Sarebbero addirittura 8.600 le vittime delle somministrazioni “tarocche”, per lo più persone anziane.
Iniettava una soluzione salina al posto del vaccino. Scoperta anche grazie ai dubbi esternati sui social in merito all’efficacia dei sieri anti-Covid, un’infermiera tedesca della Croce Rossa è finita sotto accusa. Espletava la sua attività nel distretto rurale vicino alla costa del Mare del Nord, nella regione della Frisia, e le vittime del suo operato sarebbero addirittura 8.600. Un numero enorme di persone alle quali avrebbe iniettato un prodotto innocuo per la salute, ma comunque inutile ai fini della protezione dal coronavirus. Tale numero scaturisce da una stima degli inquirenti, che hanno cartolarizzato e censito scrupolosamente, incrociandoli, i dati dell’utenza potenziale, soprattutto anziani, con gli orari di lavoro dell’indagata.
Nei confronti delle vittime le autorità locali hanno immediatamente avviato una campagna di alert, individuandole e contattandole una ad una per mezzo di uno speciale ufficio istituito al momento. La necessità è infatti quella di farle presto vaccinare, anche perché molte di loro hanno nel frattempo avuto interazioni sociali ampie, nella convinzione di essere immunizzate. Senza contare che, proprio a causa della loro età media abbastanza elevata, la maggior parte di loro è ad alto rischio di contrarre la velocissima e contagiosa variante Delta.
Una serie di casi simili si era a suo tempo verificata anche in Italia. Per l’esattezza a Falconara Marittima (Ancona), dove un medico di base era stato perquisito dalla polizia e indagato per falso ideologico e lesioni volontarie, con l’aggravante che a commetter i reati era stato un pubblico ufficiale. In quel caso, però, il numero di somministrazioni “tarocche” era risultato decisamente inferiore a quello riguardante l’infermiera tedesca.
Redazione Nurse Time
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