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I medici ottengono tutto. Gli infermieri?

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"Il mio stipendio mensile? Un medico a gettone lo guadagna in tre giorni"
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La notizia è di quelle che non passano inosservate. Accordo firmato, risorse stanziate, milioni messi sul tavolo. Aumenti di stipendio strutturali, incompatibilità superate, riconoscimento formale.

Per i medici di famiglia, quando serve, lo Stato sa essere rapido, deciso e generoso.

E allora viene spontaneo chiederselo.

Non con invidia. Non con spirito corporativo, ma con un minimo di onestà politica: i medici ottengono tutto. Gli infermieri?

Quando i soldi “si trovano”

Ogni volta che una categoria strategica alza la voce, il copione è lo stesso. Si apre il tavolo, si negozia e si trovano le risorse. Trecento milioni annui non cadono dal cielo, sono una scelta, una priorità.

Un messaggio politico chiarissimo: questo tema è urgente.

Ed è qui che il problema emerge, netto. Perché quando si parla di infermieri, l’urgenza svanisce. Si discute, si rinvia, si promette, si istituiscono tavoli “tecnici”.

Ma le risorse, improvvisamente, non ci sono mai.

Il paradosso della sanità che regge

La sanità italiana regge grazie a un equilibrio fragile:

  • reparti sotto organico;
  • turni massacranti;
  • assistenza territoriale da costruire.

E chi tiene in piedi tutto questo?

Gli infermieri, indispensabili, centrali. “Cuore del sistema”, come si dice nei convegni.

Peccato che quando si passa dalle parole ai fatti, questo cuore venga trattato come un muscolo che può sempre fare uno sforzo in più.

Valorizzazione a parole, silenzio nei fatti

Agli infermieri viene riconosciuto tutto… a parole.

Più competenze. Più responsabilità. Più carichi.

Ma non:

  • stipendi adeguati,
  • carriere strutturate,
  • riconoscimenti economici proporzionati.

La logica sembra essere sempre la stessa: prima facciamo funzionare il sistema, poi vedremo. Solo che il “poi” non arriva mai.

Due pesi, due misure

Qui non si tratta di togliere qualcosa a qualcuno. Si tratta di guardare la realtà per quella che è.

Quando una categoria ha forza contrattuale e peso politico, ottiene risultati concreti.

Quando una categoria è abituata a garantire continuità comunque vada, ottiene ringraziamenti. La flessibilità diventa una conquista, la rigidità resta una condizione. E così si crea una sanità a doppia velocità:

  • una che tratta;
  • una che attende.
La domanda che resta

Nessuno mette in discussione l’importanza dei medici. Ma ignorare sistematicamente il tema infermieristico significa fare una scelta precisa.

Perché non valorizzare gli infermieri non è una dimenticanza, è una decisione. Ed è una decisione rischiosa.

Perché un sistema che riconosce sempre gli stessi e dà per scontati gli altri, prima o poi presenta il conto, e quando lo farà, non basteranno nuovi accordi né nuovi annunci.

Conclusione

Il nodo, a questo punto, non è l’accordo in sé né la legittimità delle rivendicazioni di una categoria. È la ripetizione di un meccanismo che si ripresenta puntuale. Quando il sistema sanitario è in difficoltà, alcune figure diventano immediatamente prioritarie, centrali, urgenti. Per altre, invece, il riconoscimento resta sempre rinviato, rimodulato, diluito nel tempo.

Così si costruisce una gerarchia silenziosa del valore professionale: chi ha forza negoziale ottiene risposte strutturali, chi garantisce continuità quotidiana viene dato per acquisito. Non per mancanza di merito, ma per una scelta che nel tempo diventa strutturale.

E osservando come e quando lo Stato decide di intervenire, una riflessione si impone da sola: se il riconoscimento arriva quando il sistema non può fare a meno di qualcuno, per gli infermieri quando dovrebbe arrivare?

Guido Gabriele Antonio 

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