma la Fondazione Gimbe nell’ultima analisi indipendente sullo stato di attuazione della norma, ricordando che “dopo 18 mesi mancano ancora due decreti attuativi”.
Nel 2025, rileva Gimbe, sono state erogate 57,8 milioni di prestazioni, ma la Piattaforma nazionale per le liste d’attesa (Pnle) “non dice dove si inceppano esami e visite, non consente di individuare dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni riguardano: dati incomprensibili e nessuna fotografia per regione, azienda e prestazione”, mentre si stima che “il 30% delle prestazioni sia erogato in intramoenia”.
La Pnla, chiarisce Gimbe, “raccoglie i dati relativi a quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate nel 2025: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tuttavia, allo stato attuale, non è di alcuna utilità per i cittadini: descrive il rispetto dei tempi di attesa con indicatori incomprensibili e, soprattutto, non documenta le differenze tra Regioni, tra aziende sanitarie, tra pubblico e privato accreditato né tra prestazioni erogate a carico del Ssn e in intramoenia”.
Dichiara Nino Cartabellotta (foto), presidente Gimbe: “Dopo fiumi di annunci e dichiarazioni ufficiali, il decreto legge sulle liste d’attesa (Dl 73/2024) non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto per cittadini e pazienti”.
Al 1° febbraio 2026, secondo quanto riportato dal Dipartimento per il Programma di Governo, risultano pubblicati in Gazzetta Ufficiale quattro dei sei decreti attuativi previsti dal Dl Liste d’attesa. Restano invece non adottati due decreti senza scadenza definita: art. 5, comma 2 (definizione di una metodologia per la definizione del fabbisogno di personale degli enti del Ssn – uno o più decreti) e art. 3, comma 5 (linee di indirizzo, a livello nazionale, contenenti le indicazioni tecniche per gestire, da parte del Cup: un nuovo sistema di disdetta delle prenotazioni e ottimizzazione delle agende di prenotazioni).
La prima versione della Pnla è stata lanciata il 26 giugno 2025 e progressivamente aggiornata con tutti i dati del 2025. A metà novembre Agenas aveva annunciato il rilascio entro fine anno della versione 2.0, con dati consultabili per Regione e Provincia autonoma, per pubblico e privato accreditato e per attività Ssn e intramoenia, oltre ad una versione 3.0 con consultazione dei dati in tempo reale per il primo semestre 2026.
Tuttavia, al 1° febbraio 2026, la versione pubblica della Piattaforma rimane quella iniziale, che contiene solo dati aggregati a livello nazionale. La piattaforma attualmente monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici, classificati in base alla priorità indicata nella ricetta. Tra le 17 visite specialistiche, le prime 5 (oculistica, dermatologica/allergologica, cardiologica, ortopedica e otorinolaringoiatrica) rappresentano oltre il 54% del totale. Per i 95 esami diagnostici la metà delle prestazioni riguarda soli 10 test: ecografie, ecocolordoppler e radiografie.
“Per le visite specialistiche – commenta il presidente Gimbe – la domanda più elevata riguarda, cardiologia a parte, specialità d’organo lontane dalle competenze del medico di famiglia. Gli esami diagnostici più richiesti sono invece test di primo livello, per i quali vari studi internazionali stimano una quota di inappropriatezza pari ad almeno il 30%”.
Redazione Nurse Times
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