Dall’inizio della pandemia si sono registate il 30% in più di richieste di aiuto da parte di infermieri e sanitari sfruttati con turni massacranti e ferie negate. A denunciarlo è il network legale Consulcesi.
“I nostri operatori sanitari continuano a essere ‘spremuti’ e, per di più, non sempre lo fanno in condizioni di sicurezza”, afferma in una nota Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, riporta adnkronos.com. “Con il rischio anche di sacrificare la propria salute fisica e mentale. Tutto questo – aggiunge – senza un adeguato riconoscimento”.
Consulcesi aggiunge, tuttavia, che il problema non nasce con la pandemia, anzi, si tratterebbe di un problema decennale su cui il nostro Paese è stato addirittura bacchettato dall’Unione europea ormai più di dieci anni fa. La direttiva 2003/88/CE, che promuove il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori, stabilisce un orario settimanale massimo di 48 ore – compreso lo straordinario – e un periodo di riposo giornaliero di 11 ore consecutive. Pur recependo tale direttiva, dal 2008 al 2015 l’Italia ne ha vanificato gli effetti.
Consulcesi ha messo a disposizione un servizio di consulenza gratuita per avere informazioni sulla possibilità di intraprendere un’azione legale, contattando l’800.122.777 oppure direttamente attraverso il sito www.consulcesi.it.
- Dolore cronico, a Verona il primo impianto in Europa di un nuovo neurostimolatore midollare
- DataCorner Fnopi, cresce il numero di infermieri scritti: boom di 35enni. Sale l’età media e avanza la “gobba pensionistica”
- Decaro presenta la nuova giunta regionale: quattro conferme e sette nomi per il governo 2025–2030
- La sanità regge perché gli infermieri non mollano. Ma fino a quando?
- Crans-Montana, arriva antibiotico di ultima generazione per ragazzi ricoverati in Lombardia
Lascia un commento