Lo “scudo penale” introdotto dal Governo draghi con il Decreto Legge 44 del primo aprile non convince i professionisti sanitari.
Il Presidente FNOMCeO Filippo Anelli, ha parlato di “soluzione minimale” e anche lui ha sottolineato che la soluzione va trovata al di là dell’emergenza: “È ingiusto non considerare le gravissime carenze che ci sono state, anche di carattere organizzativo, che hanno costretto i medici a fare salti mortali per consentire una adeguata assistenza. Abbiamo visto i chirurghi fare gli infettivologi, i medici di famiglia senza strumenti per fare le visite domiciliari”.
“L’obiettivo del Decreto è quello di rassicurare il personale abilitato alla vaccinazione. Ma la norma, seppur condivisibile, a livello tecnico-giuridico non produce effetti. L’atto di vaccinare non è terapeutico-complesso. Se l’operatore rispetta le circolari del Ministero della Salute non risponderebbe anche senza la norma. Forse l’unico effetto è che potrà servire a scrivere meno notizie di reato” ha detto Daniele Piva, Professore Aggregato di Diritto Penale del lavoro dell’Università di Roma Tre, riporta G. Cedrone su sanitainformazione.it.
In particolare, il decreto-legge esclude la responsabilità penale del personale medico e sanitario incaricato della somministrazione del vaccino anti SARS- CoV.2, per i delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose commessi nel periodo emergenziale, allorché le vaccinazioni siano effettuate in conformità alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio e alle relative circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della salute.
Secondo Piva l’altro problema è che la norma è temporanea, vale solo nell’esecuzione del piano vaccinale. “Toglierei il limite del riferimento a una situazione emergenziale” ha detto.
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