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Toscana, al via i corsi di autodifesa per infermieri organizzati da Nursing Up

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Di seguito un comunicato stampa del sindacato Nursing Up.

“Le corsie non possono diventare una trincea. E invece drammaticamente lo sono. Dove non arriva la politica, proviamo a dare una mano noi del Nursing Up”. Parola di Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up, che lancia un messaggio forte e inequivocabile: basta, attendere decisioni che non arrivano. Nascono così, a partire dalla Toscana, i primi corsi di autodifesa per infermieri, voluti e implementati dal sindacato.

Una risposta concreta all’escalation di violenza negli ospedali, ormai fuori controllo. I corsi partono nelle strutture sanitarie dell’area fiorentina: dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi al Meyer, passando per l’Asl Toscana Centro, che si occupa della città di Firenze e dei territori circostanti.

Una realtà, quella toscana, che si conferma tra le più esposte d’Italia. Al Meyer di Firenze, ad esempio, non è presente alcun presidio fisso delle forze dell’ordine. All’Azienda Ospedaliera Pisana gli agenti ci sono, ma solo al mattino. E tristemente, in caso di aggressione, non intervengono, ma si limitano ad allertare i commissariati di zona. E troppo spesso si interviene a fatti già consumati, quando ci sono i traumi, le ecchimosi al volto, quando, accanto ai calci e ai pugni, i professionisti hanno subito anche capelli strappati e minacce di morte. 

Durante la notte, momento in cui si consuma oltre il 50% delle aggressioni, tanti, troppi ospedali restano completamente scoperti. Le guardie giurate, presenti in molte strutture, non hanno potere di intervento. E dove il presidio di polizia è previsto, spesso è costretto, come detto, a fare riferimento ai commissariati di zona, rallentando di fatto ogni possibile azione tempestiva.

Il dato più allarmante? Oltre il 70% delle vittime di aggressioni è rappresentato da donne, principalmente infermiere. Una categoria bersagliata, isolata, e lasciata sola.

La causa di tutto questo ha un nome ben preciso: l’incapacità della sanità territoriale di decongestionare i pronto soccorso. La disorganizzazione cronica ha portato a tempi d’attesa biblici, esasperando una collettività già provata e stanca. Il pronto soccorso è diventato lo sfogo di una rabbia sociale crescente. La mancanza di personale, l’impossibilità di offrire risposte rapide, la frustrazione che si accumula tra i pazienti e i familiari: ecco il contesto in cui gli operatori sanitari lavorano. E troppo spesso subiscono.

Nursing Up non si limita a denunciare. Agisce. I corsi di autodifesa, che ora prendono il via dalla Toscana, servono a formare i professionisti sanitari nella gestione dell’emergenza relazionale e nella protezione personale. Perché non basta sapere come medicare una ferita o somministrare una terapia: oggi serve anche sapere come difendersi. Come evitare lo scontro fisico, come parlare, come riconoscere un rischio, come placare una situazione prima che degeneri.

I corsi, spiega De Palma, non insegnano ad aggredire. Al contrario, insegnano a non farsi male. A non subire. Gli infermieri saranno affiancati da istruttori professionisti e presto da psicologi esperti, per apprendere non solo tecniche fisiche di difesa, ma anche strategie comunicative, gestione dello stress, capacità di relazione nei momenti critici.

“Non è normale dover difendere la propria incolumità mentre si soccorre una persona – continua De Palma -, ma è questa la realtà con cui dobbiamo fare drammaticamente i conti. Se la politica non sa o non vuole vedere, noi ci siamo. I nostri corsi saranno un modello. E dove c’è bisogno, li porteremo. Se la politica non è in grado di garantire sicurezza a chi lavora per salvare vite, ci pensano sindacati come il nostro. Noi continueremo a denunciare. Ma intanto dobbiamo proteggere i nostri infermieri e i nostri professionisti sanitari esposti. Non più soli, non più indifesi”.

Redazione Nurse Times

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