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Sedazione profonda: una luce su un’alternativa all’eutanasia

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Sedazione profonda: una luce su un’alternativa all’eutanasia 1
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Mi chiamo Loredana, infermiera presso il reparto di oncologia medica a Reggio Calabria, e vorrei condividere una prospettiva illuminante sulla sedazione profonda come valida alternativa all’eutanasia.

Baso la mia discussione sulle “Linee Guida sulla Sedazione Palliativa nell’Adulto 2023,” frutto di un collaborativo sforzo tra varie società mediche, tra cui SIAARTI, SICP, AIOM, SIMEU, SIMG, FADOI e ANIART.

In questo contesto, la sedazione profonda emerge come risposta alla sofferenza terminale oncologica, quando sintomi refrattari richiedono un trattamento più intenso. La procedura, nota come SP, può essere applicata in modo intermittente o continuativo, fornendo sollievo senza intraprendere la via dell’eutanasia.

Le linee guida delineano chiaramente la SP come “una procedura terapeutica mirata a controllare sofferenze causate da sintomi refrattari,” distinguendola chiaramente dall’eutanasia. L’obiettivo è alleviare la sofferenza, non porre fine alla vita. La SP continuativa può garantire la sospensione della coscienza fino al decesso della persona terminale.

Il medico personalizza il trattamento utilizzando sedativi e analgesici come midazolam, diazepam e lorazepam, senza limiti di dosaggio massimale. Questa flessibilità è cruciale per adattare il trattamento alle esigenze del paziente.

Ho voluto evidenziare il ruolo centrale di farmaci come il midazolam, sottolineando la complessità e il valore di questo approccio. Un aspetto toccante è la testimonianza di Marina Ripa di Meana, malata terminale per 16 anni, che, attraverso un video del 2018 (Vedi il video), ha condiviso come la SP rappresenti un’alternativa valida all’eutanasia, spiegando dettagliatamente il percorso di questo trattamento.

La sedazione profonda si pone come un’opzione promettente nella gestione della sofferenza terminale, mirando al sollievo senza compromettere la vita. La sua diffusione tra i professionisti sanitari è cruciale per ampliare questa opzione di trattamento e migliorare la qualità dell’assistenza nelle fasi finali della vita.

Delfino Loredana

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