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Dal Senato ai LEA infermieristici: diritti certificati, stipendi rimandati

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LEA infermieristici: finalmente le prestazioni. E l’infermiere?

Sentire parlare di prestazioni infermieristiche nei LEA fa piacere. Fa piacere davvero.

Vuol dire che in Senato si discute di assistenza, di equità, di qualità delle cure. Vuol dire che qualcuno, finalmente, riconosce che l’assistenza infermieristica non è un “contorno”, ma una parte strutturale del diritto alla salute.

Fin qui, tutto bene. Anzi, benissimo.

Ma poi, inevitabilmente, arriva quella domanda che rovina un po’ la festa. Quella che nasce non dal cinismo, ma dall’esperienza.

Che senso ha inserire le prestazioni infermieristiche nei LEA se poi l’infermiere resta invisibile?

Prestazioni sì, professionisti un po’ meno

L’idea di definire LEA infermieristici e di utilizzare un linguaggio standardizzato è, sulla carta, corretta. Serve a garantire cure uniformi, misurabili, comparabili sul territorio nazionale. Serve a dire che quella prestazione è un diritto del cittadino, non una concessione locale.

Ma una prestazione non esiste da sola. Non si eroga per decreto. Non si materializza per magia.

Dietro ogni prestazione infermieristica c’è un professionista. Con competenze, responsabilità, formazione universitaria, aggiornamento continuo. E qui nasce il cortocircuito.

Perché mentre si lavora per rendere visibile la prestazione, l’infermiere continua a restare socialmente e professionalmente opaco.

Il paradosso della sanità che misura tutto tranne chi lavora

Si parla di standard, indicatori, outcome. Si codifica il gesto. Si certifica l’atto.

Ma il riconoscimento del professionista resta sospeso.

Curricularmente, l’infermiere fatica ancora a vedersi riconosciuto come professionista intellettuale. Socialmente, continua a essere raccontato più per vocazione che per competenza. Economicamene, è la variabile più facile da comprimere.

E allora il dubbio viene spontaneo: stiamo valorizzando l’assistenza infermieristica o stiamo solo rendendo più elegante ciò che già viene dato per scontato?

LEA senza leva

Inserire una prestazione nei LEA significa dire che lo Stato se ne fa carico. Ma se quella prestazione non è accompagnata da: un riconoscimento economico adeguato, una chiara valorizzazione professionale, una reale attrattività del ruolo.

Rischia di diventare un’arma spuntata.

Il cittadino ha diritto alla prestazione. Ma l’infermiere continua a non avere diritto a una valorizzazione proporzionata.

È come certificare il valore del lavoro senza mai interrogarsi sul valore di chi lo svolge.

Una riforma a metà

Sia chiaro: è positivo che se ne parli.  È giusto che il tema entri nei luoghi istituzionali.
 È un passo avanti rispetto al silenzio.

Ma una riforma che parte dalle prestazioni e non arriva ai professionisti rischia di fermarsi a metà strada. Perché l’equità delle cure non si garantisce solo con i codici, ma con persone motivate, riconosciute, messe nelle condizioni di lavorare bene.

La riflessione che resta

Alla fine, la sensazione è questa: si vuole rendere visibile ciò che l’infermiere fa, ma non ancora chi è.

E allora, mentre si discute giustamente di LEA infermieristici, la domanda resta lì, sospesa, difficile da ignorare: se le prestazioni infermieristiche meritano di entrare nei LEA, quando l’infermiere meriterà di entrare davvero nel riconoscimento pubblico, sociale e soprattutto economico che quelle prestazioni presuppongono?

Perché senza quel passaggio, il rischio è sempre lo stesso: un’assistenza sempre più normata e professionisti sempre meno valorizzati.

Guido Gabriele Antonio

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