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Torino, il Cottolengo è pronto a prendersi cura del piccolo Giovannino

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Torino, il Cottolengo è pronto a prendersi cura del piccolo Giovannino
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Dopo l’abbandono in ospedale, il bimbo affetto dalla rarissima ittiosi Arlecchino potrebbe trovare presto una casa.

La solidarietà non considera quanto lungo e difficile sarà il cammino. Lo dimostra il caso di Giovannino, il bimbo affetto da una rara malattia congenita di cui fino a qualche settimana fa non si sapeva nulla, la ittiosi Arlecchino. La prospettiva di una strada in salita – o chissà quali altre considerazioni rispettabilissime – hanno convinto i genitori ad abbandonarlo in ospedale, al Sant’Anna di Torino. Ma in tutta Italia le proposte di affido e adozione continuano a moltiplicarsi.

Dal Comune è arrivato l’invito a fare calare il silenzio sul caso, a far uscire la vicenda dai radar mediatici. Quello che importa è sapere che la sottoscrizione ha raggiunto i 12mila euro, che ci sono tante famiglie pronte all’accoglienza. Questo bimbo, che pesa poco meno di 5 chili, ricoverato nel reparto di Terapia intensiva, ha trovato tantissime mamme e papa, medici e infermieri che lo cullano e lo portano a passeggio. È uscito dalla fase critica. Quando sente la musica sorride e scalcia.

Un caso su un milione. E tante braccia aperte ad aspettarlo. Ma sono centinaia in Italia i bimbi con disabilità che non trovano una casa. Secondo i dati della rivista Redattore Sociale, si tratta di 424 creature con bisogni speciali, dichiarati adottabili ma ancora in attesa. In teoria, grazie all’articolo 44 della legge 184 del 1983, l’iter per l’adozione di un minore disabile è più veloce e semplice, e possono essere adottati anche da coppie non sposate o single. Come nel caso della piccola Alba, che ha la sindrome di Down ed è stata rifiutata da più famiglie, per poi essere adottata da un papà single.

Giovannino è speciale anche in questo. La Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Cottolengo, è infatti pronta a prendersi cura di lui “fino a quando sarà necessario”. La Regione Piemonte si dice al fianco del padre generale, don Carmine Arice (foto). 

Redazione Nurse Times

Fonte: Quotidiano Nazionale

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