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Sindrome di Ekbom: conosciamola meglio

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Sindrome Ekbom 2
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Alla scoperta di quella che è conosciuta anche come sindrome delle gambe senza riposo.

La sindrome di Ekbon è un complesso di sintomi riferiti come crampiformi o parestesie diffuse, che si manifestano prevalentemente, ma non esclusivamente, durante le ore serali. Si manifesta generalmente dopo la quinta decade di vita con maggiore rappresentanza nel sesso femminile

Non necessariamente si associa a deficit cognitivo-comportamentali ed è identificata dal DSM/IV tra le parasonnie, poiché talvolta, a tale condizione, è ricondotta la cosiddetta sindrome delle gambe senza riposo. Infatti, secondo la più recente classificazione dei disturbi del sonno, le parasonnie rappresentano un gruppo ampio ed eterogeneo di disturbi del sonno che, oltre a riportare la sindrome delle gambe senza riposo, comporta anche incubi, pavor nocturnus, sonnambulismo, digrignamento dei denti  ed enuresi notturna.

L’esordio delle parestesie (talvolta assenti, e in tal caso è riferito prurito o sensazione di “solletichino”) si ha nel momento in cui il soggetto ritiene di essere stato in contatto con qualcosa di potenzialmente infetto o sporco ( animali, contatto accidentale con sangue o fluidi biologici, alimenti non lavati…). Si instaura un meccanismo di delirio monotematico lucido che sistematicamente è improntato sulla convinzione (assurda) di essere infestati (infettati) da animaletti.

Al sanitario, medico specialista in dermatologia principalmente, viene denunciato addirittura un processo di riconoscimento degli esseri dai quali si ritiene esser infestato attraverso il tatto (percezione aptica) inesistenti! Tant’è vero che il paziente, nella convinzione di essere “colonizzato” da pulci e animaletti, non solo riferisce allucinazioni aptiche propriamente dette, ma anche allucinazioni visive.

La vita sociale e quanto vi gravita attorno sono minati in maniera significativa, in quanto il paziente affetto da Sindrome di Ekbon, pur di trovare serenità e liberarsi dai parassiti dai quali si sente infestato, può giungere a disfarsi dei suoi vestiti, alienarsi dai circuiti sociali (si sente una persona diversa, portatrice di malattia e incombe l’idea dell’imbarazzo nel farsi vedere con “quegli animaletti sulla pelle”), cambiare dimora (poiché crede che sia tutto attribuibile alla propria abitazione), procurarsi lesioni (con unghie, oggetti pungenti o taglienti!). Il tutto per dimostrare l’effettiva presenza del parassita sulla pelle, cospargersi continuamente di disinfettante o aumentare a dismisura gli appuntamenti con la quotidiana e consueta igiene personale.

Si ipotizza che alla base di questa sindrome ci sia un connubio di fattori sociali ed endocrinologici. L’insorgenza dopo la quarta decade di vita e in maggioranza nel sesso femminile potrebbe deporre che la sindrome di Ekbon si scateni a seguito della menopausa.

Dall’analisi della letteratura si evince che quadri come insufficienza renale cronica o insufficienza di vitamina B o pellagra possono essere cofattori nell’insorgenza della malattia. Non sono esclusi pazienti con deterioramento mentale o in terapia con anticolinergici, che danno un reperto sintomatologico riconducibile alla sindrome di Ekbon.

Le intossicazioni da sostanze stupefacenti (cocaina, anfetamine) possono indurre fenomeni allucinatori sul versante tattile simili alla sindrome di Ekbom. Le strategie terapeutiche sono psicoterapia e inibitori delle mono-ammino-ossidasi, quindi spazio agli antidepressivi triciclici e non, le benzodiazepine e i neurolettici, che sembrano mostrare un miglioramento della sintomatologia

Scorci paranoici e parafrenici si manifesterebbero verosimilmente in pazienti con problemi visivi o uditivi. L’analisi circa l’insogenza su base meramente psichiatrica della malattia sono attacchi di panico, disturbo ossessivo compulsivo, disturbi affettivi e psicotici, psicosi tossiche, disturbi schizofrenici, affettivi, nevrotici o paranoidei. Infine non sono esclusi pazienti che hanno spesso una personalità fragile, emotivamente instabile, talvolta con tratti aggressivi.

Michele Calabrese

Fonti:
www.ncbi.nlm.nih.gov
www.jpsychopatho.it
www.sonnomed.it

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